“Spider-Man Turn Off The Dark” Mobile App

Dopo il grande successo avuto a Broadway, il musical di Bono e Edge diventa un’applicazione per cellulari!

Sarete in grado di ascoltare musica, caricare foto e ricevere notifiche per offerte speciali che non possono essere trovato altrove sul web. Inoltre, avrete la possibilità di guadagnare badge guardando video esclusivi, condividendo contenuti e rimanendo connessi al vostro ‘web-slinging superhero’ preferito.

Mobile Roadie Apps
iPhone
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Fonte: spidermanonbroadway.com

Brad Pitt ringrazia Bono per l’impegno umanitario.

Anche la star di Hollywood Brad Pitt in una recente intervista all’Hollywood Reporter ha ringraziato Bono da cui ha detto di aver imparato molto per quanto riguarda l’impegno umanitario. In particolare Pitt ha dichiarato di aver cercato il leader degli U2 dopo una visita in Marocco che gli avrebbe aperto gli occhi sulle condizioni di estrema povertà di molte zone dell’Africa. Da qui la decisione di “scendere dal divano” e unirsi a Bono nel portare avanti diverse cause umanitarie.
Brad Pitt è tra l’altro cofondatore della Make It Right Foundation dal 2007, fondazione che ha l’obbiettivo di aiutare le persone colpite da violenti uragani.
Vi ricordiamo infine l’ultimo spot girato per i dieci anni della Global Fund che ha visto Bono ancora una volta protagonista a sostegno della lotta all’AIDS, alla malaria e alla tubercolosi.

Join ONE, Join (RED)

Fonte

Offerte Amazon: il cofanetto dei primi tre album rimasterizzati!

Se ancora non avete nella vostra collezione privata questi tre album rimasterizzati questa è l’occasione giusta.
Amazon.it propone a prezzo scontato i primi tre album: Boy, October e War, tutti e tre Remastered in formato cofanetto ad edizione limitata!!!
Quando uscirono i remastered qualche anno fa il prezzo di tutti e tre insieme si aggirava intorno ai 70-80 euro!

Ecco il link per acquistarli su Amazon.it!

U2 Remastered 1977-1984 [Coll] [Ltd] [Rmst] [Edizione: Germania]

Vi ricordiamo che i contenuti dei tre album sono i seguenti (per ognuno la versione DELUXE e non standard):
http://www.u2place.com/pages/speciali/remastered/boyremastered.asp
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http://www.u2place.com/pages/speciali/remastered/warremastered.asp

Gli U2 a Bologna, The Unforgettable Night 1985: il racconto di Renato

Da alcuni anni, sul nostro forum, è presente una sezione chiamata “U2 Live Experience” che permette a chiunque di raccontare la propria esperienza live con la band. In particolar modo i racconti di chi ha vissuto i primi anni e i primi concerti degli U2 sono interessantissimi perchè permettono, a chi non c’era o non era ancora nato (e anche chi invece era presente) di rivivere momenti così lontani ma allo stesso tempo così intensi e indimenticabili. Ecco perchè abbiamo deciso di pubblicare questo racconto del nostro caro amico Renatowire, perchè si tratta di uno degli show più famosi e indimenticabili della band, oltre che uno dei primi in Italia degli U2.

Il biglietto di Bologna 1985
Il biglietto di Bologna 1985 © Roberto Grassilli

Ecco il racconto di Renatowire su Bologna 1985! Buona lettura!

Non è facile scavare così a fondo nei ricordi, purtroppo molte cose sono svanite ed altre si sono affievolite, ma grazie ad alcuni oggetti come i biglietti, i tour programme e le registrazioni dei vari concerti come per magia la memoria ritorna e la flebile fiammella si riaccende e inizia ad ardere e diventa un fuoco indimenticabile.

Ho avuto la fortuna di poter assistere al concerto di Bologna 06.02.1985 (il mio primo concerto in assoluto) quindi potete immaginare le emozioni, nel febbraio del 1985 avevo 15 anni andai a Bologna assieme a mio fratello maggiore ed i suoi amici coetanei, ricordo bene che a casa avevamo alcune cassettine con le registrazioni di War, Under a Blood Red Sky e quella originale di The Unforgettable Fire, durante tutto il periodo invernale c’era solo una playlist nello stereo a cassetta U2 e sempre U2… avevamo spodestato i Police ed i Dire Straits.

Il giorno del concerto mi sentivo eccitato per la mia prima volta ma anche molto spaventato, all’esterno del Teatro Tenda ricordo che c’erano molte persone senza biglietto, giravano molte canne e altro, il pubblico non era sicuramente quello dei giorni nostri… i giovani ventenni venivano da anni difficili segnati da scontri sociali ed emarginazione.
Niente può cancellare il ricordo di un pullman nel piazzale del Teatro Tenda con uno striscione U2 FOREVER, quei ragazzi avevano fatto un lungo viaggio credo provenissero da Potenza e Avellino.

