U2place presenta: “U2 Memorabilia”. La più sorprendente raccolta di tshirt al mondo.

Siamo lieti di presentarvi una nuova sezione di U2place.com, la sezione “U2 Memorabilia“.

Da oggi è possibile, per tutti fan, prendere visione della più grande raccolta di t-shirt al mondo ad opera del nostro Renato Grenzi che, non a caso, possiamo definire il più grande collezionista al mondo in materia.
Renato è un fan di lunga data (come molti di voi ricorderanno il suo racconto di Bologna 1985) e fino ad oggi è riuscito a collezionare tramite i maggiori collezionisti di t-shirt al mondo un totale di circa 500 magliette, giubbotti, zaini e molto altro.

Renato ha gentilmente offerto le foto della sua collezione che comparirà in via permanente anche su U2place.com.

La più sorprendente raccolta di t-shirt U2 al mondo è ora qui, disponibile per tutti i fan nella nuova pagina dedicata U2 Memorabilia.

U2 T-SHIRT MEMORABILIA

La più sorprendente raccolta delle t-shirts U2 al mondo

Zoom on Music: “Kid A” dei Radiohead

Kid A
Radiohead

Anno: 2000 (2 ottobre)
Prodotto da: Nigel Godrich
Registrato: Parigi, Copenhagen, Glouchestershire, Oxford
Musicisti:

Thom Yorke (voce, chitarra, tastiere, piano, basso)
Jonny Greenwood (chitarra, ondes martenot, tastiere, sampler)

Colin Greenwood (basso)

Ed O’Brien (chitarra)

Phil Selway (percussioni)

Tracklist 

O Everything in Its Right Place – 4:11
Kid A – 4:44
The National Anthem – 5:50
How to Disappear Completely – 5:55
Treefingers – 3:42
Optimistic – 5:16
In Limbo – 3:31
Idioteque – 5:09
Morning Bell – 4:29
Motion Picture Soundtrack – 7:01

“…in order to save rock music, Radiohead had to destroy it…” ( Rolling Stone)

Kid A, quarto album della band inglese, registrato e uscito a cavallo del nuovo millennio, e’ il disco che sulla carta, dopo il successo di OK Computer e il relativo tour mondiale del ‘97-98, avrebbe dovuto consacrare i Radiohead sull’olimpo del rock mainstream, facendo ereditare a Yorke e soci lo scettro delle grandi band degli anni ‘80. Frutto di una grossa crisi esistenziale e creativa dovuta all’incredibile e inaspettato successo di Ok Computer, e ben documentata nel filmato Meeting People is Easy, Kid A rappresenta invece la reazione della band, alle regole inaccettabili dello show business, costituendo un vero e proprio “suicidio commerciale” e allo stesso tempo uno degli album imprescindibili del nuovo millennio.

Il titolo Kid A (in realta’ il nomignolo di uno dei sequencer utilizzati dalla band in studio) indica idealmente il primo bambino geneticamente clonato.
La copertina, che raffigura il rendering computerizzato di una montagna ghiacciata, rappresenta la visione di Stanley Donwood (il grafico che, da sempre, cura gli artworks radioheddiani) sulla guerra del Kosovo del 1999.

Originariamente l’album avrebbe dovuto prendere il titolo dal celebre saggio “No Logo” di Naomi Klein: del volume della Klein riprende infatti i temi della denuncia al consumismo e alla globalizzazione.
Coerentemente con questa idea, il disco usci’ senza alcuna promozione tradizionale e senza alcun singolo nè video di traino. La Parlophone/Capitol, etichetta sotto la quale il gruppo pubblicava all’epoca, preoccupata per le vendite, decise quindi di affidarsi al passaparola via internet di notizie, blips (brevi video musicali) e immagini che cominciarono a rimbalzare sui moltissimi siti non ufficiali dedicati ai Radiohead.
Nel 2000, la band suono’ inoltre alcuni brani inediti durante un breve giro di concerti, testandoli davanti al pubblico e rendendosi immediatamente conto dell’enorme potenziale della rete:

“Abbiamo suonato a Barcellona e il giorno dopo l’intera performance era gia’ su Napster. Tre settimane dopo abbiamo fatto un concerto in Israele e il pubblico conosceva gia’ a memoria tutte le nuove canzoni. E’ stato fantastico.” (Colin Greenwood)

Al culmine di questo processo fu distribuita sul web, tre settimane prima dell’uscita ufficiale, una copia digitale del cd. Grazie a questa originale “promozione”, e nonostante il download “illegale”, Kid A balzo’ immediatamente in cima alle classifiche di vendita sia europee che americane

Il processo creativo di Kid A (e dell’album gemello Amnesiac, uscito solo 8 mesi piu’ tardi) nasce dalle influenze musicali di Yorke, che in quel periodo, aveva acquistato l’intero catalogo dell’etichetta Warp e, allo stesso tempo, dall’esigenza della band di ri-orientarsi. Reduci da un lungo ed estenuante tour per la promozione di OK Computer, i Radiohead si ritrovarono privi di ispirazione e terrorizzati dal futuro:

“Il capodanno del ‘98 fu uno dei momenti peggiori della mia vita. Mi sembrava di impazzire. Ogni volta che prendevo in mano una chitarra mi venivano i brividi. Iniziavo a scrivere una canzone, mi fermavo dopo poche battute e poi la nascondevo nel cassetto, la ritiravo fuori, le davo un’occhiata e poi la stracciavo, la facevo a pezzi. Stavo sprofondando nella depressone, era sempre peggio. Non ne potevo piu’ della melodia. Volevo ritmo. Tutte le melodie mi mettevano in difficoltà” (Thom Yorke)

