Country, God Or The Girl, questo l’album di prossima uscita (probabilmente il 1 maggio) del rapper somalo K’naan.
Altri artisti coinvolti nella realizzazione dell’album sono Nelly Furtado, Keith Richards e will.i.am.
Vi riproponiamo la performance di K’naan durante il concerto del 360° Tour tenutosi a Minneapolis:
Stand by me
Durante il concerto per la Clinton Foundation tenutosi a ottobre Bono ha ricambiato il favore intervenendo durante la performance del rapper somalo:
Nel 1996 gli U2, dopo la sbornia ZooTV/Zooropa si mettono a lavorare ad un nuovo album, un tassello che possa completare il nuovo corso della band negli anni ’90 e che possa ancora di più completare il loro nuovo sound.
Adam e Larry a New York prendono lezioni di basso e batteria, in particolare Larry vuole imparare a usare i sequencer e le batterie elettroniche mentre Adam si rende conto che quel che ha imparato in queste lezioni già era suo pur essendo sempre stato suonato con il proprio istinto..Il nuovo album degli U2 vuole avere il sound di una rock band che fa sua la dance con i propri strumenti, trip hop, house, techno… gli U2 assorbono ciò che è in giro e lo fanno proprio a modo proprio come sempre.
Ingaggiano un dj come produttore, un tizio che entra in sala di registrazione con dei dischi per farli ascoltare agli u2, uno che nei fine settimana mette musica al the kitchen il locale di Bono e Edge sotto il Clarence… tale Howie B… dietro il mixer a manipolare il suono ancora una volta Flood.
Esce un connubio intrigante tra la band e queste figure anche se il risultato finale spesso lascia spiazzati… Pop contiene grandi idee, bei riff di chitarra, un gran suono e grandi riff di basso a volte ben effettati, una sezione ritmica tosta ma soprattutto vede un Bono ispiratissimo.
Il suono di basso è un elemento che balza molto all’orecchio… grosso e imponente… molto molto sub… degno di una sala da discoteca con un mirrorball in mezzo, già una discoteca con un pallone a specchi e magari una chitarra a specchi…che flash! Bum cha ha ha..il singolo spiazza tutti, 4 rockstar vestite come i Village People… forse anche troppo in là come travestimento che però nascondeva la profonda ironia e esaltazione della cultura trash… del sentimento che viene buttato dentro un carrello della spesa. Oh già un supermarket, posto ideale per presentare un disco che parla di Fede, lotte, Gesù attraverso il suono di un sub basso e un fuzz di aeroplano. Il primo elemento che avvicina gli U2 alla club house e alla dance è il riff di chitarra di discotheque, un passaggio di note che spesso si sente suonato con synth in canzoni dance… mentre sotto gira in vortice un suono di autowha manipolato in stereo da Flood… già il wha wha, tipicamente usato nel funky e nella dance di fine anni ’70.
Per immergersi completamente in questa nuovo sound e ispirazione gli U2 si erano trasferiti a lavorare a Miami da cui prende il nome una track dell’album, atipica per gli U2, una sorta di drum n’ bass , con un suono devastante di basso, gli u2 che incrociano il trip hop e una batteria sincopata suonata a cui viene messo un effetto “reverse”… sembra suonare al contrario.
Miami, My mammy… madre… già, Iris… che traccia aveva lasciato in Bono la scomparsa della madre? Soprattutto, erano finite le domande a lei rivolte?
Durante una seduta a Eze, Bono e Edge lavorano a dei pezzi… Bono suona con un wha wha..Edge altro..alla fine ne esce la traccia di una canzone blues che finirà sul disco. Un blues che verrà trattato sonoramente in produzione… affiancato da batterie elettroniche e da un riff di basso synth semplice ma come al solito efficace.