Una volta all’interno del Teatro Tenda la paura lasciò spazio alle emozioni non quelle dei Belfagor, non lasciarono un segno particolare in me ma anche nel resto del pubblico, inizia 4th of July luci basse ecco inizia il concerto entrano gli U2: “Buonasera…” e poi Eleven O’ Clock Tick Tock, I Will Follow il ritmo si fa veloce tutto il pubblico salta e balla ma sopratutto canta, dopo solo due canzoni le barriere tra il gruppo e il pubblico sono state abbattute, inizia Seconds cantata in coppia da Bono e The Edge, si abbassano le luci Edge prende posto alle tastiere inizia Mlk il pubblico si calma Bono riappare al centro del palco illuminato da una debole luce bianca nell’assoluto silenzio Bono canta Mlk… e sembra una preghiera, poi di colpo ecco Bono introdurre il prossimo pezzo “Benvenuti Benvenuti nell’indimenticabile fuoco… The Unforgettable Fire”.
Un boato, i cori continuano e poi ancora Bono “Se sapessi parlare Italiano vi direi che vi amo”… this is the song… Wire la chitarra di The Edge frenetica ci travolge, poi di una vera e propria apocalisse Sunday Bloody Sunday.
All’interno del Teatro Tenda fa molto caldo dal soffitto la condensa formatasi ricade a sul pubblico e su gruppo, ancora buio inizia Cry seguita da The Electric co. Bono ci mostra un asciugamano bianco in segno di pace lo appoggia sull’asta del microfono, il concerto a questo punto è un fiume in piena io continuo a saltare e mi sembra di non toccare più terra senza indugi ecco ancora Bono ”La vostra casa adesso è la mia casa”
A Sort of Homecoming, dopo Bono inizia un lungo discorso sulle note di Bad: racconta di un incontro avuto ad Hamburg la settimana precedente con alcune ragazze che si prostituiscono Bono si avvicina ad una di loro e chiede quanto ti senti di valere per questa notte lei risponde 50 marchi tedeschi lui risponde ne vali di più allora lei dice 60 marchi tedeschi lui dice tu vali molto di più di 60 marchi tedeschi allora lei dice 100 marchi tedeschi e Bono dice BAD.
Bad è sicuramente il punto più alto del concerto inizia in punta di piedi e poi ti travolge, Bono si siede su una spia e fissa il pubblico negli occhi, come se colloquiasse con loro, poi all’improvviso fa salire sul palco una bambina accennando qualche passo di valzer congedandola con un inchino ed un perfetto baciamano.
Ecco ancora il buio avvolge il palco e The Edge si risiede alle tastiere: inizia October che sfocia in New Year’day: il finimondo salti, spintoni la voce di Bono si distinguae a fatica il pubblico continua a cantare come alla prima canzone, Edge è strepitoso tra piano e chitarra lascia tutti a bocca aperta, ale ohooo ale ohooo il pubblico mostra il suo gradimento ed ecco Pride: vorrei che questo concerto non finisse mai sto vivendo un’esperienza fantastica, Larry picchia la sua batteria ed ecco partire Gloria sono stremato ma continuo a saltare e Bono presenta il gruppo Adam Clayton, The Edge e Larry Mullen Jr.
Il ritmo si calma sulle note di Party Girl, ma riprende immediatamente con Two hearts beat as one a metà canzone Bono chiude gli occhi quasi in segno di resa si aggrappa all’asta del microfono smettendo di cantare per qualche secondo in tal preciso istante che da sotto il palco si è levato un coro che intonava il riff del pezzo allora Bono ha ripreso a cantare portando a termine anche il penultimo brano di un grande concerto, Bono introduce 40, Adam e The Edge si scambiano gli strumenti sul palco e quasi buio inizia Bono visibilmente stanco canta quest’ultima canzone improvvisando all’interno anche alcuni snippet Do they know it’s Christmas Time, a luci spente e brano finito il pubblico intona il coro How long we sing this song che prosegue anche durante l’uscita dal teatro tenda.

In quella fredda sera del febbraio 1985 sono stato battezzato dal fuoco indimenticabile, sono rientrato a casa dopo una notte trascorsa in stazione con molti altri fan stanchi ma felici di aver assistito al primo tour degli U2 in Italia… come ha dichiarato Bono sia a Milano che a Bologna “La prima ma non l’ultima volta”

renatowire

La Top100 dei dischi più rari e introvabili degli U2!

Dopo anni di attesa ecco pronta la più completa raccolta per gli amanti del collezionismo sugli U2, la famosa Top 100 dei dischi più rari e preziosi (e costosi) degli U2!
Il progetto Top100 è andato avanti fin dai primi anni di U2place, portato avanti da Stefano (Las) con l’aiuto di mostri sacri del collezionismo italiano e straniero.
Finalmente oggi siamo riusciti a quasi 10 anni di distanza a fornire l’unica guida dettagliata e completa riguardo al mondo del collezionismo U2 per i 130 pezzi più rari degli U2.

Come avrete modo di vedere non si tratta solo di dischi in vinile ma anche di CD, Box, Promo, etc.
Questa guida e classifica è stata stilata nuovamente nell’ultimo anno con l’aiuto di Fabio e Alessandro e sarà in continuo aggiornamento per quanto riguarda le foto e le informazioni di dettaglio e ovviamente è soggetta a interpretazioni e variazioni di prezzo (ad esempio tra un anno alcune posizioni potrebbero essere cambiate o esserci nuove new entry).

Uno degli scopi principali di questa guida, che vorremmo estendere a tutti gli altri siti internazionali, è di riportare ordine nel mercato del collezionismo U2, indicando sia ai venditori, ma soprattutto agli acquirenti, per quali pezzi vale la pena fare follie, e per quali no; augurandoci che ritorni ragionevolezza ed onestà, e che si imponga, grazie a queste linee guida, una sorta di codice di autoregolamnetazione, che impedisca a chiunque di aumentare eccessivamente ed immoralmente i prezzi che negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente.

Vi invitiamo, anche per chi non è appassionato di collezionismo così estremo, a guardare questa nuova sezione e a scoprire cose che mai avreste pensato potessero esistere!
Un grazie sparso va a: Stefano Las, Enzo, Mojopin, Fabio, Alessandro, tutto lo staff di U2place e chiunque abbia contribuito con foto e descrizioni!

La top100 dei dischi U2: solo su U2place.com!

www.u2place.net/collezionismo

Ecco il disco più raro attualmente sul mercato (All I Want Is You Green Vinyl)

U22: la tracklist definitiva di U2.com!

Dopo decine di migliaia di voti, gli utenti di U2.com hanno deciso quali saranno le tracce che comporranno la tracklist di’U22‘.
I fans sono stati chiamati a scegliere i 22 migliori brani live tra i 46 proposti dalla band durante le date del 360 tour, creando così un’ipotetica setlist virtuale.

