Intervista a Es Devlin, la scenografa del U2ieTour! (2)

Vi proponiamo la seconda parte dell’intervista a Es Devlin, la scenografa del U2ieTour (qui trovate la prima parte).

Il palco dell’iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour 2015 degli U2 è ridimensionato rispetto al progetto del 360° Tour, di sicuro, ma questo non vuol dire molto se consideriamo la portata di quel tour. Ridimensionato è relativo. Questa volta, nelle arene e non negli stadi, il tour si caratterizza per uno schermo enorme e dominante, una passerella e un palco B e ancora molto altro.

La scenografa e creativa Es Devlin, collaborando insieme a Ric Lipson della Stufish Entertainment Architects sul set e con il direttore creativo degli U2 Willie Williams, sottolinea che il progetto del palco è stato ideato nei primi incontri sul racconto dello show, il suo significato ed il suo messaggio.  “Abbiamo concentrato i nostri incontri su quello che volevamo provasse il pubblico e su cosa volevamo comunicare loro, e una volta che è stato definito il percorso logico dello show da quel punto di vista, le forme dei palchi si sono evolute per adattarsi al concetto.” Dice Devlin.

“L’ultimo lavoro degli U2″ – sottolinea Devlin – “è stato concepito come un dittico: Songs of Innocence and Songs of Experience, il primo, come il nome dell’ultimo album della band, e il secondo come quello in fase di composizione. A tal proposito, William Blake pubblicò una collezione illustrata di poesie con lo stesso nome alla fine del 1700. “Le forme del palco riflettono questo: La casa e il mondo, il rettangolo e il cerchio, sulla base delle idee della band.” Dice Devlin. “Ric ha progettato la grafica del logo del tour, e la “I” di Innocence ha trovato il suo posto con il palco rettangolare, mentre la “E” di Experience è impressa sul palco circolare. Così sono diventati i palchi “I” ed “E”, che è più sicuramente preciso in questo caso, rispetto al palco “principale” e quello “B”, perché la band ha davvero speso lo stesso tempo sui tre palchi.”

Il terzo palco è la passerella di divisione, dato che letteralmente divide gran parte dell’arena in due metà. “La band ha apprezzato l’idea di suonare con questa come metafora di quello che i comportamenti della band tendono a fare al loro pubblico: lo dividono” dice Devlin. “Ed è davvero usato come palco per buona parte dello show. La band ha davvero accolto questa sezione centrale di divisione per esibirsi e Larry in particolar modo ha trovato il modo per suonare la batteria potendo guardare in entrambe le direzioni e usando un kit che avrebbe funzionato su questo palco centrale divisorio.”

Tutti i membri della band sfruttano il set completo durante lo show. “C’è molto dello show quando i quattro membri della band si posizionano lungo tutta la lunghezza dell’arena, permettendo ad ogni settore dell’arena di sentirsi immediatamente vicini alla band, in particolar modo per l’innovativo impianto audio di Joe O’Herlihy che fa la stessa cosa: suonando direttamente verso ogni settore del pubblico in una sola volta.” aggiunge Devlin.

Uno schermo LED PRG Nocturne V-Thru – Devlin lo definisce “un’altra barriera” – è appeso sopra la passerella, e serve a unire e dividere il pubblico. “Mentre è appeso centralmente, ha la funzione di un gigantesco cartellone pubblicitario, predicando al pubblico e offrendo una una vista chiara più o meno ovunque nell’arena.” dice Devlin. “Abbiamo tutti la sensazione di averlo davanti alla faccia.”
Le immagini sono sviluppate da vari schermi di produzione tramite due media server d3 Technologies 4×4.

Quando lo schermo si abbassa e si appoggia sul palco, divide il pubblico sul parterre. “Non possono vedersi da una parte all’altra di questa barriera che è stata fatta scendere.” dice Devlin. “I biglietti del parterre sono venduti come “Lato Nord” e “Lato Sud”, lo stesso modo in cui molte città sono divise, e la metafora di una divisione al centro di questo show non è sfuggita a molti.”

Devlin, che definisce Williams “uno dei maestri dell’arte dell’illuminazione del concerto e, soprattutto, un maestro dell’arte della moderazione”, sottolinea la dimensione molto più piccola dell’impianto di illuminazione utilizzato per questo tour. “Lui fa miracoli con la varietà limitata di colori e la grande capacità per la sincronizzazione sua, di Alex Murphy e Sparky Risk.” Devlin aggiunge che anche il video è limitato per alcuni aspetti. “La band voleva davvero limitare la varietà dei contenuti video fino ad arrivare al lavoro di due artisti: uno per il set ‘innocence’ e uno per quello ‘experience’.” dice Devlin. Oliver Jeffers di Belfast, che è un amico della band e un artista straordinariamente bravo che fa bellissimi libri per bambini, era l’artista ideale per creare i disegni/collage in gessetto che rappresentano l’innocenza, mentre Willie e Sam Pattinson, responsabile del Treatment, produttore dei contenuti di questo tour, hanno trovato Jeff Frost, un artista digitale, creatore di video time-lapse, dello Utah, che ha creato gran parte dei contenuti per il set ‘experience’.”

Uno degli aspetti più straordinari del tour è quanto ha conservato dei progetti originali nati dai primi incontri. “E’ straordinario, ma questo show, più di molti altri, è davvero notevole così come sembrava nei progetti.” dice Devlin. “Tutte le idee si sono sviluppate durante le prove, e il contenuto video è stato in gran parte perfezionato durante le prove a Vancouver, e continua ad evolversi mentre il tour procede. E’ ancora molto vivo.”

Devlin ricorda un momento specifico dello show: “I tubi fluorescenti si alzano per formare una costellazione di linee orizzontali e verticali.” dice. “Se stai guardando, le puoi interpretare come croci che si sono formate casualmente. Questo elemento del progetto è un omaggio al grande Mark Fisher, che ha lavorato molto strettamente a noi all’inizio del processo e che ha condiviso con noi così tanto intuito. Durante uno degli ultimi incontri a cui Mark ha partecipato via Skype, ci siamo trovati in una piccola impasse, e come tentativo per riavviare il processo, ci siamo chiesti a vicenda, ‘Se potessimo posizionare un oggetto, qualsiasi oggetto, qualsiasi icona nel mezzo di questo modellino di arena vuota che si trova sul tavolo davanti a noi, in modo da fare tutto il lavoro – rappresentare questa band, il suo lavoro e il suo manifesto – quale sarebbe?’ Silenzio, e poi una voce da Skype, l’inconfondibile voce di Mark Fisher: ‘una fottuta croce.'”

