1997-2012: U2 go POP!

3 Marzo 1997: dopo continui ritardi della data di pubblicazione e con un tour mondiale che partirà da Las Vegas poco più di un mese dopo, gli U2 pubblicano POP, uno dei loro album più controversi.

U2gopop_1997
Copertina di Propaganda dedicata a POP

L’album divide, molti pensano che stavolta la band abbia azzardato fin troppo affidandosi in modo esagerato all’elettronica sotto la guida di Flood ed Howie B. Appare evidente come molte canzoni siano state pubblicate sull’album in versioni non ancora definitive per rispettare i tempi di pubblicazione sempre più pressanti. Canzoni come Please e Last Night On Earth vengono pubblicate come singoli in versioni molto differenti da quelle presenti sull’album (cosa che succede, anche se in misura minore, anche con If God Will Send His Angels) mentre nuovi mix di Gone, Staring At The Sun e Discothèque vengono inseriti nella raccolta Best Of 1990-2000.

Lo stesso PopMart Tour soffre di questa “ansia”: canzoni come Do You Feel Loved ed If God Will Send His Angels vengono presto abbandonate perché la band non riesce a renderle magiche sul palco…Staring At The Sun dopo pochi concerti viene “trasformata” da full-band a duo acustico di Bono e The Edge. Gone dopo le prime date americane del tour viene “corretta” con l’aggiunta dei back vocals di The Edge ed altri accorgimenti.

La band sembra non aver mai avuto pienamente fiducia in questo album ed è rimasta scottata dalle sue vendite non eccezionali nel tempo e da diverse critiche sul PopMart Tour. A dimostrazione di questo il progressivo “abbandono” delle canzoni di POP nei tour successivi. Eloquente in questo senso il dato che riporta il numero di tracce dell’album eseguite durante il recente 360 Tour: 0 canzoni su 110 concerti.

Nonostante questo POP è generalmente molto apprezzato dagli appassionati. Testi ispiratissimi, nuovi suoni che vengono scoperti ascolto dopo ascolto…parole e musica che ti entrano dentro e non se ne vanno più.

Per approfondire vi consigliamo la visione del documentario “A Year In POP” trasmesso nel febbraio del 1997 dalla ABC ed in seguito anche da altre emittenti europee (in Italia venne trasmesso da RAI 2 alla per la partenza della leg europea del PopMart da Rotterdam). Lo special, narrato dall’attore Dennis Hopper*, contiene alcune dichiarazioni della band del periodo di lancio di POP ed alcuni video delle sessioni di registrazione dell’album fino ad arrivare all’inizio del PopMart Tour di Las Vegas del 25 marzo del 1997.

Potete trovarlo su U2torrents e su YouTube: U2 – A Year In POP – 1997 – ABC

* Dennis Hopper il 6 novembre 1997 presentò poi gli MTV EMA Awards a Rotterdam dove gli U2 aprirono la serata suonando Pop Muzik e Mofo: VIDEO

Nella speranza che i nostri 4 amici possano ritrovare la fiducia in questo album vi lasciamo con una bella analisi del nostro zooman che ci parla della scena musicale in cui POP si è inserito, delle influenze che ha “subito”, della musica elettronica negli anni ’90.

Per discuterne insieme a noi potete partecipare al topic dedicato sul FORUM

Qui invece un recente articolo di Beppe sui “suoni” scelti da The Edge per portare POP sul palco del PopMart: U2place Into The Sound – 747

U2…GO POP!

POP e dintorni

Correva l’anno 1991 quando The Orb lanciavano questo brano

Ebbene si gli U2 sono arrivati decisamente tardi con l’episodio più elettronico della propria discografia, ma se è arrivato relativamente tardi un anticipatore ed un trasformista per antonomasia come Bowie con Earthling nel 1997, possiamo tranquillamente perdonare ai 4 tradizionalisti irlandesi un delay decisamente troppo lungo anche per il buon Edge.