Adam Clayton ha così commentato la scelta dei fans degli U2: ‘Questo sarà un CD veramente speciale. Non mi aspettavo alcuni di questi brani, è una raccolta davvero fresca che rende l’ascolto molto interessante.’

Ecco i 22 brani scelti:

1. Bad
2. Where The Streets Have No Name
3. Magnificent
4. One
5. Ultraviolet
6. Even Better than The Real Thing
7. With or Without You
8. Beautiful Day
9. City of Blinding Lights
10. The Unforgettable Fire
11. I Still Haven’t Found What I’m Looking For
12. All I Want is You/Love Rescue Me
13. Moment of Surrender
14. Until The End of the World
15. The Fly
16. One Tree Hill
17. Stay (Faraway, So Close)
18. Walk On
19. Zooropa
20. Elevation
21. Out of Control
22. Mysterious Ways

Ricordiamo che il cd composto dalle 22 tracce sarà inviato agli iscritti (a pagamento) di u2.com assieme ad un tour book di 24 pagine

Fonte: U2.com

Me & U2: il libro. La storia della vita di un fan degli U2. La loro musica, la sua vita!

Chi di voi ha assistito a qualche data del 360° Tour negli ultimi tre anni, avrà spesso notato, aggirarsi tra le persone in coda un personaggio alquanto peculiare, dalla folta chioma rossa che portava sotto braccio una pila di libri dalla copertina rossa e nera. Se avete aguzzato la vista avete anche scoperto che sulla copertina del libro era scritto “Me & U2”. Questo è, infatti, il libro che Cathal, l’uomo dai capelli rossi, ha deciso di scrivere un libro di ricordi legati agli U2 e alla loro musica nell’arco dei venticinque anni in cui è stato loro fan, e di vendere il libro ad altri fan per finanziarsi il tour. Proprio durante il tour, chi vi scrive ha avuto la possibilità di conoscere Cathal e di rimanere affascinata dall’avventura che questo ragazzo ha intrapreso. Per questo ho pensato potesse interessare anche ad altri fan come me conoscere la sua storia.
Se dopo aver letto quest’intervista concessa in esclusiva solo per U2place, vi sarà venuta voglia di acquistare i libri di Cathal (il secondo libro è una raccolta di racconti/recensioni dei vari concerti visti durante il 360° tour) potete farlo attraverso il suo sito oppure tramite il nostro link Amazon in formato eBook Kindle:

Me And U2

Potete anche visitare le sue pagine Facebook:

https://www.facebook.com/pages/Me-U2/104697002910046
https://www.facebook.com/meandu2documentary

Buona lettura
Eleonora

1) Innanzitutto, come ti è venuta l’idea del libro?

Stavo viaggiando in Indonesia nel 2008 e mi venne l’idea di scrivere un libro seguendo il successivo tour degli U2. Inizialmente pensai che il libro avrebbe potuto contenere alcuni racconti relativi agli anni precedenti della mia vita e all’essere stato fan degli U2 per oltre 25 anni. Una sera fredda e umida di gennaio 2009 uscii per una corsa nel parco il vicino a casa. Mentre correvo, ebbi un’illuminazione: avrei potuto scrivere un libro di memorie legate totalmente al fatto di essere un fan degli U2. Avrei potuto portarlo con me e venderlo durante il tour con la speranza così di finanziarmi il viaggio. Comincia a scrivere quella sera stessa e nell’arco di tre frenetici mesi avevo quasi finito il libro.

2) e l’idea di regalare il libro ad ogni primo fan in coda ai diversi show del 360°, come ti è venuta invece?

Quella è stata un’idea nata spontaneamente mentre camminavo lungo la fila per l’entrata al prato prima dello concerto inaugurale di Barcellona. Avevo avuto l’idea di stampare una parola su pezzi di carta differenti da inserire in una foto da scattare in ogni città; questo a lungo andare avrebbe composto il testo di una canzone di Bono modificato in modo da ricondurre il pensiero a‘Me & U2’ (chiamai la serie di foto ‘Words @ Gigs’ (parole ai concerti)). Mentre camminavo lungo la fila, pensai che avrei potuto fare una foto insieme alle persone che erano in testa. Decisi che sarei andato al primo concerto di Barcellona in veste di semplice fan e non per vendere il libro. Tuttavia portai con me dieci copie da regalare. Decisi poi di regalare il libro a un gruppo di tre persone che stava in testa alla fila. Da lì ebbe inizio la tradizione!

3) cosa ti ha lasciato questa esperienza? Cosa ti sei “portato a casa”?

accidenti, questo è un domandone!

Personalmente per realizzare questo progetto ho compiuto un passo enorme uscendo dalla sicurezza delle mie vecchie abitudini. Mi sono esposto pubblicamente (anche se effettivamente poi non così tanto) e per me è stato un grandissimo sforzo. Ho anche rilasciato due interviste in diretta alla radio e una alla televisione, che ripeto, per me ha costituito un’enorme sfida. Nel 2009 mi preoccupava persino pubblicare la mia foto sul mio blog, per cui posso affermare di avere accresciuto la sicurezza in me stesso.

Ho fallito tuttavia nell’approcciare direttamente le persone per capire se potessero avere interesse nell’acquistare il libro. È stato per me difficilissimo vendere “a domicilio”. Tuttavia stranamente, le poche volte che ci ho provato ha funzionato. Neppure il successo però è riuscito ad abbattere le mie inibizioni.

Dal punto di vista della socializzazione ho incontrato centinaia di fan degli U2 in giro per il mondo e con una ventina circa di loro siamo diventati buoni amici. Ho scoperto che esistono persone solidali, positive e generose in ogni angolo del mondo. Ho costruito una splendida raccolta di ricordi nella quale tuffarmi con nostalgia. Ah dimenticavo, finanziariamente mi sono portato a casa un grosso debito con la società che gestisce la mia carta di credito.

4) quale è stato il pubblico più caldo?

