Pubblichiamo di seguito la traduzione dell’intervista che l’artista Daniel Lanois, tra i produttori del nuovo album, ha rilasciato al critico musicale Alan Cross, amico della band e tra i primi ad ascoltare il nuovo singolo "Get On Your Boots". L’intervista risale al giorno dell’uscita ufficiale del brano; potrete trovare la versione in inglese sul sito di Alan Cross. L’intervista è divisa in più parti che sono state aggiunte sul blog di Cross ad alcuni giorni di distanza. La quarta ed ultima parte sarà disponibile lunedì. Aggiorneremo perciò la news lunedì con l’ultima traduzione.
Alan Cross: Stamattina mi sono alzato presto per scaricare il nuovo singolo degli U2
Daniel Lanois: Oh! E come ti è sembrato?
AC: Niente male! Ci sono dei suoni interessanti; e mi sembra che dietro ci sia un’ottima produzione.
DL: Ok. [e ride]
AC: Davvero, ci sono dei suoni interessanti in quella canzone. Mi sento come quando ascoltai per la prima volta Achtung Baby, sentii The Fly e pensai "Ma è questa la band che ci ha regalato Pride e With Or Without You?". Mi accorgo di come sia piena di suoni realmente sofisticati.
DL: Oh si, c’è un groove bello forte e poi alcuni suoni che ha creato Edge. Soprattutto la parti principali di chitarre. E in più c’è un bel lavoro di produzione, con dei suoni strani, tipo effetto laser, alla velocità della luce [e imita, ridendo, un rumore che fa pressappoco "diu diu"]. E’ uno di quei suoni che sono venuti fuori durante il processo di manipolazione in studio. Ed è un mio regalo!
AC: E poi c’è uno dei migliori grooves di Adam da molto tempo a questa parte, no?
DL: Si, sono d’accordo. E’ fantastico. Mi piace il fatto che ci sia una bella mescolanza di tecnologia e di batteria suonata "a mano".
AC: A proposito di batteria: si tratta di batteria elettronica o ci sono dei campionamenti in loop? Non sembra acustica …
DL: Ah, si tratta di un drum-kit acustico!
AC: Cioè?
DL: In pratica ci sono due tracce separate, di cui una è elettronica e l’altra suonata da Larry; poi le abbiamo unite in alcuni punti. E’ proprio questa mescolanza che mi piace, tra strumento reale suonato da Larry e strumento elettronico. Penso sia speciale.
AC: Fare un album degli U2 non credo sia cosa semplice. Sono un’industria nell’industria. Puoi addirittura misurare una parte del PIL dell’intera Irlanda da ciò che loro producono!
DL: [ridendo] Ti prendo in parola … è davvero così!
AC: Quindi, mettere insieme un album per gli U2 è cosa intricata. Siete partiti da Fez … dove siete andati a finire da allora?
DL: Abbiamo iniziato a Fez in Marocco perchè volevamo un posto esotico e particolare dal punto di vista musicale. Una delle mie prime chiaccherate con Bono riguardò le possibili, future canzoni "spirituali", gli inni del nuovo album. E lui mi diceva di pensare al Marocco come crocevia ideale per il modo d’intendere del nuovo album.
AC: Ha funzionato?
DL: Penso di si, ha lasciato impressa una buona traccia. Ma la cosa divertente è che sin prima di andare in Marocco, ogni cosa sembrava già marocchina. Solo pensandoci, solo preparandosi per andare in Marocco, ogni cosa aveva già assunto un qualcosa di esotico.
AC: E poi, dove avete scritto e registrato?
DL: Siamo stati nel sud della Francia per una buona parte del tempo ed è stato bello perchè eravamo lontani dalle solite preoccupazioni. E’ stato bello anche perchè potevamo guardare il Mediterraneo ogni mattina. E io sento che ciò che è il risultato dell’album sia da dividersi in parti uguali tra Francia e Marocco. E non abbiamo mai lavorato in un semplice studio di registrazione, abbiamo sempre scelto posti particolari, cosicchè lavorare in Marocco e in Francia era come la continuazione di quell’angolino, o quella filosofia se vogliamo, che abbiamo sempre utilizzato in fase compositiva.