Nasce la canzone più vicina alla dance house degli u2 – Mofo – introspezione di Bono… la canzone più elettronica degli U2, un blues industriale che viene introdotto da una combinazione di effetti di chitarra che la fa sembrare il suono di un jet, uno di quei fragorosi suoni quando l’aereo ci passa sopra la testa o rulla… Flood lo nomina 747, un killer sound prodotto con una chitarra semiacustica (gretsch country gentleman “please” ) molto usata in quel periodo e anche nei primi live della band, mentre bono parla di buchi da riempire a forma di Dio e si mette a nudo come mai prima nel rapporto con sua madre .
L’anima di questo jet è la combinazione tra 3 effetti, un whammy pedal, un fuzz e un delay tirato con ripetizioni lunghissime..sempre alla ricerca di elaborare qualcosa di appropriato Edge combina un suono per chitarra assolutamente fantastico. Il whammy è quel pedale che veniva usato nell’intro di Even better than the real thing, alza la nota prodotta di una o 2 ottave in su (o anche altro a seconda delle impostazioni), in PoP lo usa per il riff iniziale di Gone, per il break di Do you feel loved e appunto in Mofo, associato sempre a un distorsore fuzz, chiamato fuzz face, faccia da fuzz… in effetti il fuzz face, in voga dagli anni ’60 a parte essere un distorsore fuzz acidissimo, ha proprio le sembianze di una faccia, tondo, rosso con due manopole in alto che sembrano 2 occhi..ma potrebbe assomigliare anche a un disco volante… questi due scatolotti vanno a finire dentro a un delay (korg sdd300) storico di Edge, tarato con ripetizioni lunghissime… il mix che ne esce è fantastico… la cosa buffa è che azionando il pedale whammy, il distorsore e il delay, spesso si innescano dei feedback che fanno sembrare il suono appunto un jet..
Per capire ciò, ascoltate questo video:
dove Dallas testa i suoni prima del tour, dal min 4.02 a min 5.14 e min 9.10, una volta innescato il suono genera in continuazione un feedback aiutato dal tempo lunghissimo del delay… ciò lo fa sembrare appunto un suono di un aereo.
Il tour all’inizio contiene parecchi problemi, la band non sembra esattamente in forma, qualche problema ai sequencer e alcune canzoni vengono accantonate perché sembrano non funzionare..generalmente il suono contiene molto volume delle basi..forse per scelta, però quando gli U2 salgono sul palco per iniziare i concerti ,questo suono “747” fa accendere letteralmente il palco, la base di synth basso va in loop e crea il riff dominante, edge va di funky wha, larry entra..poi edge preme sopra quel pedale whammy tirando una nota in su di 2 ottave innescando quel fischio di sirena/jet e di colpo il carrello della spesa che è maestosamente montato alle loro spalle come led wall si illumina ,la club house domina gli stadi.
Il concept del palco è ancora una volta geniale e in tono con il mood U2, il mega led wall montato dietro loro ha la forma di carrello spesa, lo stuzzicadenti con l’oliva è l’asse/manico che serve a spingerlo e il limone la ruota mentre nel mezzo vi è l‘arco giallo che fa il verso a un’importante catena di fast food e su cui è montato il cuore del suono del concerto, ovvero i diffusori.. la musica è nel Vs carrello spesa, la nostra arte è il vs. consumo, siamo come saponette, la musica come bene di consumo spudorato, un cd assieme al detersivo quando vai al k-mart market.. Gli U2 in quanto produttori di musica si sentono al pari un bene di consumo e lo esaltano in maniera ironica a vostro uso e consumo… l’arte non tanto come espressione ma come bene di largo consumo..il cd viene buttato nel carrello assieme ai popcorn come dire che tutto ciò che fai come arte è svilito appena prima di pagare il conto alla cassa…Impresa ardua, l’ironica esaltazione del trash spesso non viene accolta appieno , mentre bono , cantante che mostra i muscoli di un fragile pugile ,anima in pena parla alla madre nel break di mezzo di Mofo “sono ancora tuo figlio?”..in fin dei conti è un blues, canzone spirituale, di sofferenza. E’ molto forte il contrasto tra la dolcezza di un blues materno e il marcato sound industriale di questa canzone , Bono sembra voglia mettersi alla prova, si mette a nudo senza paura.