Da questa crisi nascono due dei pezzi piu’ belli e rappresentativi di Kid A, Everything in its Right Place, brano di apertura, il cui verso “yesterday I woke up suckin’ a lemon”, apparentemente senza senso, starebbe proprio ad indicare la sensazione di disagio e disgusto (proprio quella di chi assaggia il sapore aspro di un limone) del cantante di Oxford nei confronti del successo sul finire degli anni ’90, e l’onirica “How to Disappear Completely” nella quale Yorke utilizza un effetto di straniamento, a indicare la separazione tra uomo e icona rock (That there, that’s not me…. I’m not here, this isn’t happening), per raccontare di un vero e proprio attacco di panico avuto durante un concerto tenutosi a Dublino (da qui il riferimento al Liffey). Curiosa la citazione del verso “I’m not here, this isn’t happening”: sarebbe stata infatti pronunciata dall’amico Michael Stipe dei REM in risposta a uno sfogo di Yorke durante una conversazione privata sui problemi derivanti dall’eccessiva notorieta’.

Per i Radiohead post-OK Computer era dunque vitale reinventarsi: durante alcune delle session di registrazione, ai vari membri della band fu addirittura inibita, la possibilita’ di suonare il “proprio” strumento, in un tentativo estremo di sperimentazione, e il ritmo prese il sopravvento sulla melodia.
Esempio lampante di questo processo e’ “Idioteque” , brano senza basso, chitarra e batteria tradizionali, nel quale la band di Oxford abbandona gli abiti rock per gettarsi a capofitto nell’elettronica. Secondo Yorke era importante che ognuno dei 5 di Oxford, attraverso Kid A, imparasse a “compartecipare a un brano pur senza suonarne una singola nota”.

Tratto caratteristico di Kid A, oltre alle influenze di elettronica, krautrock e jazz (che culmineranno in Amnesiac) è l’uso di strumenti non tradizionali: in particolare l’ondes martenot (un pionieristica tastiera elettronica degli anni 20) con la quale Jonny Greenwood inizia a “giocare” una volta privato della sua chitarra, ma anche archi, ottoni e innesti orchestrali. La stessa voce di Yorke, a partire proprio da Kid A, a tratti distorta e modificata, viene utilizzata come un vero e proprio strumento. Perfino i testi subiscono una metamorfosi: si fanno piu’ criptici e nonsense (si dice che addirittura Yorke ritagliasse delle frasi mischiandole e pescandole a caso da un cappello rifacendosi a una tecnica attribuibile alla poesia dadaista del bulgaro Tristan Tzara). Kid A e’ il primo album dei Radiohead privo di un booklet con le lyrics: al suo posto fu inserito, ben nascosto nella custodia del cd, un libretto con stralci dei testi illustrati da artworks a sfondo politico di Stanley Donwood (il piu’ famoso, il ritratto del Tony Blair-Diavolo).

Eppure questi testi, frammentati e nascosti nel packaging, sussurrati, distorti e looppati, disturbati dai suoni stratificati e intrisi di citazioni letterarie, sono forse tra i piu’ significativi e sentiti mai composti da Yorke che tratta temi universali (dal pamphlet politico, all’intimismo) venandoli di una cupa visione apocalittica.

Kid A, del resto, è l’album delle antitesi e dei paradossi: un enorme successo commerciale senza promozione, un continuum di brani che suona chirurgicamente freddo e distaccato per farsi incendiario e struggente nelle versioni live, la definitiva destrutturazione del rock che finisce per diventare un faro per la musica del nuovo millennio.

Curiosità:

- il libretto nascosto con frasi sconnesse opera un lavoro durato un anno, fatto da Stanley e Tchock (un alter ego T. Yorke): sollevate la parte grigia della custodia sulla quale si ripone il CD e lo troverete!

- Kid 17:  provate a riprodurre l’album da un PC utilizzando due differenti lettori multimediali. Avviate la prima riproduzione di una qualsiasi canzone dell’album con un lettore e dopo 17 secondi esatti avviate la seconda: avrete una perfetta sovrapposizione del suono, quasi una nuova canzone. L’effetto è ottenibile per tutto l’album anche ascoltandolo per intero.

Alessandra Fossati (@li)

Offerte Amazon: il cofanetto dei primi tre album rimasterizzati!

Se ancora non avete nella vostra collezione privata questi tre album rimasterizzati questa è l’occasione giusta.
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Quando uscirono i remastered qualche anno fa il prezzo di tutti e tre insieme si aggirava intorno ai 70-80 euro!

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Gli U2 a Bologna, The Unforgettable Night 1985: il racconto di Renato

Da alcuni anni, sul nostro forum, è presente una sezione chiamata “U2 Live Experience” che permette a chiunque di raccontare la propria esperienza live con la band. In particolar modo i racconti di chi ha vissuto i primi anni e i primi concerti degli U2 sono interessantissimi perchè permettono, a chi non c’era o non era ancora nato (e anche chi invece era presente) di rivivere momenti così lontani ma allo stesso tempo così intensi e indimenticabili. Ecco perchè abbiamo deciso di pubblicare questo racconto del nostro caro amico Renatowire, perchè si tratta di uno degli show più famosi e indimenticabili della band, oltre che uno dei primi in Italia degli U2.

