Ecco la traduzione in italiano della risposta di Bono all’articolo di RollingStone (vedi news di ieri)
Bono degli U2 leggendo la recensione della nuova edizione di Boy fatta da David Fricke, ha sentito di dovervi rispondere. Sfortunatamente egli ha abbondantemente superato il nostro limite di parole nella sezione dedicata ai commenti, cosi’ abbiamo deciso di pubblicarne il testo per intero qui. Non cercheremo di stemperarlo, tranne il sottolineare come egli affermi che la band si trovi attualmente impegnata nel tentativo di completamento del suo album piu completo e radicale di sempreexcept to say that he does mention that the band is presently attempting to finish their most “complete a nd radical album yet.” Senza ulteriori aggiunte:
Entrando la blogosfera, una recensione di BOY da parte del cantante all’epoca della registrazione … Noi membri ella cosiddetta combinazione post punk siamo stati molto onorati dalla recensione a 4,5 stelle di DAVID FRICKES del nostro album di debutto, nel quale abbiamo sempre creduto. Ricordo ora una recensione molto generosa di JON PARELES della VILLAGE VOICE nel 1980, una riga tra le tante “questi sono dei Peter Pan, spero che abbiano successo prima di diventare grandi”. Tuttavia, mentre io ed i miei compagni musicisti stiamo cercando di ultimare il nostro album piu’ completo e radicale di sempre, ecco i miei perchè e ciò che penso sia giusto o sbagliato su BOY avendolo ascoltato per la prima volta da più di ventanni se si parte dall’accento pseudobritannico e dal poco sottolineato fatto che il cantante sembra una ragazza, le cose non appaiono poi così promettenti…il gene della noia e’ presente come autocoscienza ed auto immolazione … vorresti dare un ceffone al cantante per una serie di ragioni ma cominciamo dalla supponenza….il cantante ha indubbiamente ascoltato SIOUXIE AND THE BANSHEES, JOY DIVISION e pochi altri la cui combinata malizia edessenza artistica erano semplicemente troppo per il lentigginoso adolescente della periferia nord di Dublino…. Non completamente protestante ne’ cattolico, l’Irlanda aveva lasciato questo ragazzo con una faccia da fagiolo bollito alla ricerca di una identita’ che superasse i confini locali…ricerca che continua tuttora ai nostri giorni.
Per quanto riguarda i non testi quel bambino prodigio di STEVE LILLYWHITE lo pregò di non scriverli… bhé….la scusa era di farli alla maniera di un altro idolo POP, IGGY, essi vennero per la maggior parte composti in presa diretta al microfono..cio’ fu’ positivo nel senso di una ricerca della autenticita’ ma un’idea tanto sbagliata da distogliere l’attenzione sull’album nella sua interezza, tuttavia i lati positivi superano di gran lunga le debolezze …forse proprio perche’ era un album che parlava della vulnerabilita’.. BOY si estranea dal solito discorso rock di voler annullare la propria innocenza attraverso la conoscenza, il sesso, le droghe ecc a favore di un rifiuto al crescere…si pensi al film di VOLKER SCHLONDORF Il Tamburo di Latta realizzato sul romanzo di GUNTER GRASS e pubblicato lo stesso anno di BOY…
Se il 99% del rock and roll parla di sesso questo 1% parla di verginita’ e del non volerla perdere…la mascolinita’ e’ qui piu’ elusiva ed ora riesco a comprendere come mai l’album trovo’ un simile riscontro presso la comunita’ gay con pezzi come TWILIGHT e STORIES FOR BOYS.
Poi c’e’ l’irritante audacia dello scrivere una canzone sulla sfrontatezza dell’amore a diciotto anni ….che da sola si merita sia delle stelle d’oro che dei budini alla crema.. I WILL FOLLOW e’ srmpre una ricerca ed un segno di innovazione (le percussioni in caduta sono come una bicicletta che si capovolge, con le ruote all’aria suonate come un’arpa ma con una forchetta)
Il basso di ADAM CLAYTON e’ per me una rivelazione a questo ascolto, ed al livello di JOHN ENTWISLE e di PETER HOOK quanto a capacita’ d’invenzione… anche LARRY MULLEN salta sui suoi giri per creare una serie di parti di tom tom ed uno spettro che ti intrappola …. confondendo e chiarendo la trama ogni volta…. Concordo con DAVID FRICKE che non hanno ancora una sezione ritmica nel senso tradizionale del termine ma forse qualcosa di più interessante il “peso” degli U2….la produzione di STEVE LILLYWHITE merita molto credito per la sua abilità, grande musica in mani piccole…
Ma la stella dello spettacolo è THE EDGE, un po’ del credito chitarristico deve essere condiviso coi gruppi che hanno contribuito alla nostra formazione, gente come i PINK FLOYD, PIL e i TELEVISION, chitarristi come STUART ADAMSON, VINNIE REILLY ecc , ma qui c’è qualcosa di genuino che è veramente speciale…la genuina genialità di EDGE di sviluppo sulla carta fotografica bianca e sbiancata, evitando tutte le ovvie scale di blu che accecano qualunque altro chitarrista che abbia mai ascoltato i LED ZEPPELIN.