Il seguito di naturale di Mofo non poteva essere che I Will Follow, la prima canzone in cui Bono parla della madre… la canzone viene stravolta, Larry pesta sui tom e cambia struttura, la chitarra ha un altro suono di aereo, un phaser… un effetto che crea proprio lo sfasamento di suono quando un aereo (alcuni lo chiamano in gergo jet phaser) vi passa sopra la testa, dunque il 747 continua il viaggio di Bono…evidentemente il viaggio interiore di Bono ha seguito, non si è mai interrotto, fa domande, ottiene risposte ma probabilmente è un vuoto abbastanza incolmabile.
Il 747 campionato introduce Gone, altro viaggio di Bono in se stesso nel suo essere rock star, nel prezzo da pagare, in quello che ha ottenuto, nella superficialità del successo..come dire, “siamo arrivati a qui..e ora?”..in pieno contrasto tra il luccichio di immagini di pop art e kitsch sparate nel ledwall, tra limoni a specchio, olive, “quasi” M gigantesche gialle su cui viene appeso a grappolo, in maniera strana e bizzarra ma esteticamente azzeccata l’impianto di diffusione, una sorta di arco giallo che inneggia alla cultura del superfluo, alla pubblicità sparata ovunque e alla cultura fatta a slogan..gli U2 sembrano provocatoriamente dire “prendete e consumate..il carrello è vostro..migliore offerta!”. Ogni spettatore è libero di fare la spesa al PoP-Mart market, i sentimenti sono in saldo!
Las Vegas non è solo la prima geniale località di inizio tour tour (quale altra città è più effimera?) ma è sempre presente a ogni concerto… viaggia sul palco e viene manifestata a ogni concerto mentre un irlandese canta profondi viaggi interiori attraverso un microfono shure, e un trittico sanguinoso colpisce nel mezzo dello show dove Edge canta da solo Sunday Bloody Sunday in maniera molto intima e Bullet The Blue Sky viene riarrangiata con una parte rtimica quasi drum n’ bass, sincopata, mentre la chitarra è quasi funky riadattando la canzone al contesto del tour e si lega fondendosi ad un’altra canzone in cui si condanna l’uso dell’ideologia che porta a dolori eterni e lacerazioni sanguinose, in diretto contatto con il rullante militare di Sunday Bloody Sunday inserito nel break di Please (la cecità dell’ideologia che uccide gli amici fraterni), il San Salvador diventa l’Irlanda del Nord, un aereo spia diventa un militante repubblicano, c’è posto per la denuncia nel superfluo, gli U2 amano spesso i contrasti e li manifestano..dove c’è un palco kitsch c’è anche denuncia e ideali profondi da condividere… basta scegliere, nel grande discount dei sentimenti ci sono sempre offerte giuste… mentre la loro storica hit Streets conosce connotati techno nel break di mezzo prima del finale attraverso un suono di synth sparato a mille dal loro tecnico Des Broadbery… la canzone ha una coda finale che la violenta ma siamo dentro una club house quindi tutto è possibile, mentre Edge pigia sul wha funkeggiandoci e alla fine lascia andare il suo delay all’infinito, una sorta di Dj che skretcha… ci si appresta a entrare in un rave… stanotte siamo regine della danza (dancing queen) , limoni remix che si schiudono stanno trasformando uno stadio in una club house con la musica sparata a mille… i 4 U2 scendono e cantano il loro singolo in mezzo al palchetto in maniera spoglia da tanti effetti usati in studio, quasi in maniera intima, forse c’è da recuperare un po’ di verità… mentre il suono di chitarra del finale con un autowha fa capire che l’atmosfera funky dance è sempre lì… e fa da introduzione a un viaggio lounge di vestiti di velluto e lune piene… lo show scivola via tra i bagliori di un pipistrello e le immancabili With Or Without You e One, mentre per il finale intimo Bono chiede ancora se ci sia un Dio che possa dare risposta per sua madre o per cercare un lume di verità in mezzo allo sfavillante mondo del mega led wall fatto a forma di carrello della spesa dietro di loro… la verità nel superfluo… gli u2 vi mostrano il vostro thrash e vi parlano di Dio, di debolezze, di fragilità, di cercare se stessi in mezzo al frastuono di una club house, mentre là fuori il market dei sentimenti va a rotoli..cercando Gesù nella spazzatura.