Il biglietto di Bologna 1985
Il biglietto di Bologna 1985 © Roberto Grassilli

Ecco il racconto di Renatowire su Bologna 1985! Buona lettura!

Non è facile scavare così a fondo nei ricordi, purtroppo molte cose sono svanite ed altre si sono affievolite, ma grazie ad alcuni oggetti come i biglietti, i tour programme e le registrazioni dei vari concerti come per magia la memoria ritorna e la flebile fiammella si riaccende e inizia ad ardere e diventa un fuoco indimenticabile.

Ho avuto la fortuna di poter assistere al concerto di Bologna 06.02.1985 (il mio primo concerto in assoluto) quindi potete immaginare le emozioni, nel febbraio del 1985 avevo 15 anni andai a Bologna assieme a mio fratello maggiore ed i suoi amici coetanei, ricordo bene che a casa avevamo alcune cassettine con le registrazioni di War, Under a Blood Red Sky e quella originale di The Unforgettable Fire, durante tutto il periodo invernale c’era solo una playlist nello stereo a cassetta U2 e sempre U2… avevamo spodestato i Police ed i Dire Straits.

Il giorno del concerto mi sentivo eccitato per la mia prima volta ma anche molto spaventato, all’esterno del Teatro Tenda ricordo che c’erano molte persone senza biglietto, giravano molte canne e altro, il pubblico non era sicuramente quello dei giorni nostri… i giovani ventenni venivano da anni difficili segnati da scontri sociali ed emarginazione.
Niente può cancellare il ricordo di un pullman nel piazzale del Teatro Tenda con uno striscione U2 FOREVER, quei ragazzi avevano fatto un lungo viaggio credo provenissero da Potenza e Avellino.

Una volta all’interno del Teatro Tenda la paura lasciò spazio alle emozioni non quelle dei Belfagor, non lasciarono un segno particolare in me ma anche nel resto del pubblico, inizia 4th of July luci basse ecco inizia il concerto entrano gli U2: “Buonasera…” e poi Eleven O’ Clock Tick Tock, I Will Follow il ritmo si fa veloce tutto il pubblico salta e balla ma sopratutto canta, dopo solo due canzoni le barriere tra il gruppo e il pubblico sono state abbattute, inizia Seconds cantata in coppia da Bono e The Edge, si abbassano le luci Edge prende posto alle tastiere inizia Mlk il pubblico si calma Bono riappare al centro del palco illuminato da una debole luce bianca nell’assoluto silenzio Bono canta Mlk… e sembra una preghiera, poi di colpo ecco Bono introdurre il prossimo pezzo “Benvenuti Benvenuti nell’indimenticabile fuoco… The Unforgettable Fire”.
Un boato, i cori continuano e poi ancora Bono “Se sapessi parlare Italiano vi direi che vi amo”… this is the song… Wire la chitarra di The Edge frenetica ci travolge, poi di una vera e propria apocalisse Sunday Bloody Sunday.
All’interno del Teatro Tenda fa molto caldo dal soffitto la condensa formatasi ricade a sul pubblico e su gruppo, ancora buio inizia Cry seguita da The Electric co. Bono ci mostra un asciugamano bianco in segno di pace lo appoggia sull’asta del microfono, il concerto a questo punto è un fiume in piena io continuo a saltare e mi sembra di non toccare più terra senza indugi ecco ancora Bono ”La vostra casa adesso è la mia casa”
A Sort of Homecoming, dopo Bono inizia un lungo discorso sulle note di Bad: racconta di un incontro avuto ad Hamburg la settimana precedente con alcune ragazze che si prostituiscono Bono si avvicina ad una di loro e chiede quanto ti senti di valere per questa notte lei risponde 50 marchi tedeschi lui risponde ne vali di più allora lei dice 60 marchi tedeschi lui dice tu vali molto di più di 60 marchi tedeschi allora lei dice 100 marchi tedeschi e Bono dice BAD.
Bad è sicuramente il punto più alto del concerto inizia in punta di piedi e poi ti travolge, Bono si siede su una spia e fissa il pubblico negli occhi, come se colloquiasse con loro, poi all’improvviso fa salire sul palco una bambina accennando qualche passo di valzer congedandola con un inchino ed un perfetto baciamano.
Ecco ancora il buio avvolge il palco e The Edge si risiede alle tastiere: inizia October che sfocia in New Year’day: il finimondo salti, spintoni la voce di Bono si distinguae a fatica il pubblico continua a cantare come alla prima canzone, Edge è strepitoso tra piano e chitarra lascia tutti a bocca aperta, ale ohooo ale ohooo il pubblico mostra il suo gradimento ed ecco Pride: vorrei che questo concerto non finisse mai sto vivendo un’esperienza fantastica, Larry picchia la sua batteria ed ecco partire Gloria sono stremato ma continuo a saltare e Bono presenta il gruppo Adam Clayton, The Edge e Larry Mullen Jr.
Il ritmo si calma sulle note di Party Girl, ma riprende immediatamente con Two hearts beat as one a metà canzone Bono chiude gli occhi quasi in segno di resa si aggrappa all’asta del microfono smettendo di cantare per qualche secondo in tal preciso istante che da sotto il palco si è levato un coro che intonava il riff del pezzo allora Bono ha ripreso a cantare portando a termine anche il penultimo brano di un grande concerto, Bono introduce 40, Adam e The Edge si scambiano gli strumenti sul palco e quasi buio inizia Bono visibilmente stanco canta quest’ultima canzone improvvisando all’interno anche alcuni snippet Do they know it’s Christmas Time, a luci spente e brano finito il pubblico intona il coro How long we sing this song che prosegue anche durante l’uscita dal teatro tenda.