Il più rumoroso a Città del Messico. 100.000 persone che urlano in modo maniacale per due ore è qualcosa che va sperimentato. La folla più “fisica” a Buenos Aires invece, dove il prato è stato investito da un tumulto selvaggio per l’intero concerto. È stato incredibile vedere tutti i fan presenti nel prato ondeggiare, rimbalzare, spingere e dondolare.

5) e il pubblico più freddo?

Il pubblico presente ad alcune date americane era indifferente e relativamente tranquillo e riservato. Salt Lake Salt era così ma era anche una serata molto fredda. Ricordo un senso di frustrazione a Brisbane, dove la folla nel pit usava “Bad” come canzone di accompagnamento verso il bagno. Anche il pubblico di Göteborg era piuttosto riservato.

6) quali sono le differenze maggiori riscontrate tra il pubblico in Europa e nel resto del mondo?

In linea di massima il pubblico europeo è tutto eccellente: rumoroso ed entusiasta. Tuttavia vi sono differenze anche all’interno dell’Europa, talvolta persino in uno stesso paese. Credo sia più semplice distinguere tra pubblico di madrelingua inglese e non. Il pubblico madrelingua inglese in America, Australia ed Inghilterra era molto più introverso che in qualsiasi altro luogo.

7) particolarità e atteggiamenti notati nelle diverse file?

Decisamente, le culture sono molto diverse in tutto il mondo. I fan in Argentina, Brasile e Messico erano felici di stare in coda per tanti e tanti giorni. Cinque, sei, sette (o anche di più) giorni erano normali. Tuttavia gli argentini e i brasiliani usavano un sistema a gruppi, dove ogni gruppo riceveva un numero e ai fan era permesso lasciare la coda a patto che almeno un componente del gruppo fosse sempre presente.

Le code europee erano sempre individuali. A Mosca la coda è stata letteralmente sfondata con centinaia e centinaia tra poliziotti e soldati confusi perchè non capivano cosa stesse succedendo. A Helsinki, in compenso uno steward con un megafono è stato sufficiente per organizzare una fila molto efficiente. A Göteborg apparentemente in fan sono dovuti entrare nello stadio camminando in fila tenendo ognuno la propria mano sulla spalla della persona che li precedeva nella fila.

In America tutti gli stadi hanno vietato le code durante la notte, così i fan andavano allo stadio uno o due giorni prima del concerto, ricevevano un numero dal “capo della fila” e poi se ne andavano. Tornavano poi per l’appello alle 6 del mattino il giorno dello show, prima che la coda ufficiale potesse iniziare a formarsi. Questo ha causato un po’ di problemi strada facendo. A partire dal concerto di Baltimora una delle squadre di sicurezza degli U2 è sempre stata coinvolta nell’organizzazione della fila insieme ai fan.

In Nuova Zelanda per il secondo concerto, c’erano nove persone in coda quando sono arrivato lì alle 10.00 del mattino. Alle 14.00 le persone in coda erano ancora solo ottanta. A Brisbane lo stadio ha fornito acqua, protezione solare e gazebo per l’ombra.

8) il concerto migliore? perchè?

Oooh, è troppo difficile sceglierne uno solo! Ti faccio una breve lista:

Dublino 2 – perché è stato il mio primo concerto dal prato ed ero vicino alla passerella esterna.
Chorzow – perché lil feeling tra il pubblico polacco e la band era profonda.
Boston 2 – perché è stata la mia prima volta nel pit, proprio al centro.
Torino – perché è stato il primo show dopo l’infortunio di Bono in una serata molto emozionante.
Auckland 2 – perché ero in centro, in prima fila.
Buenos Aires 2 – perché il pubblico era in delirio.
Mexico City 2 – perché il pubblico era chiassosissimo.

Se dovessi sceglierne uno solo…uno solo….allora… bè….forse Chorzow … 0 Mexico City

9) il concerto peggiore? perchè?

Gli show con i fan più chiusi sono quelli dove mi sono divertito meno, come Göteborg, Salt Lake City. Durante Helsinki 1 ci sono stati alcuni problemi di carattere tecnico e la band non era in serata. Anaheim 1 è stato il settimo concerto consecutivo con una scaletta identica, il che è stato frustrante.

10) cosa ricordi dello show di Roma?

Non sono riuscito a entrare! Così mi sono perso il flash mob gigante che voi ragazzi avete organizzato! Sono rimasto fuori dallo stadio durante il concerto. C’erano centinaia di fan italiani che cercavano di entrare. Ci sono state alcune fughe selvagge attraverso i cancelli perché appena se ne apriva uno tutte le persone presenti pensavano di poter entrare. Miss Sarajevo è stata favolosa perché i fan rimasti fuori non smettevano di applaudire e fare rumore contro la recinzione dopo che Bono ha cantato la parte di lirica.

11) il momento più toccante?

Ancora una volta, ve ne sono molti. One Tree Hill ad Auckland è stata molto commovente perché era il giorno successivo alla morte di molti minatori nel disastro della miniera (miniera di Pike River, NZ – 25/11/2010 ndr) che ha causato moltissimo dolore e afflizione in tutto il paese. Ho quasi pianto mentre Bono balzava lungo la passerella esterna a Torino. Ho provato profondi, deliziosi brividi e pelle d’oca nel pit a Sydney 1 quando hanno suonato Bad. Tuttavia il momento più toccante in assoluto è stato durante New Year’s Day a Chorzow quando i fan hanno trasformato lo stadio in una bandiera polacca.

12) Giudizio generale sul 360° tour?

Le dimensioni sia del tour sia del palco erano testamento della folle immaginazione e della colossale ambizione di Bono. Apparentemente ebbe l’idea del Claw e tentò di darne dimostrazione durante una cena ai suoi commensali utilizzando usando le forchette. Due anni dopo eccolo lì. E ce ne sono tre. Sono anche riusciti a coinvolgere la NASA e la Stazione Spaziale Internazionale. Come per tutti i tour outdoor degli U2 sono state sviluppate diverse nuove tecnologie. Hanno incassato più di 700 milioni di dollari. E raccolto milioni in beneficienza grazie alla Red Zone oltre ad ottenere che migliaia di persone si iscrivessero alla One Campaign. Spero Bono sia soddisfatto di tutto questo.