Una ex guardia del corpo degli U2 è ancora in attesa di scuse da parte di Bono dopo che il cantante lo avrebbe aggredito con una chitarra sul palco durante un concerto a Boston, Massachusetts nel 2001. David Guyer ha raccontato le esperienze in tour con i 4 irlandesi in un nuovo libro, Road Rash With U2, e sembra che sia ancora dolorante a causa di un incidente, avvenuto nel momento in cui ha dovuto affrontare un corpulento fan sul palco mentre cercava di avvicinarsi a Bono.
Come ha raccontato alla rivista Hustler, la folla applaudiva e Guyer sentiva di aver svolto al meglio il suo lavoro quando, invece, si ritrova Bono sopra di lui che lo colpiva con la chitarra: “È stato allora che ho iniziato ad odiare Bono che, tra l’altro, non mi ha mai chiesto scusa per avermi colpito”
Ma, a parte questo incidente, Guyer ricorda di aver trascorso dei bei momenti durante l’Elevation Tour e ammette che i rockers irlandesi erano molto ben educati, aggiungendo che “nessun componente della band si è mai fo**uto le groupies … e non ho quasi mai visto uno dei membri degli U2 ubriaco”.
Continuano le vacanze in giro per il mondo per Bono. Questa volta gli avvistamenti arrivano da Panama, dove il leader degli U2 è stato visto e fotografato in compagnia della moglie Ali e di altri amici, tra cui Guggi.
Se i fans sperano che gli U2 tornino presto in studio per lavorare al prossimo album, alcune voci indicano come prossima tappa il Brasile di Lula, l’ex Presidente infatti aveva già da tempo invitato Bono e la sua famiglia a trascorrere il Carnevale nel suo paese.
Il sito web dell’Irish Hospice Foundation è andato in crash la scorsa notte dopo che la ex popstar oggi stilista Victoria Beckham ha inviato un tweet in cui ringraziava Bono e Ali del dono ricevuto per il figlio Harper, una copia del libro Peter and the wolf, segnalando inoltre il sito dell’Irish Hospice Foundation, a cui fare una donazione, ai suoi fans e followers su Twitter (più di due milioni e mezzo).
Questo il tweet:
Victoria Beckham @victoriabeckham
Thanks Bono and Ali for Harper’s supercool Peter and the Wolf book!
“Peter and the Wolf” vi ricordiamo nasce nel 2003 da un idea di Bono di pubblicare un libro illustrato di favole per bambini per raccogliere fondi; al libro ha collaborato anche Gavin Friday, noto musicista e amico del leader degli U2.
Il libro si può acquistare sul sito dell’Irish Hospice o al seguente link:
La società di investimento di Bono, la Elevation Partners, ha acquistato nel novembre del 2009 una quota di Facebook con un investimento di 210 milioni di dollari. Quella stessa quota, oggi, vale 975 milioni, un incremento quindi del 400%! E visto l’ormai imminente sbarco a Wall Street del social network più “cliccato” della rete sembra proprio che questa operazione si sia rivelata davvero indovinata.
Numerosi anche gli altri investitori famosi che aspettano l’IPO (Initial Public Offering), l’offerta di azioni con la quale Facebook potrebbe annunciare il suo sbarco in Borsa, l’evento finanziario dell’anno, tra cui ricordiamo Reid Hoffman , il fondatore di LinkedIn e Marc Pincus, amministratore delegato di Zynga, la casa produttrice dei giochi FarmVille e CityVille.
Proprio Bono lo scorso anno era stato nominato il peggior investitore a causa delle pessime scelte operate dalla società d’investimento Elevation Partners, la scelta di investire in Forbes Media aveva causato ad esempio perdite di centinaia di milioni.