Devlin ricorda anche specificatamente componenti del team che hanno reso tutto possibile: “lo straordinario e ferocemente talentuoso Jake Barry, il direttore di produzione, che ha un potere sovrumano con i numeri e davvero un’acuta capacità di intrattenere; il fantastico tour manager Dennis Sheehan, che ci manca molto, gli altri componenti del ‘consiglio di amministrazione’ del team creativo degli U2: Gavin Friday, il direttore esecutivo dello show, un artista straordinario sia come solista che con i Virgin Prunes, e un importante leader nel processo creativo degli U2; insieme a Morleigh Steinberg, che lavora alla regia e alle coreografie, ed è un altro importante attrice nel processo; Sharon Blankson, che ha avuto una grande influenza nell’arco generale e ne concetto dello show, così come nel creare tutti gli stili della band; e come ho già detto prima, il geniale sound designer Joe O’Herlihy, che ha ancora una volta spostato il paradigma del suono dal vivo con il progetto di questo sistema audio. E’ il marchio della straordinaria generosità di spirito di questa band il fatto che questo gruppo di anime incredibilmente talentuose e creative sono state parte del loro team per così tanto tempo, e che loro sono stati così accoglienti con me e Ric, in quanto nuovi membri del team.”

SongExploder: gli U2 raccontano Cedarwood Road

SongExploder42-600x298

In questo episodio di SongExploder è il turno degli U2. Song Exploder è un progetto nato a Los Angeles, in California, prodotto e diretto da Hrishikesh Hirway. Nato l’1 gennaio 2014, si occupa di intervistare artisti e produttori facendo raccontare, dai diretti protagonisti, la genesi di un brano o di un album.
Gli U2 hanno scelto Cedarwood Road, un pezzo dell’ultimo “Songs Of Innocence”, che racconta l’infanzia di Bono nella via a Nord di Dublino dov’è cresciuto e dov’è diventato Bonovox.
Nell’intervista, ascoltabile gratuitamente su soundcloud, anche The Edge partecipa attivamente. Nell’audio che vi proponiamo sotto si possono sentire singole linee audio del brano: chitarra, voce, batteria anche nelle versioni “demo” del brano.
La canzone viene smontata, sviscerata sia nei contenuti musicali che in quelli delle liriche.
Potete ascoltare l’intero episodio qui.

#U2ieTour, la setlist della quarta data a Chicago: Crystal Ballroom!

IMG_8073

Ancora a Chicago, ancora dallo United Center, siamo ancora in apnea dopo lo scoppiettante concerto di ieri sera, con l’esordio nelle setlist di Gloria, suonata splendidamente. Se si chiudono gli occhi sembra di rivivere il sound di qualche bootleg che abbiamo ascoltato e riascoltato, quel giro di basso di Adam Clayton, girato verso Larry, con Bono che presenta la band, è qualcosa che viene da lontano, dagli anni ’80! Siamo fan della più grande band al mondo!

Questa sera per la prima volta dal vivo The Crystal Ballroom!

L’atmosfera alla quarta data si sta surriscaldando, se la tua curiosità diventa irrefrenabile, puoi seguire la diretta con noi nel nostro forum o attraverso le nostre pagine facebook e twitter

1. The Miracle (Of Joey Ramone)
2. The Electric Co. / Send In The Clowns (snippet) / I Can See For Miles (snippet) / Smells Like Teen Spirit (snippet)
3. Vertigo
4. I Will Follow
5. Iris (Hold Me Close)
6. Cedarwood Road
7. Song For Someone
8. Sunday Bloody Sunday / When Johnny Comes Marching Home (snippet)
9. Raised By Wolves / Psalm 23 (snippet)
10. Until The End Of The World
(Intermission)
11. Invisible
12. Even Better Than The Real Thing
13. Mysterious Ways / My Sweet Lord (snippet)
14. The Crystal Ballroom
15. Sweetest Thing
16. Every Breaking Wave
17. Bullet The Blue Sky / 19 (snippet)
18. The Hands That Built America (snippet) / Pride (In The Name Of Love)
19. Beautiful Day/ I Remember You (snippet)
20. With Or Without You / My Kind Of Town (snippet)
encores
21. City Of Blinding Lights
22. Mother And Child Reunion (snippet) / Where The Streets Have No Name / California (There Is No End To Love) (snippet)
23. I Still Haven’t Found What I’m Looking For / People Have The Power (snippet)

Draw not war, intervista a Matteo Valenti

Certe volte l’arte, come sappiamo bene noi appassionati di musica, può davvero abbattere gli ostacoli più resistenti e costruire strade dove prima c’erano solo macerie.
E’ stata fondamentalmente questa l’idea alla base del progetto DRAW NOT WAR che ha visto collaborare ragazzi appartenenti a diversi Paesi che hanno o hanno avuto problemi di conflitti.
Gli studenti dei college artistici di Belfast (protestanti), Derry (cattolici), Sarajevo (delle tre etnie), israeliani e palestinesi, si sono dati appuntamento nel novembre scorso a Genova per lavorare fianco a fianco alla sceneggiatura di tre video di animazione sul tema del dialogo.
La colonna sonora di questi tre video? Due canzoni degli U2 (Sunday Bloody Sunday e Staring At The Sun) e una dei Pearl Jam (Insignificance), accomunate dal tema della guerra. Grande sorpresa quando le due band di fama mondiale hanno deciso di concedere i diritti per l’utilizzo dei brani.
L’artefice di tutto ciò è Matteo Valenti, non solo un regista e sceneggiatore che si occupa di produzione video soprattutto per il cinema d’animazione, ma anche un iscritto al nostro forum! Quando ci ha raccontato di aver messo mano ad un progetto ambizioso come DRAW NOT WAR, abbiamo subito deciso di fare una chiacchierata con lui per scoprire qualcosa di più su questa fantastica esperienza.

Com’è nato questo progetto?
Mi occupo di video di animazione, di sceneggiatura e spesso lavoro con i ragazzi delle scuole o delle università, per far fare loro delle esperienze di video animati. Stavo finendo un progetto che coinvolgeva degli Istituti d’arte per animare le sette canzoni di Creuza de Ma di De Andrè e mi era stato chiesto di proporre un altro progetto di questo tipo… Nella mia testa si è accesa una piccola lucina. Ricordo che ero in vacanza, e ad un certo punto dissi a mia moglie: “Per il prossimo lavoro coinvolgo gli U2!”. E lei (giustamente) si è messa a ridere.

Com’è andata la settimana di collaborazione che ha visto i ragazzi lavorare insieme ai tre video?
E’ stata una delle settimane più difficili della mia vita. Quasi subito, tra palestinesi e israeliani ci sono state delle difficoltà. I problemi nascono da ogni cosa, anche ciò che non penseresti mai, una parola, una frase, un disegno. Sono realtà che noi non possiamo capire fino in fondo. E quindi mi sono trovato a gestire questa situazione non facile. Tra i ragazzi di Sarajevo le cose sono andate meglio, anche perché frequentano già la stessa scuola. Anche con i nord-irlandesi non è stato semplice. Se rileggo i fogli che hanno scritto il primo giorno, mi vengono i brividi: frasi come «Io non ho amici dell’altra parte» o «Io non sono mai entrata in quartiere cattolico (o protestante)», fanno riflettere su come sia ancora alterata la situazione. Alla sera poi dovevo lavorare sulle idee del giorno e quindi rimaneva poco tempo per interagire con loro a livello umano.

dRAW not WAR trailer from dRAW not WAR on Vimeo.