Musicalmente è stato molto vario, dall’inizio alla fine, anche se vi sono stati episodi di scalette ripetute consecutivamente dovute al fatto che una volta che i quattro si sentono sicuri su un pezzo danno vita a spettacoli strabilianti per persone che hanno in programma di assistere ad un solo show.

È un peccato che il tour non abbia toccato l’Asia – o anche che non sia arrivato sul lato medio-orientale di Istanbul. D’altro canto ne sono anche felice perché non me lo sarei potuto permettere.

È un peccato che il tour non abbia toccato l’Asia – o anche che non sia arrivato sul lato medio-orientale di Istanbul. D’altro canto ne sono anche felice perché non me lo avrei potuto permettere.

13) a tuo parere, mancava qualcosa a questo tour rispetto a quelli precedenti?

Non ho viaggiato all’estero per vedere gli U2 suonare al di fuori di U.K. e Irlanda nei tour precedenti al 360°, così, per me, questo tour è migliore degli altri.

Stranamente penso che gli U2 fossero un po’ nervosi riguardo al loro materiale dopo il 2009 quando No Line On The Horizon sembrò non vendere come sperato. Così si sono giocati carte sicure nelle scalette suonando troppi dei loro maggiori successi ogni sera. Le performance migliori sono state in genere quelle più “fresche” come ad esempio le canzoni da No Line On The Horizon, o Zooropa a San Paolo, o The Fly ad Anaheim 2.

14) ti piace il Claw?

Lo amo. Che visione folle ha avuto Bono, e com’è stato realizzato magnificamente. Penso tutti noi abbiamo avuto la stessa reazione nel vederlo la prima volta – letteralmente scioccati.

15) hai mai calcolato i soldi spesi nell’arco di questi tre anni di tour seguendo della band?

Ancora no. Ho in mente di farlo ma ho paura. Ho il sospetto il tutto mi sia costato circa £30,000 ma è una stima. Credo di avere speso circa £12,000 per i voli, ma anche questa è una stima (e no, non potevo permettermelo. Mi sarei dovuto fermare dopo la leg australiana ma testardaggine e stupidità, e le carte di credito mi hanno fatto andare avanti).

16) cosa ne pensi dei fan italiani (sii onesto)?

Adoro l’espressività italiana, il modo in cui mostrano e condividono le proprie emozioni così apertamente. Grandi concerti appassionanti richiedono un grande pubblico appassionato, e gli italiani non hanno riserve nel mostrare urlando il proprio apprezzamento. Inoltre sono i migliori al mondo nell’organizzazione di coreografie!

D’altro canto i tentativi disperati e senza vergogna dei fan di Roma che cercavano anarchicamente di accedere in maniera illegale allo stadio, sono stati piuttosto scioccanti.

Di Milano ho un ricordo speciale perché lì ho venduto le prime copie del mio libro ‘Me & U2’, dopo essere caduto miseramente a Nizza. Due ragazze fighissime che si chiamavano entrambe Lili, si sono avvicinate ed hanno comprato due copie del libro. Molti altri fan si sono fermati per dare un’occhiata e chiedermi che cosa stessi vendendo ma non lo comprarono perché non erano in grado di leggere in inglese (“Me y oo due? Ah, il libro!”). I fan italiani che mi passavano davanti erano molto socievoli, molto più che quelli di altri paesi, che solitamente mi passavano davanti guardandomi strano.

17) dove compravi generalmente i biglietti per i concerti? Qualche bagarino? Qualche situazione particolarmente difficile?

La maggior parte dei biglietti l’ho acquistata online durante le vendite pubbliche. Solitamente compravo due biglietti tra i più economici (i biglietti da £30 / $30 / €30), e poi trovavo qualcuno che mi mettesse a disposizione il proprio divano (coachsurfing ndr.) ed io lo portavo con me al concerto. In questo modo avevo concerto e alloggio per 60 Euro!

Ho trovato alcuni buoni affari su eBay. Se qualcuno provava a mettere all’asta un biglietto per un prezzo maggiorato rispetto a quello ufficiale di vendita, allora ero felice di pagare un prezzo inferiore. Ho pagato £2 per un biglietto per Amsterdam 2. Ho anche ottenuto un biglietto per Göteborg da 80€ a soli 2€.

Mi sono anche stati regalati molti biglietti gratuiti da fan molto generosi; credo fossero dieci GA e due Red Zone (quando questo accadeva regalavo anche l’altro mio biglietto da 30€ alla persona che mi ospitava).

Mi è anche stato regalato un biglietto per San Paolo 2 (quando gli U2 suonarono per la prima volta Zooropa e Out Of Control) da una radio locale dieci minuti prima che cominciasse il concerto. Mi sarei ucciso se avessi perso quel concerto.

A Horsen 1 sono entrato di straforo in tempo per sentire le ultime due canzoni. E a Brisbane sono entrato di straforo per l’intero show.

Il mio amico Kevin ha vinto per me un biglietto per Glastonbury tre settimane prima del festival.

18) ti sei mai annoiato?

Incredibilmente davvero poco. Mi hanno annoiato alcune canzoni (Sunday Bloody Sunday, Elevation, I Will Follow) ma ogni concerto era comunque, anche se un po’ l’ebrezza iniziale era andata scemando. Trovarmi in città sempre nuove, incontrando gente nuova è servito a dare un senso di freschezza al tour anche quando la scaletta non cambiava.

Molti concerti li ho visti da solo e devo dire che andarci con un amico era più divertente. Le tre ore che passavano tra l’apertura dei cancelli e l’inizio dello show potevano diventare un po’ tristi se paragonate a quanto invece mi divertivo in coda con i miei amici.