Il manager degli U2 Paul McGuinness ha fatto la sua prima apparizione al MIDEM nel 2008, scatenando un dibattito globale su come i provider internet debbano svolgere un ruolo maggiormente rilevante nella battaglia contro la pirateria.
Quest’anno McGuinness e tornato a parlare nel corso di una conferenza stampa di un’ora dal titolo “Commerce of Chaos: Why Copyright still Matters Online“, in cui ha discusso di Spotify, pirateria e tecnologia.
Il manager degli U2 ha espresso la propria perplessità sul ruolo che gli ISP (internet service provider) e aziende come Google rivestono nella lotta alla pirateria, affermando che a suo avviso non si impegnerebbero abbastanza e sottolineando il fatto che, sebbene ci sia qualche cambiamento, la maggior parte dei contenuti divulgati sui loro canali non vengono pagati.
Questo è, a mio avviso, assolutamente e totalmente sbagliato. Non credo che possiamo contare su politici che hanno paura di risultare impopolari.
Non ha parole lodevoli neanche nei confronti della Apple:
La loro spietatezza si applica alla qualità dei loro prodotti e al design, in modo tale che tu possa sopportarlo, ma loro non hanno inventato l’MP3, hanno solo prodotto il migliore in commercio.
Su Spotify:
Spotify è in definitiva una buona cosa. Ma al momento sono propenso a trattarla come un mezzo di promozione. Se dobbiamo scegliere dove pubblicizzare il debutto di un album, è improbabile scegliere di darla a Spotify. Preferisco affidarla ad un DJ di una grande stazione radiofonica.
Spotify non è ancora diventata popolare tra gli artisti perché gli artisti non vedono benefici finanziari nel lavorare con Spotify. Questo è in parte colpa delle etichette e in parte proprio di Spotify – non c’è sufficiente trasparenza. Non vedo alcuna ragione per cui il modello di Spotify di base non dovrebbe far parte del futuro. Essenzialmente è un modello onesto quindi è da incoraggiare. Mi piacerebbe vederlo adottato ovunque, in tutta onestà.
Sul discorso pirateria:
C’è sempre stata molta incoerenza e ipocrisia nel dibattito sulla questione.
Mi auguro che tra pochi anni saremo seduti in una stanza dicendo: “Che era tutto questo clamore? Ora otteniamo la nostra musica pagandola attraverso le nostre bollette telefoniche e ISP. Perché c’è voluto così tanto tempo per farlo?”
Riguardo al discorso pirateria vogliamo smentire alcune voci circolate nei giorni scorsi su un possibile intervento di Bono in favore di SOPA (Stop Online Piracy Act):
SOPA è una proposta di legge presentata alla camera dei deputati statunitense nello scorso anno che permetterebbe, ai titolari di copyright statunitensi, di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti e, al Dipartimento di Giustizia e ai titolari di copyright, di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d’autore (Fonte)
La presunta dichiarazione di Bono in favore di SOPA, riportata dai media, viene presa da una lettera scritta dal cantante al New York Times nel 2010 mentre la proposta, come precedentemente scritto, è del 2011.
Anche la star di Hollywood Brad Pitt in una recente intervista all’Hollywood Reporter ha ringraziato Bono da cui ha detto di aver imparato molto per quanto riguarda l’impegno umanitario. In particolare Pitt ha dichiarato di aver cercato il leader degli U2 dopo una visita in Marocco che gli avrebbe aperto gli occhi sulle condizioni di estrema povertà di molte zone dell’Africa. Da qui la decisione di “scendere dal divano” e unirsi a Bono nel portare avanti diverse cause umanitarie.
Brad Pitt è tra l’altro cofondatore della Make It Right Foundation dal 2007, fondazione che ha l’obbiettivo di aiutare le persone colpite da violenti uragani.
Vi ricordiamo infine l’ultimo spot girato per i dieci anni della Global Fund che ha visto Bono ancora una volta protagonista a sostegno della lotta all’AIDS, alla malaria e alla tubercolosi.