In quella fredda sera del febbraio 1985 sono stato battezzato dal fuoco indimenticabile, sono rientrato a casa dopo una notte trascorsa in stazione con molti altri fan stanchi ma felici di aver assistito al primo tour degli U2 in Italia… come ha dichiarato Bono sia a Milano che a Bologna “La prima ma non l’ultima volta”

renatowire

La Top100 dei dischi più rari e introvabili degli U2!

Dopo anni di attesa ecco pronta la più completa raccolta per gli amanti del collezionismo sugli U2, la famosa Top 100 dei dischi più rari e preziosi (e costosi) degli U2!
Il progetto Top100 è andato avanti fin dai primi anni di U2place, portato avanti da Stefano (Las) con l’aiuto di mostri sacri del collezionismo italiano e straniero.
Finalmente oggi siamo riusciti a quasi 10 anni di distanza a fornire l’unica guida dettagliata e completa riguardo al mondo del collezionismo U2 per i 130 pezzi più rari degli U2.

Come avrete modo di vedere non si tratta solo di dischi in vinile ma anche di CD, Box, Promo, etc.
Questa guida e classifica è stata stilata nuovamente nell’ultimo anno con l’aiuto di Fabio e Alessandro e sarà in continuo aggiornamento per quanto riguarda le foto e le informazioni di dettaglio e ovviamente è soggetta a interpretazioni e variazioni di prezzo (ad esempio tra un anno alcune posizioni potrebbero essere cambiate o esserci nuove new entry).

Uno degli scopi principali di questa guida, che vorremmo estendere a tutti gli altri siti internazionali, è di riportare ordine nel mercato del collezionismo U2, indicando sia ai venditori, ma soprattutto agli acquirenti, per quali pezzi vale la pena fare follie, e per quali no; augurandoci che ritorni ragionevolezza ed onestà, e che si imponga, grazie a queste linee guida, una sorta di codice di autoregolamnetazione, che impedisca a chiunque di aumentare eccessivamente ed immoralmente i prezzi che negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente.

Vi invitiamo, anche per chi non è appassionato di collezionismo così estremo, a guardare questa nuova sezione e a scoprire cose che mai avreste pensato potessero esistere!
Un grazie sparso va a: Stefano Las, Enzo, Mojopin, Fabio, Alessandro, tutto lo staff di U2place e chiunque abbia contribuito con foto e descrizioni!

La top100 dei dischi U2: solo su U2place.com!

www.u2place.net/collezionismo

Ecco il disco più raro attualmente sul mercato (All I Want Is You Green Vinyl)

Zoom On Music: “Discovery” dei Daft Punk

Discovery
Daft Punk

Anno: 2001
Prodotto da: Thomas Bangalter, Guy-Manuel de Homem-Christo
Registrato: Parigi
Formazione: Guy-Manuel de Homem-Christo,Thomas Bangalter

Tracklist 

On More Time
Aerodynamic
Digital love
Harder, better, faster, stronger
Crescendolls
Nightvision
Superheroes
High life
Something about us
Voyager
Veridis Quo
Short Circuit
Face to face
Too long

“We’re human, after all” (Daft Punk)

Al di là dell’aspetto robotico che il duo parigino assume durante alcune delle sue performance, Guy-Manuel e Thomas sono umani al 100%, e forse al di là di ogni aspettativa anche la loro musica lo è di più di tante formule sonore più convenziali e hand-played. Per la musica dei Daft Punk, potremmo creare decine e decine di etichette, dance, techno, synth-pop, house-music, più largamente musica elettronica e via dicendo; tutto sommato le possibili classificazioni sono tutte calzanti ma Discovery, targato 2001, se ne emancipa a pieno titolo poiché è soltanto e semplicemente un grandioso album pop, anzi una entità pop legata a doppio filo con la sua controparte visiva e la sua dimensione dance, insomma 3 in 1.