Hai qualche aneddoto da raccontare delle tue trasferte?
Ero in Palestina e mostravo ai ragazzi il video di Sunday dal vivo, quello di Rattle And Hum mi pare del 2001 a Slane Castle. Gli studenti palestinesi mi hanno confessato di non conoscere assolutamente gli U2. Ma, del resto, non conoscono praticamente nessun altro. Però… ho notato in un paio di loro, una certa esaltazione e rapimento mentre guardavano il video. E infatti alla fine mi hanno detto che erano rimasti davvero elettrizzati. Il giorno dopo sono tornato con un cd raccolta che avevo con me e l’ho regalato loro, facendoli davvero felici.

Nel nuovo tour, Bono spesso parla dell’importanza del compromesso con riferimento alla sua Irlanda, dell’importanza del dialogo per superare gli effetti di questi conflitti. Come sei riuscito, dal punto di vista pratico, a riunire in un unico progetto ragazzi che appartengono a società che spesso si contrappongono in modo così duro?
Difficilissimo anche questo. Le scuole nord-irlandesi ad esempio (college cattolici o protestanti) mostravano un certo interesse generico, ma poi scomparivano una dopo l’altra e non davano più nessuna risposta. Questo mi ha fatto cominciare a riflettere sul fatto che questo progetto era un po’ folle. Ma insistendo si trovano persone con coraggio e così alla fine abbiamo trovato dei presidi che hanno deciso di mettersi in gioco, sfidando anche quelli che non vedono di buon occhio questi “avvicinamenti”. Per Sarajevo tutto liscio, anche grazie alla collaborazione dell’Ambasciata Italiana sul posto. Per Israele e Palestina, ti lascio immaginare: ho smosso mari e monti, Ambasciate, consolati, Associazioni di ogni tipo. Ero appena riuscito ad ottenere l’adesione di due scuole, ma proprio in quel momento è scoppiata la guerra dell’estate scorsa. Quindi il Ministero israeliano ha bloccato la loro partecipazione. Il progetto in quel momento era fallito. Poi il conflitto è scemato e con l’aiuto di persone che si sono dimostrate simpatizzanti, del Comune di Gerusalemme, ce l’abbiamo fatta. Comunque considerato che i ragazzi scelti si sono offerti volontariamente, devi sempre ricordare loro il fatto che “se sei qui è perché lo vuoi fare, andiamo avanti!”

Qual è stato il momento più esaltante di questo percorso?
Sono tanti e spero che altri arrivino. Ovviamente, visto che siamo qui, ti posso dire che il giorno che mi è arrivata l’email dalla Universal che mi diceva che con gli U2 erano state superate le più rosee aspettative, e mi allegavano il contratto per la concessione dei diritti (anche quello oltre ogni possibile aspettativa)… beh, è stato esaltantissimo!
E’ stato un momento esaltante quando mi sono recato, a bordo di un autobus, a prendere una delle delegazioni in arrivo a Milano. Mi sono ascoltato un po’ di musica in cuffia e ho pensato che il più era fatto (sbagliatissimo!). Esaltanti tutti i viaggi che ho fatto in questi Paesi, e il rapporto con i ragazzi e con i professori.

Perché proprio U2 e Pearl Jam?
Non sono solo band che ascolto. Sono band che amo da moltissimo tempo e che sapevo essere sensibili a questi temi. Speravo che se questo progetto fosse arrivato direttamente a loro avrei avuto, forse, qualche possibilità.

Come hai scelto le canzoni?
Sunday Bloody Sunday, lo puoi capire. Inoltre è sempre stata una delle mie favorite degli U2. C’è da dire che era stata scelta per i ragazzi nord-irlandesi, ma poi, quando ho rivelato i titoli agli insegnanti, durante una riunione, la prima sera, c’è stato uno dei primi problemi. La professoressa di Belfast (della scuola protestante) ha avuto quasi un attacco di panico e ha detto che non potevano farlo. E’ stata davvero male, poverina. Ha telefonato alla preside che le ha intimato di lasciare il progetto se la canzone fosse stata quella. A nulla è valso spiegare che il testo della canzone e le parole sono di unione; la conoscono molto bene quella canzone, ma il Bloody Sunday è una ferita che ha lasciato troppi strascichi. Addirittura temevano ritorsioni contro la scuola. Quindi non ho potuto far altro che cambiare con Staring At The Sun che era destinata agli Israeliani e Palestinesi. Staring At The Sun perché cercavo una canzone degli U2 che parlasse di guerra o di pace, ma che non citasse situazioni reali e riconducibili ad altre realtà (Bullet per esempio). C’era Jerusalem, ma era troppo difficile per questo lavoro. Staring lasciava libertà di interpretazione, anche visiva, ai ragazzi. Avevo chiesto anche Miss Sarajevo, ma per quella non sono arrivati i diritti, probabilmente perché di mezzo c’erano altri autori/case editoriali/discografiche. Quindi ho pensato ad un altro dei miei gruppi preferiti. Anche qui, la casa discografica mi ha fatto capire che i Pearl Jam sono una band difficilissima e non hanno mai concesso (così mi è stato detto) diritti in Italia, ma il fatto che gli U2 avessero già dato due canzoni, ha fatto spingere la richiesta in avanti.

Ci puoi raccontare la reazione del management U2 alla tua richiesta di utilizzare dei loro brani?
I miei contatti sono stati con la casa discografica italiana che come spiegato mi ha molto scoraggiato. Ma io avevo già fatto tradurre il progetto e davanti alle mie insistenze non hanno potuto rifiutarsi di mandarlo. Hanno però messo le mani avanti “Non riceverai nessuna risposta, o se la riceverai, sarà un no tra molti mesi”. I mesi sono passati, ma è stato un sì che ha lasciato sbalordita pure la Universal Italia. Poi ho avuto un contatto telefonico con il management. Sono rimasto molto colpito dal fatto che sapessero chi ero e del progetto. Ho avuto conferma che è stata proprio la band a decidere, e questo mi ha fatto molto piacere. Adesso ho appena mandato a loro i video, ma mi hanno detto che sarà dura che riescano a vederli a breve perché sono molto impegnati nel tour e (se ho capito bene) a provare nuove canzoni.

Il messaggio con cui, sul nostro Forum, hai raccontato la realizzazione del tuo progetto, è il contenuto più apprezzato dai nostri iscritti. Durante questi mesi di lavoro, hai capito che stavi rappresentando molte persone convinte come te della necessità di un vero dialogo per superare i conflitti?
Ho capito che mi ero imbarcato in qualcosa di molto grande, molto più grande di quello che già sapevo. Non sono uno sprovveduto (credo), ma toccare da vicino certe situazioni ti dà il senso della proporzione. Ho avuto paura più volte che tutto andasse in malora. Ho pensato di essere stato un incosciente, ma poi ho pensato che è stata una fortuna esserlo. Comunque, sì. Oltre ai tanti problemi, si incontrano tanti “amici” che capiscono quello che stai facendo e decidono di darti una mano: per esempio, prima ho citato alcuni responsabili del Comune di Gerusalemme, ma che dire degli U2 o i Pearl Jam? O più semplicemente i presidi, i ragazzi e chi ha finanziato e patrocinato tutto questo.