Parallelamente al successo crescente del musical a Broadway (vedi news) continuano le azioni legali tra la regista Julie Taymor e i produttori del musical che ha portato in scena le musiche di Bono e The Edge.
Dopo la querela presentata dalla Taymor in novembre per una presunta violazione dei diritti d’autore, i produttori hanno risposto con una controquerela, accusando la regista di aver messo a repentaglio la produzione, non interessandosi agli aspetti fondamentali per il successo del musical stesso; nelle 66 pagine presentate dagli avvocati infatti si afferma che la Taymor non avrebbe lavorato affinchè il musical fosse recepito e apprezzato da un pubblico che si aspettava venisse sviluppata la storia originale dell’eroe della Marvel Comics, e a cui erano affezionati, al contrario la Taymor avrebbe sviluppato un musical “oscuro, sconnesso e allucinogeno”, soffermandosi su fattori come il suicidio, la morte e il sesso.
Nonostante il freddo accoglimento da parte della critica il musical ha incassato a oggi 81 milioni di dollari secondo la Broadway League.
Vi proponiamo un video per il brano Pull the Trigger:
Sembra proprio che Bono, insieme alla moglie Ali, sia nel bel mezzo di un suo personale ‘tour africano’ in questo periodo. Dopo essere stato in Ghana per ONE.org (vedi NEWS) ed in Uganda per Invisible Children / MEND (LINK) il cantante ha fatto tappa a Timbuctu, nel Mali, per assistere al Festival au Desert che si tiene nella città africana. Bono è anche salito sul palco per cantare una canzone assieme al gruppo africano dei Tinariwen.
A questo LINK potrete trovare delle foto molto belle del fotografo Adrian Steirn del passaggio in Ghana pubblicate dal Guardian.
Il giornalista del quotidiano inglese John Mulholland ha inoltre realizzato in’intervista con Bono e Jeffrey Sachs di cui vi proponiamo la traduzione integrale. E’ vietata la riproduzione anche solo parziale senza autorizzazione.
John Mulholland: Bono, rispetto a 10 anni fa cosa è cambiato in Ghana? Se dovessi portare là un gruppo di gente che non crede molto agli aiuti, cosa gli mostreresti dicendo “Ecco, questi sono i benefici che hanno portato gli aiuti umanitari”?
Bono: La cosa che ho sempre fatto più fatica a digerire e a sopportare era quando i medici diagnosticavano un male ma non erano in grado di curarlo adeguatamente. E’ una cosa successa spessissimo in tutta l’Africa per il virus dell’HIV/Aids. Anche dopo l’arrivo dei farmaci anti-retrovirali nell’ovest del continente solo una piccola percentuale di malati riuscivano ad avere le medicine necessarie. E senza quei farmaci si muore. Quindi riuscire adesso ad avere medicine e cure per più di 6 milioni di persone è un grande risultato per me. Avere farmaci per la malaria è una gran cosa. Ho visitato l’ospedale di Accra che è finanziato ad aiutato dal Global Fund (Fondo Globale per la lotta contro AIDS, Malaria e Tubercolosi, ndt) ed ho avvertito veramente un senso di ottimismo.
Sono particolarmente orgoglioso perché un terzo delle risorse del Fondo Globale in Ghana sono state fornite da RED [fondata nel 2006 per raccogliere fondi per il Fondo Globale vendendo prodotti di marca tramite Nike, Apple, Starbucks ed altri]…e ONE ed a altre campagne hanno dato il loro aiuto per raccogliere gran parte del resto dei fondi da altri donatori. Per cui sono stato davvero sopraffatto ieri quando ho visto quell’ospedale e la cosa mi ha proprio confortato. E siamo anche vicini a poter offrire un’istruzione “universale”. Ad esempio la Millennium Challenge sta costruendo 240 nuove scuole. E’ incredibile. Dati concreti ci dicono che il Ghana ha avuto una crescita del 14% solo nell’ultimo anno. Pensiamo che la diffusione della malaria è scesa di più del 50%, forse anche più del 60%, ed è straordinario.