Discovery si apre forse con il brano più famoso dei Daft Punk: One More Time è una hit da discoteca in cui ritroviamo tutti gli ingredienti tipici dei francesi, grande gusto melodico, reiterazione del motivo portante, ritmiche molto prossime al dancefloor. Cosa ricordano le chitarre hardrock di Aerodymanic e le lugubri campane iniziali? Niente di più ovvio per un duo elettronico, un po’ Van Halen e un pò Bach, il tutto su un sample tanto semplice quanto irresistibile. Il disco continua con Digital Love che sembra uno spot pubblicitario radiofonico della tv francese anni ’80 e non meno una nuova reinterpretazione di Video Killed Radio Star dei famosi quanto passeggeri Buggles. Con Harder Better Faster Stronger si vira verso il versante più dance dei Daft Punk, non siamo distanti anni luce dal precedente Homework, ma il minimalismo lascia il posto ad un accenno di forma canzone e le classiche voci distorte si fanno più insistenti. Dai futuristici fraseggi blues di HBFS ci si sposta nei dintorni di Rio De Janeiro, gli urli gioiosi e le ripartenze di Crescendolls sono un samba composto nel 2035. Nightvision è il pezzo in cui la pista da ballo si svuota per far riposare il popolo in festa, siamo in territori ambient al di là dei Pirenei. Il tempo di un vodka lemon e si torna tra fasci multicolor perché Superheroes e High Life sono un 1-2 terrificante per coloro ai quali all’ascolto di un disco piace unire una serie di movimenti più o meno coordinati degli arti superiori ed inferiori: il primo è un brano killer che in 10 secondi trova stabile dimora nella testa dell’ascoltatore, melodia “percussiva” ed un finale in crescendo ed epico insolito per un brano da dancefloor; il secondo appare come un riuscitissimo brano house in cui fanno esordio voci femminili. Il lato A farà storia, rivolgersi a Confessions on a Dance Floor di Madonna. Arriva finalmente il “pezzo normale”, Something About You recupera un mood più sommesso, un cantato lineare quasi naturale e arrangiamenti a metà tra il soul e quell’ambient lounge di gusto vagamente jazzy. Vojager è senz’altro uno dei motivi per cui Discovery andrebbe ascoltato, i bpm sono risaliti e la linea melodica disegnata dal synth farebbe morire di invidia i migliori autori pop della scena inglese anni ‘90. Veridis Quo stravolge Moroder, alla drum machine si sovrappone un synth alla Rondò Veneziano, l’apoteosi del pop. Short Circuit appare come la colonna sonora di un b-movie anni ’80 con i suoi suoni volontariamente démodé e kitch. Il disco si congeda con Face to Face e la Too Long (che paga un credito a Prince), recuperando pattern melodici ispiratissimi e reiterandoli lungo tutta la durata dei brani: le luci soffuse di un club più o meno esclusivo diventano via via più fioche, io mi limito a togliere le cuffie e a scendere dall’astronave.

Viaggio tanto interstellare quanto terreno, in Discovery tutto è amalgamato alla perfezione da questi signori parigini che confezionano un album dalla rara perfezione estetica e dalla magistrale stratificazione sonora. Discovery non è mai però esercizio di stile, bensì una rielaborazione inedita di decenni di musica pop, rock ed elettronica . I Daft Punk giocano a fare i Tarantino della musica elettronica. Citano, elaborano, reinterpretano anni ed anni di ascolti, tagliano e cuciono e la loro regia è degna della statuetta d’oro, quelle che si danno a febbraio. Discovery più che una vera e propria scoperta si manifesta con una riscoperta del vintage, quello meccanico, suonato, elettrico, elettronico: un grande archivio che viene mixato e buttato in quella turbina di creatività marchiata Daft Punk. Tutto sembra nuovissimo di zecca.

Discovery è un lavoro da ascoltare in cuffia con una birra, ma consono anche ai volumi elevatissimi delle discoteche. Allo stesso tempo è “voce narrante” di un singolare progetto cinematografico. Troppo nostalgici per Terry Gilliam e troppo leggeri per Kubrick, Discovery diventa colonna sonora del film giapponese di animazione Interstella 5555 (realizzato da Leiji Matsumoto autore del celebre Capitan Harlock) decretandone in parte il successo tra i cultori del genere.

Disco dal gusto fortemente retrò, pervaso costantemente da una vena nostagica e nel quale troviamo le più svariate influenze, si inserisce allo stesso tempo prepotentemente nell’immaginario collettivo della scena elettronica europea e di oltreoceano post 2000. Correva l’anno 2005 quando James Murphy con i suoi LCD Soundsystem omaggiano con il famoso brano “Daft punk is playing at my house” il duo francese. L’ultimissimo guru dell’elettronica Flying Lotus ne subisce l’influenza nel suo caleidoscopio musicale Cosmogramma. Bristol scene, Madchester scene, Miami scene, elettronica francese tutte hanno contribuito alla realizzazione di Discovery ma ognuna di esse si è arrichita con Discovery. Le reciproche influenze con i connazionali Air e M83 furono notevoli, con i primi i Daft Punk condividono le atmosfere rarefatte di alcuni episodi, con i secondi l’insistenza dei leitmotiv nelle composizioni.

I Daft Punk sono un marchio di fabbrica riconoscibile dopo un paio di millisecondi, è un loro pregio, alla lunga forse sarebbe diventato un difetto, nel 2001 però il loro marchio di fabbrica nonché l’imponente cultura musicale confluiva in Discovery, un gioellino pop adatto ai bambini di 6 anni quanto agli adulti di 60, pop nell’accezione nobile del termine. Buon ascolto, buona visione e buon viaggio interstellare! Oppure palla di cristallo…One More Time!

zooman

La nuova rubrica: “U2 Place Into The Sound” !!! (Gibson Explorer)

Apriamo questo 2012 con la prima delle tante e importanti novità che U2place ha deciso di proporvi durante questo anno di “attesa” per il prossimo album e tour degli U2: una nuova rubrica!

“U2 Place Into The Sound”

Abbiamo scelto questo nome perchè gli U2 suonano al cuore (into the heart) e le loro sonorità sono la nostra anima e quale luogo (place) migliore se non una nuova rubrica su U2place tutta dedicata al “suono” degli U2?