L’aver puntato su linguaggi universali come la musica e il disegno, ha facilitato i ragazzi a collaborare fin da subito, facendo dimenticare la questione “politica”?
Nel caso di Sarajevo sì. Nel caso del Nord Irlanda ha aiutato perché la canzone, come dicevo, stimola l’immaginazione visiva e i due gruppi si sono concentrati assieme più su questo elemento, usandolo anche per superare eventuali contrasti. Per l’altro gruppo è molto interessante notare nel documentario come, finché i ragazzi cercano di dare una spiegazione alle parole di Sunday Bloody Sunday tutto va bene. Quando poi si toccano problemi concreti e politici (come l’esistenza del muro), tutto degenera velocemente.

Quali saranno i prossimi passaggi? Avete intenzione di coinvolgere anche altre città nel progetto, o di pubblicare i video anche su internet?
Ieri sono tornati i ragazzi, e staranno qui cinque giorni assieme, durante i quali faranno tante altre cose. Domani presenteremo i tre video e il documentario che ripercorre tutte le tappe di questo lavoro, comprese le mie trasferte. Su internet non si possono mostrare. Per il momento il contratto non prevede la divulgazione sul web (e infatti anche il trailer non c’è più), ma proiezioni pubbliche come festival cinematografici, rassegne culturali ecc. Sì. Quindi il lavoro girerà. Ci sono già richieste, ad esempio a novembre saremo a Sarajevo.

Le canzoni scelte sono molto significative anche a livello di testi. C’è un verso che useresti per riassumere questa esperienza?
Sicuramente “and the battle is just begun”. Anche se qualche volta pensavo di aver fatto cento, subito dopo mi trovavo a dover fare mille. Questa frase e la grinta che ci mette Bono quando la canta, mi ha spesso dato molta energia. Inoltre ben rappresenta quanto difficile sia lo sforzo per creare dei ponti: buttarli giù è molto più facile.

DRAW NOT WAR su Facebook

ieTour, la terza data di Chicago

u2 i+e stage 24

Gli U2 sono in tour da quaranta giorni, e nella terza data di Chicago regalano ai fan Gloria, che non veniva suonata dal vivo dal 2005 (anche se Bono nel presentarla dice da venti anni), e gli snippet di Two Hearts Beat As One e Love Will Tear Us Apart.

Segui la diretta del concerto nel nostro forum o attraverso le nostre pagine facebook e twitter.

1. The Miracle (Of Joey Ramone)
2. GLORIA / Van Morrison’s Gloria (snippet)
3. Vertigo
4. I Will Follow
5. Iris (Hold Me Close)
6. Cedarwood Road
7. Song For Someone
8. Sunday Bloody Sunday / When Johnny Comes Marching Home (snippet)
9. Raised By Wolves/ Psalm 23 (snippet)
10. Until The End Of The World / She’s A Rainbow (snippet) / A Clockwork Orange (snippet)
(Intermission)
11. Invisible
12. Even Better Than The Real Thing
13. Mysterious Ways / Young Americans (snippet)
14. Desire / La Bamba (snippet) / Julia (snippet)
15. Lucifer’s Hands
16. Every Breaking Wave
17. Bullet The Blue Sky / 19 (snippet)
18. The Hands That Built America (snippet) / Pride (In The Name Of Love)
19. Beautiful Day / Two Hearts Beat As One (snippet)
20. All I Want Is You
21. With Or Without You / Love Will Tear Us Apart (snippet)
encores
22. City Of Blinding Lights
23. Mother And Child Reunion (snippet) / Where The Streets Have No Name / California (There Is No End To Love) (snippet)
24. One / Invisible (snippet)

“Rainbow colors right in front of you”

ie Tour, la setlist della seconda data di Chicago!

u2 i+e stage 27

Stasera secondo concerto a Chicago, ieri sera Bono ha pronunciato We dare to call it (Chicago) our home away from our home. Anche questa volta allo United Center un clima caldissimo, con 19mila fan riuniti da tutto il mondo per accogliere la nostra band.

1. The Miracle (Of Joey Ramone)
2. Out Of Control
3. Do You Remember Rock ‘n’ Roll Radio? (snippet) / Vertigo
4. I Will Follow
5. Iris (Hold Me Close)
6. Cedarwood Road
7. Song For Someone
8. Sunday Bloody Sunday / When Johnny Comes Marching Home (snippet)
9. Raised By Wolves / Psalm 23 (snippet)
10. Until The End Of The World / Love And Peace Or Else (snippet)
(Intermission)
11. Invisible
12. Even Better Than The Real Thing
13. Mysterious Ways / Young Americans (snippet)
14. Angel Of Harlem
15. Volcano
16. Also Sprach Zarathustra (snippet) / Every Breaking Wave
17. Bullet The Blue Sky
18. The Hands That Built America (snippet) / Pride (In The Name Of Love)
19. Beautiful Day / Moment Of Surrender (snippet)
20. Bad / Into The Mystic (snippet) / Moment Of Surrender (snippet)
21. With Or Without You
encores
22. City Of Blinding Lights
23. Mother And Child Reunion (snippet) / Where The Streets Have No Name / California (There Is No End To Love) (snippet)
24. One / Invisible (snippet)

Prima del concerto, una proposta di matrimonio sul palco di Chicago sotto gli occhi di Dallas Schoo:

i+e Tour, il ritorno degli U2 a Chicago per la prima data di cinque!

chicago United Center

Fan in attesa dopo ben una settimana di silenzio, gli U2 tornano questa notte sul palco a Chicago, allo United Center, per la prima delle cinque date programmate per i prossimi giorni. Settimana che è passata nel silenzio totale, dei nostri non si è saputo nulla tranne una veloce comparsata di Edge con un paio di foto su twitter. Vedremo se anche questa notte suoneranno tenendo alto il loro nome e confermando la loro fama, di più grande band al mondo!

Segui la diretta con noi nel nostro forum o attraverso le nostre pagine facebook e twitter

“Dr. King, we need you now more than ever. In Ferguson, in Baltimore, in Charleston!” Bono

1. The Miracle (Of Joey Ramone)
2. The Electric Co. / Send In The Clowns (snippet) / My Kind Of Town (snippet) / I Can See For Miles (snippet)
3. Out Of Control (snippet) / Vertigo / It’s Only Rock And Roll (But I Like It) (snippet)
4. I Will Follow
5. Iris (Hold Me Close)
6. Cedarwood Road
7. Song For Someone
8. Sunday Bloody Sunday
9. Raised By Wolves / Psalm 23 (snippet)
10. Until The End Of The World / Love And Peace Or Else (snippet)
(Intermission)
11. Invisible
12. Even Better than the Real Thing
13. Mysterious Ways / Young Americans (snippet)
14. Elevation
15. Ordinary Love
16. Every Breaking Wave
17. Bullet The Blue Sky / Anthem (snippet)
18. The Hands That Built America (snippet) / Pride (In The Name Of Love)
19. Beautiful Day / My Kind Of Town (snippet) / I Remember You (snippet)
20. With Or Without You
encores
21. City Of Blinding Lights
22. Mother And Child Reunion (snippet) / Where The Streets Have No Name / California (There Is No End To Love) (snippet)
23. I Still Haven’t Found What I’m Looking For / People Have The Power (snippet)

Willie Williams, quarta e ultima parte della sua intervista

U2 Lighting Plot 1PARTE 1  –  PARTE 2  –  PARTE 3

Ecco la traduzione della quarta e ultima parte delle parole di Willie Williams, intervistato con grande competenza da Live Design.