Passata la sbornia sintetica anni ’80, i primi ’90 si distinguevano per l’urgenza di tornare a sonorità che rifugissero dal demonio elettronico, un vero e proprio slancio dunque verso la restaurazione rock, un recupero integrale della tradizione anni ’70 e del furore punk cercando di eliminare qualsiasi scoria wave. Tra grunge americano e british rock’n roll più comunemente etichettato come brit-pop si proponevano al grande pubblico schegge impazzite sopravvissute agli anni ’80 (Chi l’ha detto che non si esce vivi dagli anni ’80!!!): Depeche Mode e U2 infatti rifiutano con modalità del tutto diverse la convenzione americana piuttosto che quella albionica

Intanto sotto traccia e lontano dai riflettori, c’era l’underground anni ’90, quella Bristol-scene che idealmente ha dato i natali a Tricky, Massive Attack, Portishead e tanti altri. Qualche anno dopo il big-beat dei Chemical Brothers e l’elettronica francese gioiosa dei Datf Punk o riflessiva degli Air faceva sentire la propria voce; per non parlare di tutto il sottobosco elettronico minimale di cui ricordiamo il pioniere Aphex Twin o i “binari” Autechre e tutto il catalogo WARP.

Insomma gli anni ’90 non avevano spazzato via l’elettronica, forse l’avevano messa solo sotto al tappetto. L’uso che se ne fece però fu ben diverso, i synth e le drum machine furono messe a disposizione dei ritmi tribali, la continua commistione tra pop, psichedelica, dance, acid jazz,funk, soul costituiva il paradossale denominatore comune di un movimento geograficamente sparso, musicalmente complesso e eclettico che viene ancora declinato in trip hop, techno dance, jungle piuttosto che drum’n bass e sottogeneri vari.

Come si può resistere ad un’ondata simile? Come può un’anima curiosa e talentuosa come Bono resistere al fascino di cavalcare l’onda perfetta del trip hop? Infatti non resiste ed infatti accompagnato da una copertina warholiana dal gusto molto ma molto pop da alle stampe con i suo fidi compagni l’album forse più controverso dell’intera produzione uduica: POP con Howie B e Flood in cabina di regia. Album acerbo, imperfetto, pretestuoso, derivativo, ruffiano, rinnegato…album toccante con un songwriting ispiratissimo. Paul Oakenfold storce il naso, il gotha della produzione elettronica anni ’90 si divide tra timore revenziale e critiche feroci. Le canzoni però rimangono nelle mani e sui volti di chi ha scartato il disco nel marzo del 97. Rimane lo scherzetto rock plasticoso di Discotheque, il groove di Do You Feel Loved ed il techno blues di Mofo. Gli U2 non vengono comunque meno e Staring at the Sun, Gone e Please dicono che gli irlandesi sono ubriachi ma il loro nome lo ricordano ancora. Last Night on Earth la passano dalle parti di “Madchester”. Ma via con un altro rum, per Miami rivolgersi a Tricky o Robert Del Naja e chissà come sarebbe If You Wear That Velvet Dress cantata da Beth Gibbons; ma Bono non delude e se The Playboy Mansion è uno scherzo istrionico del exMosca, il suo timbro sofferente più che mai ci regala la ballata sintetica di If God Will Send His Angels ed in chiusura la preghiera lo-fi Wake Up Dead Man.

Purtroppo non ce l’hanno fatta a resistere.

Il movimento non ha più la spinta propulsiva degli anni ’90, a cui ha giovato indubbiamente anche la benzina sul fuoco buttata dagli U2, ma dopotutto come per ogni decade si trascinano sopravvissuti che riescono ad oltrepassare la collina, basti pensare ad Orbital, Lamb, Thievery Corporation, Goldfrapp, o ad una Björk il cui talento le permette di giocare con l’orologio dei tempi o ancora ai fuoriclasse Portishead il cui Third conferma che la classe non è acqua.

Dimenticavo, questo pezzo di Gotye è del 2008

zooman

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