Mi frustravano i tempi lunghissimi che trascorrevano dall’uscita dallo stadio post concerto e l’arrivare poi a “casa” . in alcune città mi ci cono volute ore.

19) Milano, Torino e Roma (per quello che hai potuto sentire dall’esterno dello stadio): quali sono state le differenze maggiori a tuo parere?

(sto rispondendo alle vostre domande mentre guardo il derby Milan Inter in tv! Come vorrei essere lì)

Ho visto solo il concerto di Torino. Ho dovuto lasciare Milano prima che cominciasse il concerto perché dovevo tornare a Londra per lavoro. Così sfortunatamente mi sono perso anche lì la vostra coreografia. E non ho trovato il biglietto per Roma. Due concerti ai quali avrei voluto dannatamente partecipare – avrei fatto cambio con molti altri show per essere lì, specialmente perché le riprese del dvd live di Milano fatte durante il Vertigo tour sono spettacolari.

20) Dimmi del documentario. Come ti è venuta l’idea?

Il mio amico Roland (il produttore) ebbe l’idea di prestarmi la sua videocamera portatile da portare con me per durante la leg del 2011. Ovunque andassi giravo tonnellate di immagini e Roland ha estratto ciò che poteva essere utilizzato. Spero il documentario sia interessante per i fan ma sono preoccupato perché io parlo molto velocemente e con un forte accento irlandese, così forse sarò costretto a inserire dei sottotitoli.

Me & U2: the book. A life story as a U2 fans for 25 years. Their music, my life

If you attended some of the U2 gigs during the 360° Tour in the last three years you might have noticed among the people in the queue a quite peculiar man with thick red hair and a bunch of books with a red cover in his arms. If you have sharpened the view you also have discovered that the title on the books’ cover was “Me & U2”. This indeed is the book that Cathal, the red haired guy, has decided to write back in 2009. It is a book of memories, all connected to U2 and their music, and to the fact of being a fan for over 25 years. Cathal has also decided he would sell the book to other fans at gigs in order to finance his own tour.
It was indeed touring myself that I had the chance to meet him and get fascinated by the adventure he was living. Therefore I thought it could be interesting also for other fans like me to get to know at least a bit of his story.
Read this interview, and if it works up your appetite you can buy Cathal’s books (the second one is a collection of stories/reviews of the concerts he has attended in the 360° Tour) on his own site or via amazon kindle e-book:

Me And U2

Have also a look at his facebook’s pages:
https://www.facebook.com/pages/Me-U2/104697002910046
https://www.facebook.com/meandu2documentary

Have a good reading
Eleonora

1) How did you get the idea for the book in the first place?

Whilst travelling through Indonesia in 2008 I had an idea to write a travel book about following the next U2 tour. Initially I thought the book could also include some old stories from earlier in my life about being a U2 fan for 25 years. On a cold, damp Saturday evening In January 2009 I went out for a run in my local park. Whilst running, it hit me: I could write a memoirs book solely about being a U2 fan. I could take it with me to sell during the tour, hopefully to make it a self-funding trip. I began writing that night, and within a frantic three months had more or less finished the book.

2) How did you come up with the idea to give it to the first fan in the queue at each gig on the 360°?

That was a spontaneous idea I had whilst walking along the GA queue before the very first show in Barcelona. I’d had an idea to have a word printed on a piece of paper for a photo in each city which would build up over time into one of Bono’s lyrics, modified to reflect ‘Me & U2’. (I called this series of photos ‘Words @ Gigs’.) Whilst walking along the queue, I thought I could get the photo with the people at the front. I decided I was going to the first concert in Barcelona only as a U2 fan, and not to sell any books. But I brought ten books to give away. I then decided to give free books to the group of three fans at the front of the queue. And then the tradition was started!

3) What has this experience mostly left you? What have you “brought” back home?

Gosh, that’s a huge question!

Personally, I took a huge step out of my old comfort zone to do this project. Putting myself into any kind of public exposure (even though it’s actually very small) was a massive step for me. I also did two live radio interviews and one live TV interview which, again, were major challenges for me. I was worried about putting my photo onto my blog away back in July 2009! So I’ve certainly grown in confidence in one respect.

One challenge I failed with was trying to approach people directly to see if they would like to buy a book. I found it very difficult to do ‘cold selling’. But strangely, the very few times I tried it, it worked. But even success couldn’t break down the inhibitions.

Socially, I’ve met hundreds of U2 fans around the world, and become good friends with perhaps twenty or so. I’ve discovered that there are supportive, positive and generous people all over the world. I’ve a huge reservoir of beautiful memories built up which I can plunge into nostalgically. Oh, and financially, I’ve brought a big credit card debt back home.

4) Best audience?

The noisiest was in Mexico City. 100,000 people manically screaming their heads off for two hours is something to hear. The most physical crowd was in Buenos Aires, where the entire field was in a wild tumult for the whole show. It was incredible to see everyone on the field waving, bouncing, pushing, and swaying.

5) Worse audience?

Some of the crowds in America were unresponsive, and relatively quiet and reserved. Salt Lake City was like this, but it was a very cold night. I remember being frustrated by the crowd in the pit in Brisbane when many people used Bad as their song to go to the toilet! The crowd in Gothenburg were quite reserved too.

6) Which are the main differences you have found between the European audience and the rest of the world one?

The European audiences are mostly excellent: loud and enthusiastic. But there are differences within Europe too, and even within a country. I think it’s easier to distinguish between native English speaking audiences and non-English speaking audiences. English-speaking audiences in America, Australia, England were much more reserved than elsewhere.

7) Peculiarities and attitudes you have noticed in the different queues?

Yeah the cultures are very different around the world. Fans in Argentina, Brazil and Mexico were happy to queue for many, many days – five, six, seven (or more!) days were common. However Argentina and Brazil used a group system where the groups were numbered and fans were allowed to leave the queue provided at least one person from their group was always present.