Live Design: Arrivando alle specifiche del tuo impianto luci, c’è niente di nuovo che hai provato e ti è davvero piaciuto?

Willie Williams: Mi sono piaciuti i fari Bad Boy della PRG, in particolare la possibilità di ottenere uno zoom adeguato, piuttosto che ridurre semplicemente la dimensione del diametro. E’ difficile concepire che così tanta luce possa arrivare da un oggetto così piccolo.

Adoro i neon fluorescenti ingabbiati. Hanno il loro ruolo specifico nello show, che è probabilmente una novità assoluta per un apparecchio per l’illuminazione. All’inizio con quello che chiamano “il club punk” – li lasciamo sempre accesi per la prima metà dello show. Poi, quando lo schermo/passerella scende del tutto, altri neon, sia sopra che sotto, diventano il pauroso sottopassaggio dopo il bombardamento. Infine, proprio al termine dello spettacolo, ricompaiono, alcuni in orizzontale ed altri in verticale, e si allungano dal palco a reticolo, formando una bella “città della luce” come se ci redimessimo e andassimo in paradiso (o da qualche parte).

E’ alquanto bello che siano azionati manualmente. Quelli della Tait erano entusiasti di farli stare su tramite un ariete idraulico (un dispositivo idraulico ndr) o qualcosa del genere, ma ho il solo Nick Barton e le lampade per circondare il palco e tirarle su quando ne abbiamo bisogno.

 

 

LD: Come sono stati prodotti i contenuti video?

WW: I contenuti video per questo show non sono neanche lontanamente casuali e sono davvero importanti per la narrazione. Bono era entusiasta che non ci siano “troppi sapori” e non la solita diversa selezione diversa di idee disgiunte da una canzone all’altra.

Abbiamo sempre saputo che lo show sarebbe stato in due parti – Innocence e Experience – e così Bono chiese se potevamo avere un singolo artista a sovrintendere ciascuna parte. In modo molto triste, dal tour 360, abbiamo perso per un cancro Run Wrake, il pilastro per i nostri contenuti video, e così ci siamo trovati a ripartire da zero.

Sam Pattinson, a lungo mio produttore video, ha fatto molto ricerche e ha trovato qualche grande talento, e così abbiamo iniziato a mettere insieme una lista dei risultati. E’ una cosa difficile portare nuovi artisti nell’ambiente di un rock show perché per loro è un po’ un cambio di mentalità nell’essere a proprio agio con noi che essenzialmente rivoluzioniamo il loro lavoro. In più, considerata la forza della narrazione in atto, non eravamo alla ricerca di idee da realizzare, che sarebbe stato ancora più difficile. Non stavamo cercando una nuova interpretazione delle canzoni.

Alla fine tutto ha funzionato quando, con il team in-house The Third Company, abbiamo iniziato a realizzare le prime versioni dei contenuti. Queste sono servite come demo da mostrare alla band e anche come modelli per una successiva ulteriore lavorazione una volta definito lo stile richiesto. La prima parte si è basata sull’essere molto artigianali, con ritagli e rimandi alle grafiche punk, in modo da riflettere l’influenza di Linder Sterling e altri del periodo punk. La seconda parte è caratterizzata da una visione ad alta risoluzione di un futuro fluorescente, mostrando l’estremo opposto. Abbiamo lavorato con alcuni grandi persone in questo percorso. Il cosidetto Xaver Xylophon di Berlino ha realizzato alcuni dei primi rendering, con contributi video da Kevin Godley e anche da Damien Hirst.

Alla fine, i due artisti che rappresentano le due metà sono Oliver Jeffers, un artista e disegnatore per bambini che viene dall’Irlanda del Nord, e Jeff Frost, un giovane regista di Los Angeles. I disegni semplici di Oliver si sono trasformati nello stile della casa nella prima parte mentre la straordinaria stop-motion ad alta risoluzione, la città in time-lapse e i paesaggi naturali di Jeff sono diventati il nostro obiettivo nella seconda parte.

 

LD: Ci sono effetti speciali?
WW: Nessuno, tranne l’effetto nebbia, ovviamente. Oh, e otto macchine per coriandoli che ricoprono il pubblico con pagine dell’Ulisse, Il Signore delle Mosche, I Salmi e Alice nel Paese delle Meraviglie. Un giorno Bono mi ha detto “Quando hanno bombardato la biblioteca di Sarajevo, le pagine dei libri sono piovute sulla città per giorni. Parole, poesie, frasi, tutte mescolate, caddero nelle mani della gente. Pensi che potremmo riprodurre questa cosa?”

2

 

LD: Ci sono stati problemi tecnici che alla fine hanno cambiato il progetto?
WW: Il peso è stato un enorme problema. Lo schermo/palco inizialmente avrebbe dovuto essere più lungo di circa 7 metri e occupare l’intera passerella ma, in combinazione con la grande quantità di sistema audio e attrezzatura, sarebbe stato impossibile da portare in tour.

LD: Altre sfide?
WW: L’altro grande problema, ovviamente, è che Mark Fisher non è più qui. Fortunatamente, stava bene abbastanza da partecipare al primo incontro che abbiamo avuto riguardo questo show a marzo del 2013. E’ stata la prima volta che il team creativo si è riunito con la band, quindi molti di noi non si vedevano da un paio di anni. E’ stata anche la prima volta che Ric Lipson e Es Devlin hanno incontrato la band, diventando poi i miei principali collaboratori nella progettazione.
Purtroppo Mark non è stato in grado di partecipare di persona ad altri incontri, ma ha partecipato via Skype un paio di volte. Al suo ultimo incontro, non se la sentiva di accendere la sua webcam su Skype, così ha trascorso la riunione come questa voce incorporea che usciva dal laptop di Ric. Mark non aveva parlato per un po’, e la conversazione era passata a quanto ci piacciono i palchi che “sono” qualcosa – sono un oggetto vero e proprio, oppure la sua astrazione. Bono chiese a tutti noi di pensare ad un oggetto che riassumesse gli U2, e questo, magari, sarebbe diventato un’idea per il progetto del palco. Siamo intervenuti tutti con varie proposte, poi Bono si è chinato verso il laptop e ha chiesto “E tu Mark? Cosa ne pensi?” C’è stata una lunga pausa e poi abbiamo sentito, “una fottuta croce! Perché non lo fate e basta, e mettete una fottuta croce in mezzo allo stadio!?”
Ci siamo messi tutti a ridere, ma abbiamo preso a cuore le sue parole. Quando i tubi fluorescenti ingabbiati prendono la loro configurazione finale della “città di luce”, alcuni sono orizzontali e altri verticali, così, qui e là, da alcune angolazioni, puoi vedere le fottute croci di Mark.
Pensiamo a lui ogni volta che appaiono.