Ma per rispondere più nello specifico alla tua domanda: io stesso sono ‘diffidente’ riguardo gli aiuti sai? Non conosco nessuno che veda gli aiuti come la soluzione naturale a questi problemi. L’aiuto è qualcosa che dobbiamo offrire in situazioni di emergenza per traghettare chi è in difficoltà verso uno stato di auto-sufficienza e di auto-sostenibilità. L’Irlanda aveva bisogno dell’aiuto dell’Europa, la Germania a sua volta ha avuto bisogno dell’aiuto degli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale. Tutti abbiamo bisogno di aiuto. Si tratta di un investimento dopo tutto, e allora quale è il ritorno di questo investimento?
E’ evidente che il Ghana ad esempio avrà molto meno bisogno di aiuti nei prossimi cinque anni di quanto ne abbia bisogno adesso e potrebbe non averne bisogno affatto tra 10 anni. Per rispondere finalmente alla tua domanda, la ragione per cui sono così esaltato per gli aiuti è che qui riusciamo davvero a vedere una fine a questo processo. Come risultato di un aiuto intelligente e mirato la “grande macchina” degli aiuti non servirà più qui, speriamo che questo si verifichi in 10 anni. Un modo per cui questo processo potrebbe velocizzarsi sarebbe che paesi come il Ghana usassero le proprie risorse naturali per la propria gente, e la chiave di tutto questo è maggiore trasparenza e chiarezza nel settore estrattivo – qualcosa su cui ONE sta insistendo con forza con l’Unione Europea proprio adesso. Ho incontrato personalmente 8 dei leader del G20 e 5 ministri delle finanze dei paesi del G20 per parlare proprio di questo.
John Mulholland: Jeff, il clima in cui si stanno sviluppando accese discussioni riguardo agli aiuti nella parte occidentale del continente è molto difficile, con voci sempre più insistenti contrarie alle spese per gli aiuti. Cosa vorresti rispondergli?
Jeffrey Sachs: Ci sono modi giusti e modi sbagliati di gestire gli aiuti. L’aiuto funziona bene quando è una cosa pratica, quando è centrato e mirato per un obiettivo, quando diventa un investimento, quando è parte di una strategia; non raggiunge il suo scopo invece quando si tratta di denaro in una busta di un alleato, specialmente in una zona di guerra, o quando è solo una “tangente” per ottenere supporto diplomatico. Deve essere gestito seriamente, professionalizzato, basato su dei risultati da ottenere. E sono molto contento che il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale (DfID) stia seguendo questo approccio. Qual è la sostanza delle cose? Quali sono i risultati da ottenere? Cosa otterremo da questo? Il tutto all’interno di un “contratto” concreto, sostanzialmente, tra chi dona e chi raccoglie gli aiuti.
E’ così che dovrebbe essere gestito. E quando viene fatto in questo modo le malattie possono essere tenute sotto controllo, la produttività alimentare può crescere, si possono costruire delle infrastrutture, si possono educare i bambini ed i ragazzi, la crescita della popolazione può rallentare se le ragazze riescono a concludere l’istruzione superiore/secondaria. Ci sono diverse cose molto importanti che sono necessarie per aiutare regioni e Paesi che per motivi storici, geografici, geopolitici o sfortuna si trovano in situazioni in cui hanno bisogno di essere aiutati a raggiungere uno stato di crescita auto-sostenuta.
Bono: C’è una cosa che potrebbe convincere gli scettici. Perché a nessuno ovviamente piace la cultura della dipendenza. Non c’è nessuna discussione a riguardo. Noi vogliamo che finisca. Credo che ci sia qualcosa di strano sulla faccenda degli aiuti così come stanno le cose adesso. Le due parti più importanti coinvolte in questo processo – quelli che pagano le tasse e che mettono a disposizione le loro risorse e le persone a cui queste risorse servono per sopravvivere o per mantenere la propria famiglia – sono proprio quelle persone che sono meno informate su quello che accade. Questo quindi deve assolutamente cambiare.