European queues were always for individual. In Moscow, the queue system broke down very dramatically with hundreds and hundreds of police and soldiers all confused as to what was going on. In Helsinki, by comparison, one steward with a megaphone managed to organize a very efficient queue. Apparently fans in Gothenburg had to walk into the stadium in a line with their hands on the shoulders of the person in front!

All the stadiums in America banned queuing overnight, so fans went to the stadium a day or two before the show, got a number from the line leader, and then left. They returned for a ‘roll call’ at 6am on the morning of the concert, before the official queue started. This caused a few problems along the road. One of U2’s security team got involved in organizing the queue with the fans from the Baltimore concert onwards.

In New Zealand, there were nine people in the queue before the second concert when I got there at 10am! And by 2pm there were only about 80 people in the queue! In Brisbane, the stadium provided free water, sun cream, and covered gazebos for shade.

8) Best show? Why?

Oooh, it’s far too difficult to choose just one! Here’s a short list:

Dublin 2 – cos it was my first time on the field and I was near the outer rail
Chorzow – cos the communion between the band the Polish audience was profound
Boston 2 – cos it was my first time in the pit, right in the middle
Turin – cos it was Bono’s first show after his injury on a very emotional night
Auckland 2 – cos I was centre on the front rail
Buenos Aires 2 – cos the crowd were so wild
Mexico City 2 – cos the crowd were so loud

If I had to choose just one … just one … then … er … maybe Chorzow … or Mexico City

9) Worst show? Why?

The shows with more reserved crowds were the ones I enjoyed the least, like Gothenburg, Salt Lake City. Helsinki 1 there were a few technical issues and the band had an off night. Anaheim 1 was the seventh show in a row with an identical setlist which was frustrating.

10) What do you remember about the Rome show?

I didn’t get in! So I missed the biggest flash mob you guys organised! I was outside the stadium during the show. There were hundreds of Italian fans trying to get in. There were a few stampedes towards the gates if one opened and the fans thought they could all run in. Miss Sarajevo was fab because the fans outside were still cheering and banging on the fence after Bono sang the opera part.

11) Most touching moment in the tour?

Again, there are many. One Tree Hill in Auckland was very moving, as it was the day after many miners died in a mining disaster, which caused much sorrow and grief nationwide. I almost cried during Bono’s prance around the outer stage during Stingray Guitar in Turin. I had deep, delicious chills and goosebumps when I was in the pit at Sydney 1 and they played Bad. But the most touching moment was New Year’s Day in Chorzow when the fans turned the stadium into the Polish flag.

12) What do you think of the 360° tour as a whole?

The scale of both the tour and the stage were testaments to Bono’s crazy imagination and colossal ambition. Apparently he had the idea for the Claw and tried to demonstrate to others over dinner using forks! Two years later there it is. And there are three of them. And they managed to get NASA and the International Space Station involved. As with all U2 stadium tours, there was a lot of flash new technology developed. And they grossed over $700 million. And raised millions for charity through the Red Zones. And got thousands of people to sign up to the One campaign. I hope Bono was satisfied with all this!

Musically, the tour had lots of variety from start to end, although there were some stale series of setlists as U2 played it safe once they were happy they had a mind-blowing show for people who would go to just one show.

It’s a shame the tour didn’t go to Asia – or even play on the Asian side of Istanbul. But I’m also glad they didn’t because I couldn’t afford to go!

13) In your opinion, there was something missing in this last tour in comparison to the previous ones?

I hadn’t travelled abroad to see U2 play outside the UK or Ireland before the 360 tour, so this tour had more for me compared to previous tours!

Strangely, I think U2 were a little nervous about their own material after 2009 when No Line On The Horizon didn’t seem to being doing well. I think they played it safe with their setlists, trying to play too many of the greatest hits every night. The best performances of songs were usually the freshest ones e.g. the No Line On The Horizon songs, or Zooropa at Sao Paulo, or The Fly at Anaheim 2.

14) How do you like the Claw?

I absolutely loved it. What a mad vision Bono had there, and how wonderfully it was realised. I think we all had the same reaction when we first saw it – shocked.

15) Have you ever counted the money you have spent over these three years touring after the band?

I haven’t yet. I plan to, but I’m afraid to work it out. I suspect it cost around £30,000 in total, but that’s just a guess. I think I spent around £12,000 on flights, but that’s also a guess. (And no, I couldn’t afford it. I should have stopped after the Australia leg of the tour but stubbornness and stupidity and credit cards kept me going.)

16) What do you think about the Italian fans (be honest)?

I love the Italian expressiveness, how they show and share their emotions so openly. Great, passionate concerts need great , passionate crowds, and Italians have no reserve about screaming their appreciation. And they are far and away the best in the world at organising displays!

On the other hand, the shameless, desperate and anarchic attempts of the fans outside the Stadio Olimpico in Rome to try to charge illegally into the stadium were quite shocking.

Milan has very special memories for me cos I sold my first copies of ‘Me & U2’ there, after failing dismally in Nice. Two really cool guys, both called Lili, approached me and bought a copy each. Many other fans stopped to have a look and ask me what I was selling but didn’t buy as they couldn’t read English (“Me y oo due? Ah, il libro!”). The Italian fans who passed me were very outgoing, much more so than fans in other countries, who usually walked past me and gave me strange looks.

17) Where have you mostly bought the tickets? Any scalpers? Any difficult situation in particular?

I bought most of them online in the general public sale. I usually bought two of the cheapest tickets (the £30 / $30 / €30 tickets), and then took the couchsurf host I stayed with to the gig. So I got accommodation and saw the gig for €60!.

I got some good deals off eBay. If someone was trying to auction a ticket for above face value, then I was happy to pay below face value. I paid £2 for a ticket for Amsterdam 2. I also got a €80 ticket in Gothenburg for €10.