Vi siete mai chiesti come nasce un pezzo degli U2? Perché Edge utilizza quel suono preciso? Non avete la curiosità di conoscere come nasce una base e perché in quel punto preciso c’è quel suono? Oppure cosa passava per la testa ai vari componenti della band durante la nascita di un pezzo?
Con questa nuova rubrica che inauguriamo oggi, cerchiamo di rispondere a domande tipo queste ed a moltissime altre che abbiamo già in cantiere, perché è un modo più profondo per affrontare e conoscere gli U2, ma che racchiude anche il fascino della band stessa.
Per aiutarci a comprendere tecnicamente ma con lo stile innamorato e generoso del fan, abbiamo chiesto al nostro placer Beppe di contribuire nel trattareargomenti così ostici, a tratti lontani, ma che alla radice racchiudono l’essenza degli U2.
U2place è sempre stato all’avanguardia nell’affrontare la band sotto tutti i punti di vista, pensiamo di poter inaugurare oggi una sezione che potrà risultare molto interessante per tutti…

e chiunque può scriverci a intothesound@u2place.org, chiedendoci un argomento da spiegare che noi sceglieremo di volta in volta.

Inauguriamo la sezione con questo primo articolo di Beppe intitolato:

Uno spigolo che Explora!

Estate 1978, Dublino…”senti Dave, che ne dici se in Agosto non andiamo un po’ di giorni a New York in vacanza”

“magari papà, magari”

Mmmm, non ho ancora una chitarra mia..devo trovarmene una..boh speriamo almeno a new york di trovare qualcosa di buono…qui a Dublino non c’è niente se non quei Vox dei fottuti inglesi.

Sono due  anni ormai che suono con i ragazzi ma non ho ancora una chitarra mia..vediamo se papà mi fa un regalo.

Agosto 1978, Dave e famiglia vanno a New York

16 Agosto, 17 anni appena compiuti..chissà.

“oooh finalmente un negozio di chitarre… che strana questa chitarra ,chissà come suona..mah!….Senta, posso provare un po’ di chitarre?”

“certo..scegli quelle che vuoi..hey hai un accento strano, sei irlandese?”

“eh, beh si vengo da Dublino..sono in vacanza con la mia famiglia..ma qui ce ne saranno molti di irlandesi, molti dalla mia città sono scappati qui a new york e Boston”

“beh si ragazzo, ce ne sono..ma forse sei il primo irlandese a cui interessa una chitarra..”

“senta..vorrei provare questa  rickenbacker e questa les paul, però mi interesserebbe provare quella chitarra a spigoli in vetrina”

“ prova pure queste intanto..poi ti prendo la gibson in vetrina”

Mmm,suonano bene sia la rickenbacker che la  les paul ,sono tante diverse tra loro..però non so..alla fine queste e la stratocaster sono sempre le solite..magari le trovo anche a Dublino tra un po’..mi affascina l’altra..quella a spigoli. Ha una forma che mi piace..suona bene, sembra una via di mezzo tra la les paul e la stratocaster..e poi si adatta bene al mio palmo..e poi, non si era detto con i ragazzi di non essere come gli altri, di avere un suono nuovo? Paul mi ha soprannominato “lo spigolo” eh beh, questa è la chitarra giusta allora!

“senta ,come si chiama questa?”

“Explorer, Gibson Explorer…ha qualche anno, è del ’76..è una riedizione della chitarra del  1958…è stata prodotta in pochi esemplari proprio perché è una reissue..saresti fortunato a comperarla, ragazzo!”

“papà, mi piacerebbe questa”

“non so Dave, però se piace a te..è il tuo regalo di compleanno…senta, quant’è?”

“allora,compreso tutto tasse etc..fanno 248,4 dollari!”

Wow, chissà che penseranno i ragazzi.

“hey edge, bella chitarra..figa! Viene dallo spazio?”

“Ti piace Adam? L’ho comperata a New York…appena l’ho vista in vetrina ho pensato… è mia! Dopotutto, non ci siamo detti di non essere come gli altri?”

“si certo, passami la birra”

“Senti Edge, ti ho portato questo..prova a smanettarci un po’”

“che cos’ è, Bono ?”

“è un delay a pedale, mi piacerebbe tu lo usassi, ci tirassi fuori qualcosa…dobbiamo essere una punk band con un suono nuovo”

“ok Bono, ci provo”

Dave Evans the Edge nasce artisticamente quel 16 agosto 1978 a New york..forse non immaginava che quella sua prima chitarra explorer  color legno  sarebbe stato il suo distintivo  e ancora oggi ,viceversa, se si pensa a questo modello di chitarra con quel colore non glielo si può non associare…più di tutte le altre chitarre che ha ed ha usato.

Oggi, anche nelle riviste,cataloghi o nei libri di chitarre quando citano l’explorer ’76 la associano a “la chitarra del chitarrista degli U2”..è il suo simbolo storico.

Eppure..c’era già in quel Agosto un indizio di chi fosse questo chitarrista..un tizio che ride poco,pensa molto, parla il giusto.

Già, un uomo che è soprannominato dal suo cantante “lo spigolo” e si compera una chitarra che è tutta uno spigolo, buffo no?

Una chitarra dalla forma aggressiva, dal suono abbastanza duro ,nata e usata prevalentemente nel rock, hard rock,rock blues..per gente tosta..a pensarci sarebbe la meno indicata per un chitarrista dal tocco leggero che usava i suoni sporchi con discrezione e non martellava di power chords i dischi degli U2..insomma una chitarra che è il contrario di ciò che ha fatto the Edge.