U2 Lighting Plot 5FONTE

 

 

 

Chicago & U2

chicago&u2

 

 

Chicago

Il Tour ritorna negli Stati Uniti e si ferma nell’Illinois a Chicago, città con 2,7 milioni di abitanti, dall’area metropolitana di oltre nove milioni di persone e rappresenta una delle località dove gli U2 negli anni, hanno saputo raccogliere un bacino immenso di fan, tanto da tornare per ben 25 concerti ufficiali e per raccontare la storia della band in zona, è doveroso considerare che nel circondario, ci sono anche Tinley Park dove la band ha suonato 3 volte e Rosemont che con le sue 5 serate, sommate all’esibizione per il Conspiracy of Hope Tour, porta a ben 34 concerti ufficiali in zona.

international house

La storia inizia l’11 aprile 1981, quando gli U2 passano durante la quarta leg del Boy Tour all’University of Chicago International House, biglietto d’entrata a 1$ compresa consumazione e molti studenti hanno avuto l’opportunità di vedere da vicino questa band irlandese che stava muovendo i primi passi e che concluse il concerto con 11 O’Clock Tick Tock, The Ocean.

large

La sera successiva il 12 aprile 1981, suonano davanti a 1.000 persone al Park West, primo sold out in città, con questa setlist: The Ocean, 11 O’Clock Tick Tock, Touch, An Cat Dubh, Into The Heart, Another Time, Another Place, The Cry, Electric Co. Send in The Clowns, Things To Make and Do, Stories for Boys, Boy-Girl / I’m a Believer, Out of Control, Twilight, I Will Follow, 11 O’Clock Tick Tock e A Day Without Me.  Torneranno ancora al Park West anche per l’October Tour il 6 dicembre 1981, facendo sempre sold out.

aragon ballroom

Il 21 Maggio 1983 la band è all’Aragon Ballroom per il War Tour, 4mila spettatori. In quei giorni gli U2 visitano il Chicago Peace Museum, che esibisce la mostra tuttora itinerante, The Unforgettable Fire, una collezione di dipinti realizzati dai sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. La vista delle opere colpisce i nostri, che vengono catturati anche dalla dovizia con la quale viene raccontata la vita di Martin Luther King e lo spazio dedicato alla sua battaglia non violenta per i diritti dei cittadini di colore in America.  Alla fine del Tour decideranno di regalare alla causa, la celebre bandiera bianca utilizzata da Bono in quasi tutte le serate assieme allo sfondo del palco usato in tour,  creando una mostra permanente chiamata Give Peace A Chance, assieme a molti altri oggetti appartenuti ad artisti che hanno promosso la pace attraverso la loro musica, come John Lennon e Joan Baez.

Nell’album pubblicato un anno e mezzo dopo, a ottobre 1984, sono concretizzati parecchi spunti che hanno ispirato Bono e gli altri e per l’Unforgettable Fire Tour, la band programma tre serate a Chicago, la prima è sempre all’Aragon Ballroom l’11 dicembre 1984 nella cortissima terza leg, durante la canzone conclusiva 40, ben 5.500 fan assistono alla dedica di Bono al Peace Museum. La band di supporto quella sera furono i Waterboys.

University Of Illinois Pavillion

Per le altre due date del Tour viene scelto l’University of Illinois Pavilion, avveniristica struttura da poco più di 10mila posti che va sold out velocissimo per le date del 21 e 22 marzo 1985 nella quinta leg.  La prima sera, parzialmente ripresa dalla CBS, la band sale sul palco sulle eteree note di 4th of July e attacca con una fenomenale 11 O’Clock Tick Tock, I Will Follow, Seconds, MLK, The Unforgettable Fire, Wire, Sunday, The Cry / Electric Co., A Sort Of Homecoming, Bad / Ruby Tuesday / Sympathy For The Devil, October, New Year’s Day, Pride, bis: Knockin’ On Heaven’s Door, Gloria, 40

La band torna nei pressi di Chicago il 13 giugno del 1986 al Rosemont Horizon , per il Conspiracy Of Hope, la sera nella quale Bono canta meravigliosamente anche Invisible Sun con i Police.

rosemont horizon chicago

Quindi arriviamo al leggendario Joshua Tree Tour nel 1987, per una data programmata nella prima leg del JT il 29 aprile, Rock Hottest Tickets, ed una tripletta nella terza leg, 28, 29 e 30 ottobre, a meno di 20 miglia da Chicago, precisamente a Rosemont, con ben 18mila fan che invadono il minuscolo paesino di quasi cinquemila abitanti, sempre al Rosemont Horizon. Grandissima partecipazione del pubblico, 19 pezzi suonati le prime due sere e 22 in totale l’ultima, con questa setlist: Where The Streets Have No Name, I Will Follow, Trip Through Your Wires, I Still Haven’t Found, Out Of Control, MLK, The Unforgettable Fire, Bullet The Blue Sky, Running To Stand Still, Sunday, Exit, In God’s Country, Helter Skelter, Help / Bad, October, New Year’s Day, Pride, bis: Party Girl, Spanish Eyes, With or Without You, 40.

A Rosemont gli U2 tornano un’ultima volta portando la prima leg dello ZooTv  il 31 marzo 1992, atmosfera caldissima con 18mila fan entusiasti.

Tinley Park

Mentre per le altre tre date dell’Outside Broadcast, per la zona di Chicago viene scelto Tinley Park, cittadina di circa 60mila abitanti, che nel proprio territorio ha il World Ampitheater Music, spettacolare luogo per suonare e capace di contenere ben 28mila persone. E nella Terza leg dello Zootv tour, il 15, 16 e 18 settembre, gli U2 incendiano i dintorni con il volume della loro musica e dopo la prima serata raccolgono addirittura un centinaio di lamentele per il rumore. Vincono la velocissima causa e la terza sera regalano un concerto straordinario per pathos ed energia. Durante la serata Bono chiama il Sindaco Welch: Salve mi trovo a Country Hills e sto cercando di capire se avete avuto delle lamentele stasera, sono con un alcuni amici e non riusciamo a prendere sonno. Operatore: posso lasciare un messaggio? Bono: dica loro di aprire le finestre e abbassare le televisioni, l’unica cosa piu’ rumorosa di un concerto degli U2, sono le persone che vengono ad un concerto degli U2!   Durante la prima delle tre serate, So Cruel è stata suonata per l’ultima volta, mentre torna nella setlist Party Girl.