AC: Beh, penso che non aveste altri posti dove andare visto che Hanover Quay è stato espropriato e al suo posto verrà costruita una torre, se non sbaglio.
DL: Beh si, gli U2 stanno facendo dei lavori, si è parlato di uno spostamento ma non se n’è ancora fatto nulla.
AC: Come ti sei comportato con quest’album? Si sente la tua mano? Ed Eno, è sempre l’eminenza grigia dietro tutto il lavoro?
DL: Io ed Eno abbiamo fatto un grande lavoro all’inizio, con la band che non aveva nessun genere di preclusione … e ci siamo divertiti moltissimo per alcune settimane provando tutta una serie di jam sessions.Questa volta ognuno di noi ha messo del suo; ad esempio Eno è grandissimo nel preparare ritmi che Larry poi suonerà. E quindi ci siamo divertiti con tutte queste cose e anche con un bel pò di tecnologia.
AC: Che mi dici quindi di questo "esotismo"?
DL: Beh, c’è qualche canzone che ha, per così dire, un inizio "esotico". Ad esempio, c’è Moment of Surrender che è una delle mie preferite. E’ un bel pezzo in cui la collaborazione si sente: io ed Eno siamo stati inclusi come co-autori. E’ davvero esotica è le sue fondamenta sono fantastiche.
AC: E’ la canzone da 7 minuti?
DL: Si, è bellissima, appassionata e piena d’anima. Ne sono davvero orgoglioso. E’ stata una delle prime cose che abbiamo creato insieme. Ce n’erano alcune altre come questa, canzoni che sono venute fuori nelle primissime sessioni. Era una situazione altamente creativa e, come sempre in questi casi, ne è venuto fuori qualcosa di buono. Perchè infatti una gran parte della bravura degli U2 – e io ed Eno amiamo molto ciò – è proprio la capacità di improvvisare. Ne sarebbero potute uscire molte altre così. E, in definitiva, tutta la prima parte dell’album si richiama a queste "improvvisazioni": è la parte dell’album è stata costruita nella fase in cui tutti potevano liberamente esprimere le proprie idee e metterle sul tavolo
AC: “Get on your Boots” è la traccia numero 6 dell’album, una posizione abbastanza strana se rapportata al fatto che è uscita come primo singolo. E ciò mi fa chiedere: cosa succede nelle prime 5 canzoni del CD?
DL: Le prime canzoni sono davvero magiche. Infatti, “No line on the Horizon,” la "title song" è una fantastica mescolanza di strumenti suonati a mano; e tutti ci hanno dato dentro. E’ come se fosse una sorta di rock and roll da fantascienza, un pezzo assolutamente incredibile e non vedo l’ora che anche tu possa ascoltarlo. E ce n’è un’altra, Being Born, che ha ancora quella vitalità tipica della band. Anche lei è una dei miei pezzi preferiti, di sicuro, dell’album.
AC: Non vedo l’ora di ascoltarle! E poi volevo chiederti: quest’album è più vicino ad Achtung Baby o ad Atomic Bomb? Oppure è più POP che Atomic Bomb?
DL: Credo che questo nuovo album tocca alti traguardi di innovazione. Penso si possa fare qualche paragone con Achtung Baby e questo perchè quell’album fu vera innovazione: a quel tempo eravamo determinati nello spezzare un tipo di suoni già ben conosciuti. E penso che la stessa cosa sia accaduta con questo album. Non vorrei fare un paragone diretto anche perchè le idee e i suoi sono nuovi di zecca. Ma posso dire che sono simili nel senso che la band ha avuto la voglia e l’intenzione di fare qualcosa di apertamente nuovo e interessante. Quindi è qualcosa di più vicino ad un insieme di cose esotico e innovativo piuttosto che a quello a cui la band ci ha abituato