Ma non è un caso..nella sua testa c’è sempre stata l’idea di invertire i classicismi, fare ciò che non fanno gli altri, trovare altre strade..”suonare qualcosa che non fosse blues”..usare quindi una chitarra dall’aspetto aggressivo in una band che invece all’inizio si è posta sempre con molta caparbietà negli intenti anziché cavalcare l’onda punk del periodo in cui nacque…al posto delle schitarrate distorte e delle incazzature contro qualcosa..accordi sospesi, note su corde vuote,armonici a creare un telaio sonoro tra batteria e basso e appena sotto la voce di Bono.

Qui nasce la sfida…

Bene, ho L’explorer..vuoi vedere che questa chitarra non sia capace di suonare altro dell’hard rock o del rock blues..al diavolo..al diavolo la tradizione… vuoi dirmi che una chitarra è nata solo per uno scopo? Per me no..vedrai..e poi mi piace,è piena di spigoli..sarebbe inusuale per ciò che faremo, noi non siamo come gli altri..

Sembra pensare così il giovane Edge, prendo  la tradizione e la faccio mia .

Se L’explorer era nata per il Rock sanguigno, edge l’ha portata in altri territori..più delicati, eterei.

Una chitarra fatta a spigoli con una paletta a punta..sembra fatta apposta per un gruppo che vuole fare a pezzi la tradizione e prendere il punk non per distruggere ma per costruire, partendo da dentro.

Che enorme sfida e che fascino!

E allora i will follow, out of control, twilight, stories for boys,the electric co., 11 o’ clock hanno il suono di questa chitarra che diventa un tutt’uno con questo musicista ventenne, magro e serioso ma già sicuro di se sul palco nonostante l’età..già, il ventenne the edge sembrava già un veterano rispetto ai suoi compari.

I primi giovanissimi U2 di Boy hanno  il suono di questa chitarra a spigoli!

C’ è una scena in “it might get loud” in cui lo si vede suonare su una spiaggia la sua explorer attaccata al suo primo effetto delay analogico e il suo inseparabile Vox ac30 del ’64 (quello con la scritta u2 su un lato) e lo si vede smanettare su quell’effetto che ha fatto la sua storia e ha forgiato il suono degli U2.

Niente virtuosismi con questa chitarra da virtuosi..note, poche ma buone…2/3 note al massimo assieme e spesso aggiunte a delle corde vuote per creare una sospensione..atmosfera…mentre sotto il basso martella spesso la stessa nota portante..il resto lo fa lui, il suo echo analogico, le sue triadi maggiori e minori..buttando là ogni tanto le none o le corde a vuoto, i cantini ”anche le corde vuote sono note!”

Riff semplici ma efficaci, power chords suonati alternativamente pieni e con le corde a vuoto..le note basse danno l’accodo, segnano la ritmica..i cantini creano sospensione, come nel ritornello di The electric co (tecnica ripresa poi su Pride early morning april 4)…anche questo è uno schiaffo alla tradizione rock che è piena di power chord pieni e potenti.

Il giovane Edge aveva già due  direzioni, marchiare il suono della band fin dall’inizio e crearsi uno stile fatto di non virtuosismi, di micro assoli, di non tecnica..anzi, l’unica cosa che gli riesce di suonare è proprio la musca degli U2..niente blues,niente scale.

in fin dei conti sei vuoi crearti uno stile autentico non devi imparare da nessuno se non dal tuo istinto..poche nozioni, quelle fondamentali e tanta intuizione.

The Edge è un tipo furbo, sagace, con un occhio ruba con un orecchio ascolta..prende e fa proprio tutto ciò che assorbe..ci vuole abilità e intelligenza…lui con questa aria da bravo ragazzo ,da studente modello con questa chitarra che sembra il suo esatto contrario…ci vuole un esorcismo!

No, basta una scatoletta analogica con 5 potenziometri che campiona la nota che prende e la ributta fuori al tempo che stabilisci, si un delay…con modulazione, ovvero un effetto chorus, uno sfasamento della nota prodotta .. l’illusione di 2 o più strumenti o voci che suonano insieme la stessa parte,  simulando la differenza di tempo e intonazione che accade quando due o più persone cercano di suonare esattamente la stessa cosa allo stesso tempo…tutto ciò crea profondità nel suono, un ambiente etereo e sarà il marchio di fabbrica di Edge .

In questo il suo soprannome è azzeccatissimo..il limite,il bordo..lo spigolo..arrivare fin dove si può, esplorare, sperimentare. Sembra la sua indole..dagli inizi rarefatti al pieno del vigore sonoro di zootv e popmart..fino a sperimentare suoni  iperindustrial distorti alla  nine inch nails ,organi e altri bizzarri suoni  messi in no line on the Horizon…come dire uso questi effetti a modo mio.

Ma in questo effetto Memory man analogico non si possono memorizzare i vari tempi , allora pezzettini di scotch colorati per capire dove posizionare le rotelline del delay a seconda della canzone da eseguire..ogni rotellina corrisponde a una funzione..una per la misura del tempo (in millisecondi, spesso brevi in quei tempi), una per la quantità di ripetizioni (cioè quante volte deve ripetere il suono che gli arriva) una per il volume di uscita del delay , una per regolare quell’effetto chorus spiegato

The ocean è un giusto esempio dell’abilità del primo The Edge, poche note, armonici (le note prodotte sfiorando le corde sopra determinate barrette dei tasti)e l’atmosfera creata riproduce in un certo senso l’infrangersi delle onde sulla spiaggia.