THE EDGE trova alcuni nuovi colori nello spettro del rock. Colori che ora possiede…..possedere un colore, wow….immaginate possedere il giallo come VAN GOGH….EDGE li possiede, bhe non sono sicuro che colori siano….l’indaco o il violetto o il cremisi?…ma si sente una temperatura emotiva del colore che gli è unica…è dalla sua tavolozza che noi dipingiamo. Egli segue la massima del jazzista “segui il tuo suono e diventerai contagioso” ed il risultato è che puoi sentirlo in molti spazi dove lui non c’è, vero?
Questi è certamente il chitarrista di maggiore influenza dal tempo dei grandi compositori JIMMY PAGE, PETE TOWNSEND,NEIL YOUNG ma si ricordi che non ha la storia del blues a suo sigillo, queste sono acque non scandagliate…saccheggiammo e fummo ispirati pure dal revival psichedelico Inglese .. THE TEARDROP EXPLODES e ECHO AND THE BUNNYMEN…erano senza dubbio meglio di noi con i CROCODILES di ECHO un miglior debutto su pressoché ogni aspetto… quello ed il loro successivo album HEAVEN UP HERE da avere lo stesso effetto sulla loro crescita di THE BENDS ed OK COMPUTER per i RADIOHEAD. Era tutto lì… scrittura, esecuzione e la freddezza tipica dello stare di fronte ad uno specchio, ma la ricerca di una simile freddezza raramente coincide con la ricerca dell’arte. Ciò risultò ovvio a molti dei nostri contemporanei MA forse non a sufficienza…e non parlo dei Teardrops o dei Bunnyrabbits o di Wah Heat ! Ma per molti dei nostri pari, la cosa più importante era lo stile di vita e la moda, cose in cui non eravamo chiaramente bravi. Ed è molto molto importante ..Un compagno pressoché essenziale della grandezza….A partire da ELVIS ai BEATLES agli WHO agli STONES ai CLASH a PRINCE, lo STILE è stato parte della evoluzione e rivoluzione rock….la nostra unica aggiunta è il fallimento comico nell’ adattarsi agli abiti grigi o vivaci della ribellione ed al crimine di pensiero, non c’era alcuna volontà di apparire nella scelta totalmente radicale di suono ed immagine…..e poi c’è l’altra faccenda, lo stile di vita…..naturalmente la vita dell’artista è molto più interessante del solo essere un artista.
Vivere in soffitta con un coltello in mano ed un orecchio sanguinante è più romantico della fragilità che ti lascia una ferita aperta. …L’essere Bohemien è più attraente della periferia ma può darsi tu non ci viva, forse vivi su una strada che è come qualsiasi altra strada dove l’opera che si svolge dietro le quinte aperte è più che sufficiente…. Per gli U2 lo fu brevemente.
Si può avere tutto : le canzoni, la produzione, la faccia, l’attitudine ma non avere quel “quid”…Gli U2 in effetti non avevano nulla, nulla tranne quel “quid” … Per noi la musica era un sacramento …una cosa persino più esigente ed a volte persino più umiliante rispetto alla musica intesa come ARTE , volevamo fare musica da trasportarti dentro e fuori dal corpo, fuori dalla tua zona di controllo, via da te stesso, via dalla tua camera, una musica che ti trova mentre cerchi Dio sotto al letto per proteggere la tua innocenza
…Sono fiero di questa piccola Polaroid di una vita che non riesco a ricordare totalmente. Così come la capacità di fare errori imbarazzanti, le prerogative di un gran debutto possono essere buone idee, una vernice fresca e talvolta come tessuto, una faccia giovane.
Mi manca la mia adolescenza
Bono
Grazie a Bonomax66 per la traduzione