Gli inglesi, in un periodo di dura austerità, hanno deciso tenere fede ai propri principi ed alle promesse fatte alle persone bisognose di luoghi molto lontani, ma devono sapere esattamente che obiettivi verranno raggiunti e quanto gli costerà.
Quando ci sarà una comunicazione chiara e precisa su questo processo, su questo “contratto”, penso che tutte le nebbie ed i dubbi sugli aiuti sull’assistenza allo sviluppo si diraderanno e la gente andrà avanti dando il suo consenso: “E’ davvero una cosa che vale la pena di fare ed è un grande privilegio dare meno dellì’1 per cento del reddito nazionale per trasformare delle vite umane.”
John Mulholland: Jeff, hai parlato poco fa di aiuti basati sui risultati – ma la gente spesso sfrutta questa opportunità per parlarne male e farsi pubblicità. Ti è successo di verificare questo comportamento?
Jeffrey Sachs: Penso che ci siano due cose che sono su un piano completamente diverso. Da una parte ci sono le parole, e ce ne sono tante che volano in giro. Poi c’è il fatto che la diffusione della malaria è diminuita del 40% in 10 ani. Credimi, la sola cosa che conta veramente è quest’ultima.
Ci sono state tante discussioni e si è parlato tanto di questo, spesso da critici che non si sono mai mossi dai loro uffici, non conoscono minimamente cosa succede nella realtà, proprio non riescono a vederlo.
John Mulholland: Bono, cosa diresti ai leader mondiali per rassicurarli sui finanziamenti che hanno stanziato per il Fondo Globale e che adesso sembrano in pericolo?
Bono: Il confondere e nascondere quello che sta accadendo realmente è solo nebbia per giustificare il fatto di non prendere una posizione e stare senza far niente. Abbiamo dovuto domare un fuoco di polemiche negli Stati Uniti perché sembrava che ci fosse un grande tasso di corruzione per le sovvenzioni del Fondo Globale. E non era vero. C’è stato solo qualche episodio isolato di corruzione. Il Fondo Globale è controllato in modo oggettivo ed indipendente e se c’è qualcosa che non va come dovrebbe lo pubblicano sul proprio sito, si autodenunciano.
Questi episodi vengono usati da chi critica ed è contro gli aiuti come ragioni per non finanziare i progetti di aiuto, ma in realtà il discorso è proprio il contrario. La trasparenza dovrebbe darci la sicurezza di procedere su questa strada. Pensate: ci sono 3,3 milioni di persone che ricevono i farmaci anti-retrovirali dal Fondo Globale. 1,3 milioni di donne incinte che non trasmettono il virus ai propri figli. Ci sono 5,6 milioni di orfani in un qualche tipo di programma di sostegno e di aiuto reso possibile dal Fondo Globale. 8,6 milioni di casi di tubercolosi diagnosticati e curati. E’ assolutamente incredibile.
E nonostante questo dobbiamo andare ogni anno al Congresso e combattere per ottenere questi fondi. In Germania dobbiamo lottare per il Fondo Globale. Nel Regno Unito stiamo facendo una campagna per ottenere il raddoppio degli aiuti “intelligenti” per il Fondo Globale.
Il motivo per cui David Cameron può essere così coraggioso per i poveri del mondo ed ha stanziato lo 0,7% del reddito nazionale è perché ha ricevuto un mandato. La gente nel Regno Unito è molto informata a riguardo.
Ti dirò, non è proprio il momento giusto per essere una rock star piena di soldi, o una star del cinema, una first lady…e parlare della gente povera. E’ come se la gente pensasse: “Ma smettila e tornatene a casa”. E sono contento che la gente si comporti così. Fuori dal Regno Unito non riceviamo lo stesso interesse e gli stessi risultati per questi problemi senza dover ricorrere a volti e nomi famosi e senza di essi i politici sono molto meno disponibili.