Tutto ha un senso…magari anche rompere queste stesse onde con la sua acuminata Explorer, usata successivamente live per a sort of homecoming e nell’album di svolta nel suono degli U2 the unforgettable fire..con le  prime sperimentazioni forzate sotto la regia di Brian eno e daniel lanois…e poi messa a riposo per un bel po’, seguendo questo  modo di intendere la musica usiamo tutto l’usabile, fino allo Zootv per Ultraviolet (in studio non saprei) perchè probabilmente per sua stessa ammissione  combina bene degli elementi tra una gibson  les paul  (la chitarra di zoostation, until,etc)e una fender stratocaster (streets,pride,etc)..è aggressiva ma dolce allo stesso tempo

Abbandonata fino a una valigia, a beautiful day e a new york..chissà, l’album che ha riportato a un certo senso gli U2 agli origini e dove the edge si è ricordato di avere ancora la sua prima chitarra acuminata..e magari ricordando di averla comperata a New York, quale occasione migliore se non ri sfoderarla per una canzone omonima scritta dal suo amico fraterno Bono?

Recuperata per Miracle drug nel vertigo tour e  anche per il ritorno della stingray guitar del 360° tour..dove fai tuo un riff di Marc Bolan dei T-rex , 20th century  boy , che usava una chitarra gibson color oro.. già,che combinazione, una chitarra che ha 2 punte che sembrano 2 raggi di sole per una canzone con questo nome…il ritorno della chitarra luccicante ..l’avresti potuto suonare con altre chitarre?

Anni fa ne trovai una identicissima ,la sua del 1976, in un mercatino vintage ..beh la provai un po’ per curiosità e perché se ne trovano pochissime in giro e fu una bella sensazione,era immacolata..bellissima..con il solito manico lunghissimo e spostato fuori dal corpo com’ è, un po’ spiazzante perché con la stessa postura e posizione su una chitarra normale suoni su un tasto, in una Explorer sei su un altro proprio per il baricentro spostato verso al paletta..dal suono meno grosso di una les paul , più scavato, definito e con molto attacco…alti e bassi ma non invasivi.

A proposito di ricordi..caro The Edge, lo sai che quella chitarra comperata per 248 dollari adesso vale almeno 3000 euro?

Beppe

Buon compleanno U2place.com!

Oggi, 28 dicembre 2011, ricorre il 12esimo anniversario della “nascita” di U2place!
Era l’ormai lontano 28 dicembre 1999 quando venne pubblicata la prima pagina di U2place su Internet, ai tempi si chiamava U2zone sullo spazio web gratuito di Libero.it

Oggi dopo 12 anni di attività non possiamo che essere contenti di tutti i risultati ottenuti e delle piccole e grandi amicizie e tanto altro che si sono create grazie al nostro forum e alla community che, ad oggi, vanta circa 15.000 iscritti con una media di 300 persone collegate solo sul forum.

U2place ha da poco raggiunto il traguardo dei 25.000.000 di visitatori in 12 anni con una media giornaliera di circa 6000 visitatori unici.

Il vero grazie però va a voi che in tutti questi anni avete sostenuto U2place, con una semplice visita o partecipando attivamente al forum, grazie a voi abbiamo realizzato TRE importanti coreografie durante i concerti degli U2

  • Milano 2005: la scritta “HI BOB” sul secondo anello di San Siro
  • Milano 2009: l’enorme scritta “3:33” sempre a San Siro
  • Roma 2010: l’ormai storica coreografia di “ONE” in tutto lo stadio Olimpico di Roma
Sempre in questi anni U2place ha organizzato cinque raduni nazionali per i fan iscritti al forum e non:
  • Modena 2005
  • Roma 2006
  • Firenze 2007
  • Bologna 2011
  • Napoli 2011
Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato, a chi ha organizzato le coreografie e i raduni, un grazie a chi ha messo news, ha proposto iniziative, collaborato etc. etc.
Grazie a tutti! U2place siete voi!
E voi? Come avete conosciuto U2place? Quando? Raccontate la vostra esperienza nel nostro forum e nella sezione dedicata “My place in U2place“!
Per i più curiosi vi ricordiamo che esiste una pagina su U2place chiamata “La Storia” con alcune curiosità!

Ecco qua un album con alcuni screenshot di com’è cambiato U2place nel corso degli anni: It’s like a tape recorder…

U22 – The Ultimate Collection: Ultimi giorni per votare le canzoni!

Ultimi giorni per decretare le canzoni che saranno inserite nel classico dono che il sito U2.COM fa ai membri iscritti al sito ufficiale della band irlandese.
Da circa un mese fans di tutto il mondo stanno decidendo quali canzoni, su una lista di 46 canzoni eseguite live dalla band durante l’U2360 tour, siano meritevoli di entrare in una lista ristretta di 22 canzoni ed essere inserite nella raccolta dal titolo ‘U22 – The Ultimate U2360′ che vi ricordiamo non sarà messa in commercio ma sarà solo a disposizione dei membri del sito ufficiale.
U2.COM nelle ultime settimane ha pubblicato diversi stralci di canzoni inserite nella lista come ‘Crazy Tonight’ o ‘Miss Sarajevo’, altri siti invece sono riusciti ad individuare a quali concerti appartengono le singole tracce ed una di queste, nel caso specifico ‘Bad’, risale alla data italiana di Roma dell’8 ottobre 2010.

Vi consigliamo di partecipare numerosi in modo che la vostra preferita sia inserita all’interno della raccolta. Ecco il link dove potete ascoltare e votare le canzoni —–> U22 – The Ultimate Collection Vote