Chicago Soldier Field

Per il PopMart Tour viene organizzata una tripletta, il 27, 28 e 29 giugno 1997 al Soldier Field, con i Fun Lovin Criminals band di supporto. Oltre 40mila fan a data, quasi sold out, durante la prima sera è suonata per l’ultima volta If God Will Send His Angels e torna in setlist MLK che mancava dal 1990.

United Center

Ben sei date per l’Elevation Tour, quattro date per la prima leg 12, 13, 15 e 16 maggio 2001 e due per la terza leg, il 15 e 16 ottobre dello stesso anno; tutti i concerti vengono suonati allo United Center, sempre sold out con oltre 19mila spettatori.  La prima sera Bono ricorda Twenty years ago, we played a place called the Park West, this week twenty years ago. It was a dollar in, some things have changed‘ Un fan viene fatto salire per suonare Stay al pianoforte. Il 16 maggio, ultima sera Bono ricorda ancora The Chicago Peace Museum, U2 first visited the Chicago Peace Museum in 1983 when it was hosting the Unforgettable Fire exhibition, drawning made by survivors of the Hiroshima and Nagasaki bombings in ’45. The band later donated their ’83 white flags stage backdrop to the museum, for an exhibition ewntitled Give Peace a Chance. Questa fu la setlist: Elevation, The Fly, Real Thing, Mysterious Ways, One / Wake Up Dead Man, Until the End Of The World, New Year’s Day, Stuck, Kite, New York, I Will Follow, Sunday Bloody Sunday, The Sweetest Thing, Angel Of Harlem, I Still Haven’t Found, All I Want is You, Where The Streets Have No Name, Pride, bis: Bullet The Blue Sky, With Or Without You, Beautiful Day, I Remember You, Walk On.

La band torna a Chicago per ben sei date anche nel Vertigo Tour, sempre sold out e ancora allo United Center. Quattro concerti nella prima leg, il 7, 9, 10 e 12 maggio 2005, cui fa seguito una doppietta, il 20 ed il 21 settembre dello stesso anno.  Sempre setlist d’autore, in queste sei serate a Chicago trovano posto alcuni pezzi come Who’s Gonna Ride Your Wild Horses, Discoteque, Fast Cars, The Ocean suonata due volte, The First Time, meravigliose Running To Stand Still suonata in ben 4 serate, The Cry un paio di volte, An Cat Dubh / Into The Heart  vengono proposte nella prima parte di tre concerti, alle quali aggiungiamo che in ben cinque finali viene proposta 40, per tre volte intera ed in altre due clamoroso snippet di Bad.  Oltre a alcune chicche qua e la, come gli snippet estemporanei di Stories For Boys e Daddy’s Gonna Pay For Your Crashed Car, alle quali aggiungiamo l’epico ricordo dei Joy Division, Love Will Tears As Apart, suonato in coda a With Or Without You appena una ventina di volte dalla fine del Joshua Tree Tour.

Soldier Field

Per il mastodontico 360 Tour la band necessita dello spazio più grande e deve tornare al Soldier Field che viene scelto per la doppietta inaugurale della leg Usa. Circa tre settimane dopo la serata di Cardiff, il 12 e 13 settembre 2009, quasi 70mila fan attendono gli U2 che riescono anche per l’occasione a sorprendere suonando per la prima volta in assoluto Your Blue Room.  Tornaneranno anche per una delle ultime date del tour, il 5 luglio 2011, ancora al Soldier Field, sold out inevitabile e ripagato da questa setlist: Even Better Than The Real Thing, The Fly, Mysterious Ways, / Tryin’ To Throw Your Arms Around The World, Until The End of The World, Out Of Control, Boots, I Still Haven’t Found / The Promised Land, Stay, Beautiful Day / Space Oddity, Elevation, Pride, Miss Sarajevo, Zooropa, City, Vertigo, Crazy / Discoteque, Sunday Bloody Sunday, Scarlet, Walk On bis: One, Where The Streets have No Name, Hold Me Thrill Me Kiss Me Kill Me / My Kind Of Town, With Or Without You, Moment Of Surrender / One Tree Hill, One Tree Hill.  In apertura ben 5 pezzi presi da Achtung Baby, compresa Tryin To suonata, anche se solo snippet, per la prima volta dopo il 1993 e concerto che non finisce dopo Moment, ma Bono chiede ed ottiene di dedicare One Tree Hill all’amico Greg Carrol, di cui ricorreva in quei giorni il 25mo anniversario da qual pauroso incidente di moto, e la rara perla viene così suonata per una delle pochissime occasioni al di fuori dell’Oceania.

Per questo ie Tour la band ha in programma ben cinque concerti, il 24, 25, 28, 29 giugno e 2 luglio e c’è molta attesa perchè gli U2 tornano sul palco a quasi una settimana di distanza dall’ultima data di Montreal. In tante serate a Chicago la band ha saputo trovare le giuste motivazioni per caratterizzare le setlist ed in base ai vari soundcheck, sappiamo che c’è molta carne al fuoco. Gli U2 hanno finora suonato sempre con grande intensità, uscendo dalla venue durante ovazioni interminabili, oramai siamo al diciottesimo concerto, siamo in pieno tour. A Chicago vogliamo sentire il tick tock!

U2-U13447

fonte: Pimm, U2gigs e varie ricerche web

 

 

 

U2 iNNOCENCE & eXPERIENCE Tour: notizie, fatti e curiosità dopo il primo mese

u2-i-e-stage-20-1024x683

Con il concerto dello scorso 17 giugno a Montreal, l’”Innocence + Experience tour” degli U2 ha compiuto il “primo mese (abbondante) di vita”, essendo partito il 14 maggio da Vancouver. Dopo 17 concerti veri e propri più l’esibizione one-off al Roxy Theatre di Hollywood, e approfittando di una breve pausa di una settimana, è possibile iniziare a trarre le primissime conclusioni: siamo infatti giunti, sostanzialmente, alla metà della prima leg in Nord America, che terminerà il prossimo 31 luglio a New York e che prevede in tutto 36 concerti.
Innanzitutto, è d’uopo sottolineare come la tournée 2015 degli U2 sia abbastanza particolare per una serie di motivi:

  • si tratta del loro primo tour indoor in 10 anni, in netto contrasto con il precedente 360° Tour 2009/2011 che ebbe 110 date tutte outdoor e risultò il tour di maggior successo nella storia della musica, con oltre 700 milioni di dollari di incassi (merchandising escluso) e oltre 7 milioni di spettatori.
  • è stato organizzato tutto “a date multiple”, ovvero con minimo 2 show (e massimo 8) in ogni location. Il loro progetto originale, annunciato lo scorso dicembre con la messa in vendita dei biglietti, era di costruire 2 scalette diverse e alternarle di sera in sera; la band però durante le prove ha cambiato idea e si è orientata come al solito su un’unica scaletta “standard”.
  • gli U2 non andavano in tour dal luglio 2011, e dunque con quasi 4 anni di pausa si tratta del break più lungo mai fatto nella loro ormai 35ennale touring career.
  • mai avevano lasciato trascorrere ben 8 mesi della pubblicazione di un nuovo album e la partenza del relativo tour, se non ai tempi di Rattle and Hum (1988) e del successivo LoveTown tour 1989/90, progetti però assai inusuali e dunque non facenti del tutto testo.
  • Bono per la prima volta in assoluto non può suonare la chitarra on stage, a causa dello sfortunato incidente in bicicletta avvenuto a New York lo scorso novembre.

