Intervista di Bassplayer ad Adam Clayton

La rivista Bassplayer  ha effettuato una lunga intervista al bassista degli U2, Adam Clayton, dal titolo U2’s Ground Control. Adam parla del tour, della musica degli U2, di diverse novità tecniche e del suo modo di suonare il basso.Ecco alcuni estratti dalla stessa:

A questo punto della carriera, gli U2 hanno ore di materiale cui attingere per i loro concerti. Qual è la chiave per mettere insieme un grande show?
Generalmente cerchiamo di suonare canzoni “veloci”. Non puoi ascoltare per troppo tempo canzoni che sono una via di mezzo. Di solito partiamo con tempi più veloci per poi arrivare a dei lenti, piuttosto che canzoni da “mezzo-tempo”. Tutto ciò è difficile perché le canzoni veloci sono quelle più difficili da scrivere. Noi proviamo a definire un contorno, a dare il passo con la velocità, poi “calmiamo” la gente coi lenti, per poi dare nuova forza nei bis. In questo modo abbiamo anche la possibilità di suonare qualche pezzo acustico.

Qual è la parte più dura del tuo lavoro?
Non ho quel tipo di tecnica che mi permette di sviluppare le idee velocemente e in maniera facile. Sono istintivo quando si tratta di cercare un sound differente. Parto col fare l’opposto di ciò che sento sia stato fatto prima e spesso tutto ciò non è facile da suonare. Poi, da questa posizione estrema, riporto tutto verso il centro e gradualmente raffino il tutto finchè non è normale o più convenzionale. Se parti dal punto più ovvio, diventa difficile esplorare nuovi territori.

Sei in qualche modo affezionato agli strumenti che suoni?
In parte. Ho un Precision Bass del 73 che ho usato sin dai primi giorni. Lo uso per pensare, è il mio vecchio cavallo da lavoro, il mio fedelissimo. Lo amo, lo amo ancora e lo suono tutto il tempo ma ogni tanto cerco di diversificare e suonare strumenti differenti. Non sono così affezionato ad altri: li suono per un po’ ma poi passo oltre. Ma c’è una divertente differenza, secondo me, tra i vecchi bassi e quelli nuovi di fabbrica: amo trovare strumenti che hanno avuto una loro vita prima che diventassero miei. Ti sanno dare qualcosa in più. Ho un Gibson Les Paul Recording Bass degli anni 70. Non so cos’abbia di speciale ma mi ispira particolarmente. Lo accordo raramente e non ho mai cambiato il suo set-up da quando l’ho comprato ma ogni volta che sono in studio lo voglio con me. Ogni volta che lo prendo, vado da qualche parte insieme a lui, suonando piccole melodie. È lui quello che suonavo quando ho tirato fuori la contromelodia di “Sometimes You Can’t Make It on Your Own.”

Che progressi hai fatto nel corso degli anni come musicista e bassista?
A volte sento di non aver fatto molti progressi. Ma negli ultimi due anni sento che è venuta fuori una precisione nel suonare che non c’era mai stata prima. Qualche volta non sono sicuro se questo mio modo di suonare “al risparmio” sia crescita o atrofia. Ma Edge dice sempre che le note suonano diversamente quando sono io a suonarle. Gli credo senza pensarci troppo. So quali note suonare, quanto forte colpire e per quanto tempo tenerle. Ora so prendere decisioni migliori in tempi più brevi. Ciò che faccio probabilmente non è né straordinario né inusuale: sono sicuro che qualcun altro saprà farlo. Ma avrà anche fatto scelte diverse. Alla fin fine, è una questione di personalità.

L’intervista completa, interamente tradotta in italiano, la potrete tovare nel nostro forum. Per accedere è necessaria una semplicissima, veloce e gratuita iscrizione!

Grazie ad Ali96 e a Criminale per l’aiuto nella traduzione!

bassplayer

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