Willie Williams: “Il prossimo tour sarà uno spettacolo meno imponente”

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Qualche giorno fa Patrick Dupuis, grafico e designer presso la televisione canadese ICI ARTV, ha pubblicato una sua intervista con Willie Williams, l’ormai famoso designer e progettista dei tour e dei palchi di molti artisti musicali trai quali ovviamente gli U2.

Vi proponiamo qui di seguito la traduzione completa dell’intervista, buona lettura!

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Nel novembre 2005 io e mio fratello François abbiamo assistito ad una data del Vertigo tour degli U2. Al momento di mostrare i biglietti all’ingresso, ci annunciarono che, a seguito di un sorteggio, eravamo tra quelle poche centinaia di spettatori che avrebbero visto il concerto dalla zona Vip, proprio di fronte a Bono e alla band. Io, mio fratello e gli U2: una serata straordinaria “tra di noi”.

Completamente sconvolto dalle prodezze visuali degli spettacoli del mio gruppo preferito, mi sono documentato ed ho scoperto uno dei principali ideatori lontano dai riflettori dei grandi tour degli U2. Tra i suoi clienti più importanti, i Rem, David Bowie, George Michael, Lady Gaga, Sigur Rós.

Ecco una bella chiacchierata con Willie Williams, un progettista che non teme le idee di grandezza delle rockstar di tutto il mondo.

Qual è un ricordo d’infanzia che ha influito sul suo interesse per il mondo dello spettacolo?

Mio padre faceva parte di un coro operistico. Quando avevo 14 anni, feci la comparsa in alcune produzioni del teatro “Crucible” di Sheffield (Inghilterra), tra cui la Carmen e l’Aida. Fu allora che ebbi l’illuminazione.

Quali sono le tappe che l’hanno portata verso il mondo dello show-business?

Ho scoperto la progettazione dei sistemi di illuminazione di scena frequentando degli amici che facevano parte di gruppi musicali. Era il 1977, il punk rock era al suo apogeo ed io cercavo in ogni modo di andarmene da casa. Sono diventato amico di queste band e ho cominciato a giocare con le luci dei loro spettacoli. Mi sembrava un modo divertente di partecipare e loro non avevano nessuno che se ne occupasse. Dopo qualche anno, ho capito che riuscivo (più o meno) a guadagnarmi da vivere e a tenermi occupato, quindi mi sono detto che conveniva continuassi. E’ stato allora che ho cominciato a vedermi come un light designer.

Lei è un uomo creativo. In cosa consiste il suo processo creativo?

La fonte più frequente d’ispirazione è l’osservazione. A volte, il processo può richiedere anni. Vedo qualcosa di cui mi piace l’atmosfera, lo stipo nella memoria e lo conservo finchè si fonde con un’altra idea dello stesso genere.

Quali sono i suoi strumenti preferiti per creare? La matita, la carta, il computer, altri oggetti altro?

Tutti questi elementi, davvero. Lavoro con un mix caotico di mezzi: disegno a mano libera, digitalizzazione, disegni col computer e Photoshop. Tutto però parte dalla testa.

Lei è dietro a tutti i concept dei tour degli U2 fin dal loro esordio. Qual è il suo ruolo nella creazione di questi spettacoli?

Il mio ruolo principale è quello di direttore artistico. Sono il perno centrale della squadra di creativi. Che non vuol assolutamente dire che tutto è fatto a modo mio, succede spesso il contrario. Con così tanti collaboratori, c’è semplicemente bisogno di un leader.

Mi descriva una giornata di progettazione tipica con i membri degli U2 ed i suoi collaboratori.

Onestamente non c’è una vera e propria giornata tipica. Il processo cambia continuamente insieme al progetto. Certo è che la chiave è la comunicazione. Tutti devono sapere quello che succede durante tutto il processo creativo, è fondamentale.

Sente di poter esprimere liberamente la sua creatività in questi progetti mastodontici?

Sì, ma ogni volta all’insegna dello spirito di collaborazione. Nei casi migliori, si crea un ambiente libero nel quale le idee possono crescere. Quando il gruppo si fida, quello che conta è di ottenere un risultato magnifico. Non è importante da chi provengano le idee.

Regalare emozioni ad una folla immensa, è questa la chiave di un bello spettacolo?

Stranamente, lo strumento più efficace per emozionare è l’anticipazione. Creare un momento in cui la folla capisce improvvisamente quello che sta per succedere. Quell’istante in cui viene voglia di gridare “Sì!!!”. Poi, è il risultato finale che conta di più: creare un momento che porta ad un crescendo di emozioni.

La cosa più preziosa e più rara in uno spettacolo è trovare un momento che combina anticipazione ed energia simultaneamente. E’ pressochè impossibile da creare. Ma con gli U2, succede con le prime note della canzone Where the streets have no name. Ogni volta è un momento straordinario.

Come arriva a concretizzare le sue idee di grandezza in una scaletta con tempi così serrati?

Si deve prendere la scaletta sul serio e lavorare in modo di rispettarla. E’ inutile proporre idee impossibili da realizzare nei tempi previsti.

Quasi senza limiti oggi, le nuove tecnologie consentono di dar libero spazio all’immaginazione?

Personalmente, la tecnologia può spesso ispirarmi, ma abusarne può essere controproducente. Il miglior esempio è l’onnipresenza degli schermi DEL, che rende simili il 99% degli spettacoli rock e pop.

E’ giusto dire che il denaro non è mai un ostacolo nel caso di questi progetti giganteschi? Lo scopo è solo quello di avere l’idea migliore?

Non è assolutamente così! Più il budget è consistente, più si è sotto pressione. Con un budget minuscolo o anche inesistente, si deve essere astuti nel realizzare la propria visione delle cose. Lo studio puntuale dei finanziamenti di un progetto di grande portata è molto accurato. Se uno spettacolo diventa più caro del previsto, i ragionieri sono in agguato. Con un budget limitato, tutti si sentono più rilassati.

I membri degli U2 sono persone creative?

Sì, molto creative. Tutto inizia con una chiacchierata con loro: in che direzione vanno, cosa li interessa, cosa li fa riflettere, tutti questi elementi arricchiscono il concept dello spettacolo. A volte hanno anche delle idee molto precise. E’ un grande processo di collaborazione.

Che cosa la spinge ad essere così fedele ai progetti degli U2 fin dal loro esordio?

Sono unici. Nessun altro gruppo è rimasto così creativo e significativo per così tanto tempo. E’ facile voler restare legato a loro.

Su cosa sta lavorando in questo momento?

Attualmente sto lavorando a diversi progetti: un tour con il cantante britannico Robbie Williams, uno spettacolo con l’attrice Dawn French, un festival per la primavera 2015 e sono consulente per il design di una discoteca.

Prenderà parte all’ideazione del prossimo tour degli U2?

Ha uno scoop da regalarci sul nuovo concept?

Si tratterà di uno spettacolo meno imponente rispetto al tour precedente.

Ha un consiglio da dare ai creativi alla ricerca di nuove idee?

Non cercate le idee nel vostro ambito. Guardate alle altre forme d’arte e lasciatevi ispirare. Portate delle idee che provengono dai settori più disparati. E non cominciate mai e poi mai il vostro progetto con una lista delle attrezzature.

Fonte | ARTV via U2achtung

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