Le prime 11 date hanno raccolto quasi 190.000 spettatori e generato un incasso complessivo di oltre 22 milioni di dollari (merchandising escluso). Risultato ottimi per una band in attività da oltre 35 anni, ma leggermente inferiori alle attese dell’entourage della band e degli addetti ai lavori.

Gli U2 hanno costruito uno spettacolo in “2 atti” con una breve pausa: il primo atto prevede 10 canzoni sostanzialmente “fisse” e basate sul tema dell’innocenza, il secondo atto ha una serie di slot più variabili e si configura come una sorta di “greatest hits live” con qualche sorpresa occasionale.

Nel corso dei primi 18 show (contando anche l’esibizione al Roxy Theatre) gli U2 hanno suonato 41 brani diversi, che per loro rappresenta un vero e proprio record in così pochi concerti; è da notare però come, in una scaletta che prevede normalmente 23/24 canzoni, 18 sono state eseguite tutte le sere e un altro pezzo ha saltato solo 2 concerti.

La band ha per il momento “fatto girare” ben 12 brani nuovi (contando anche i singoli one-off Ordinary Love e Invisible, pubblicati rispettivamente a dicembre 2013 e febbraio 2014), di cui 7 sono stati suonati tutte le sere. Le canzoni più degne di nota sono: When Love Comes to Town (mancava dal 1993), In God’s Country (mancava dal 1989, a parte un paio di uscite nell’Elevation Tour 2001), 11 o’clock tick tock (suonata appena una dozzina di volte fra il 1987 e il 2001), Sweetest Thing (suonata appena una manciata di volte nel 2001), Lucifer’s Hands (b-side dell’album nuovo), The Ocean (brano suonato una trentina di volta nel Vertigo Tour 2005-2006, ma che prima di allora mancava da ben 23 anni), Even Better than the Real Thing (brano recuperato nel corso delle ultime leg del 360 tour, ma che a parte qualche sporadica apparizione nel 2001 mancava stabilmente dal 1998), Miracle Drug (suonata con regolarità solo nelle prime 2 leg del Vertigo Tour, e da allora accantonata), The Electric Co (brano che era stato recuperato nel Vertigo Tour ma che prima di allora mancava da 18 anni).

Questo l’elenco completo dei 39 pezzi suonati sin’ora nei 17 concerti veri e propri (thanks u2gigs.com):

  • Beautiful Day (17 times)
  • Bullet The Blue Sky (17 times)
  • Cedarwood Road (17 times)
  • Even Better Than The Real Thing (17 times)
  • Every Breaking Wave (17 times)
  • I Will Follow (17 times)
  • Invisible (17 times)
  • Iris (Hold Me Close) (17 times)
  • Mysterious Ways (17 times)
  • Pride (In The Name Of Love) (17 times)
  • Raised By Wolves (17 times)
  • Song For Someone (17 times)
  • Sunday Bloody Sunday (17 times)
  • The Miracle (Of Joey Ramone) (17 times)
  • Until The End Of The World (17 times)
  • Vertigo (17 times)
  • Where The Streets Have No Name (17 times)
  • With Or Without You (17 times)
  • City Of Blinding Lights (15 times)
  • Out Of Control (8 times)
  • The Electric Co. (8 times)
  • Angel Of Harlem (7 times)
  • I Still Haven’t Found What I’m Looking For (7 times)
  • One (7 times)
  • Desire (6 times)
  • Bad (5 times)
  • Sweetest Thing (4 times)
  • When Love Comes To Town (4 times)
  • 40 (3 times)
  • Elevation (3 times)
  • Ordinary Love (3 times)
  • The Troubles (3 times)
  • Volcano (3 times)
  • California (There Is No End To Love) (2 times)
  • Miracle Drug (2 times)
  • Stuck In A Moment You Can’t Get Out Of (2 times)
  • All I Want Is You (1 time)
  • In God’s Country (1 time)
  • Lucifer’s Hands (1 time)

A tale elenco è necessario appunto aggiungere 11 O’clock tick tock e the Ocean, suonate per il momento solo al Roxy Theatre.
Da notare come One, uno dei loro brani più famosi e amati, per la prima volta non è fissa in scaletta.

Nel corso del tour si è per il momento confermata una tendenza ormai acclarata: da 30 anni (Unforgettable Fire tour 1984-85) gli u2 hanno un rapporto un pò “sofferto” con il vecchio materiale, cioè con i pezzi non dell’album in promozione. E’ evidente e preclaro che gli U2, di tour in tour, non hanno molta intenzione di valorizzare il loro precedente repertorio “minore”, cioè quello che ha avuto minore successo, salvo qualche sporadica eccezione.

Nella costruzione delle scalette puntano, oltre che sui pezzi nuovi, quasi solo sugli album più famosi, e di questi scelgono quasi solo i pezzi più celebri (hit singles). In particolare:

– le “new album tracks” che vengono suonate con regolarità in tour vengono poi quasi sempre abbandonate al giro successivo, e quasi mai recuperate, a meno che appunto non siano state singoli di successo.
– le uniche certezze dei primi 3 album sono I Will Follow, Sunday Bloody Sunday e New Year’s Day, (quest’ultimo brano, peraltro non ancora suonato in questo tour, fu nel 1983 il loro primo hit single).
October di fatto è ignorato.
– le uniche certezze di Unforgettable Fire sono Pride (il loro secondo hit single) e Bad.
– le uniche certezze di Joshua Tree sono le prime 4 canzoni, fra cui ci sono i 3 singoli, tutti di enorme successo.
– le uniche quasi-certezze di Rattle and Hum sono 3 singoli di successo (Desire, Angel of Harlem, All I Want is You). Adesso è stata recuperata When Love Comes to Town che fu pure un singolo di successo.
– le uniche certezze di Acthung Baby sono “le solite 5″ (One, Until The End Of The World, The Fly, Mysterious Ways, Real Thing), fra cui i 4 singoli di maggiore successo.
Passengers, Zooropa e Pop sono sostanzialmente ignorati, ed è probabile che anche No Line on the Horizon subirà tale destino.
– le uniche certezze da All That You Can’t Leave Behind sono i 4 singoli, tutti enormi successi.
– le uniche certezze da Atomic Bomb sono i 2 singoli di maggiore successo.

Si sa comunque per certo che la band ha recentemente provato/considerato vari altri brani più rari e “inusuali” (Crystal Ballroom, Velvet Dress, The Ground Beneath Her Feet, Tryin’ to Throw Your Arms, Numb, Moment of Surrender, No Line on the Horizon ed altri), sarà interessante vedere se tali brani verranno inseriti nelle scalette o meno.

Prossimo appuntamento on stage il 24 giugno a Chicago… stay tuned!

Articolo di Gabriele L.