I was given many free tickets, I think it was around 10 free GA tickets and two free Red Zone tickets, from very generous fans. (So I then gave my other €30 ticket to my couchsurf host.)

And I was given a ticket to Sao Paulo 2 (when U2 first played Zooropa and Out Of Control), by a local radio station about ten minutes before the gig. I’d have been gutted if I had missed that show!

I sneaked into Horsens 1 for the last two songs. And I sneaked into Brisbane 1 for the entire show.

My friend Kevin won me a ticket to Glastonbury three weeks before the festival.

18) Ever get bored?

Surprisingly little. I got bored of certain songs (Sunday Bloody Sunday, Elevation, I Will Follow) but each concert was always interesting, even if some of the buzz had gone. Being in a new city, a new city and meeting new people managed to keep the tour fresh, even when the setlists were stale.

I watched many shows ‘on my own’ and it was always more fun to go in with a friend. And the three hours between the GA crowd entering the stadium and going in myself could be a bit lonely compared to the fun with hanging out with my GA buddies in the line.

And I got frustrated by the eternal delays getting out of the stadium and then back to my accommodation after the shows. It could take hours in some cities.

19) Milan, Turin and Rome gigs: which were the main differences in your opinion?

(I’m writing this whilst watching the Milan football derby on TV! Oh, how I’d love to be there!)

I only saw the show in Turin. I had to leave Milan before the concert started because I had to fly back to London for work the following morning, so I missed the crowd display there too unfortunately. And I didn’t get a ticket to Rome. Two shows I would dearly love to have seen – and I would have traded many other shows to have been there, especially because the Live In Milan DVD from the Vertigo tour is so dazzlingly spectacular.

20) How about the documentary? how did you get the Idea?

My friend Roland (the producer) had the idea and loaned me his Flip video camera to take with me during the 2011 tour legs. I shot lots and lots of footage everywhere I went, and he took the all and tried to extract something usable. I hope it’s interesting for other fans to watch, but I’m always worried because I talk very quickly with a strong Irish accent so maybe we’ll have to provide subtitles!

Spiderman, Turn off the dark, continua la battaglia legale.

Parallelamente al successo crescente del musical a Broadway (vedi news) continuano le azioni legali tra la regista Julie Taymor e i produttori del musical che ha portato in scena le musiche di Bono e The Edge.
Dopo la querela presentata dalla Taymor in novembre per una presunta violazione dei diritti d’autore, i produttori hanno risposto con una controquerela, accusando la regista di aver messo a repentaglio la produzione, non interessandosi agli aspetti fondamentali per il successo del musical stesso; nelle 66 pagine presentate dagli avvocati infatti si afferma che la Taymor non avrebbe lavorato affinchè il musical fosse recepito e apprezzato da un pubblico che si aspettava venisse sviluppata la storia originale dell’eroe della Marvel Comics, e a cui erano affezionati, al contrario la Taymor avrebbe sviluppato un musical “oscuro, sconnesso e allucinogeno”, soffermandosi su fattori come il suicidio, la morte e il sesso.
Nonostante il freddo accoglimento da parte della critica il musical ha incassato a oggi 81 milioni di dollari secondo la Broadway League.

Vi proponiamo un video per il brano Pull the Trigger:

Fonte: Irish Times

Bono in Africa: Festival del Deserto (VIDEO) ed intervista al Guardian

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Sembra proprio che Bono, insieme alla moglie Ali, sia nel bel mezzo di un suo personale ‘tour africano’ in questo periodo. Dopo essere stato in Ghana per ONE.org (vedi NEWS) ed in Uganda per Invisible Children / MEND (LINK) il cantante ha fatto tappa a Timbuctu, nel Mali, per assistere al Festival au Desert che si tiene nella città africana. Bono è anche salito sul palco per cantare una canzone assieme al gruppo africano dei Tinariwen.

Ecco un breve video della serata:

QUI invece altre foto del festival.

A questo LINK potrete trovare delle foto molto belle del fotografo Adrian Steirn del passaggio in Ghana pubblicate dal Guardian.

Il giornalista del quotidiano inglese John Mulholland ha inoltre realizzato in’intervista con Bono e Jeffrey Sachs di cui vi proponiamo la traduzione integrale. E’ vietata la riproduzione anche solo parziale senza autorizzazione.

John Mulholland: Bono, rispetto a 10 anni fa cosa è cambiato in Ghana? Se dovessi portare là un gruppo di gente che non crede molto agli aiuti, cosa gli mostreresti dicendo “Ecco, questi sono i benefici che hanno portato gli aiuti umanitari”?

Bono: La cosa che ho sempre fatto più fatica a digerire e a sopportare era quando i medici diagnosticavano un male ma non erano in grado di curarlo adeguatamente. E’ una cosa successa spessissimo in tutta l’Africa per il virus dell’HIV/Aids. Anche dopo l’arrivo dei farmaci anti-retrovirali nell’ovest del continente solo una piccola percentuale di malati riuscivano ad avere le medicine necessarie. E senza quei farmaci si muore. Quindi riuscire adesso ad avere medicine e cure per più di 6 milioni di persone è un grande risultato per me. Avere farmaci per la malaria è una gran cosa. Ho visitato l’ospedale di Accra che è finanziato ad aiutato dal Global Fund (Fondo Globale per la lotta contro AIDS, Malaria e Tubercolosi, ndt) ed ho avvertito veramente un senso di ottimismo.

Sono particolarmente orgoglioso perché un terzo delle risorse del Fondo Globale in Ghana sono state fornite da RED [fondata nel 2006 per raccogliere fondi per il Fondo Globale vendendo prodotti di marca tramite Nike, Apple, Starbucks ed altri]…e ONE ed a altre campagne hanno dato il loro aiuto per raccogliere gran parte del resto dei fondi da altri donatori. Per cui sono stato davvero sopraffatto ieri quando ho visto quell’ospedale e la cosa mi ha proprio confortato. E siamo anche vicini a poter offrire un’istruzione “universale”. Ad esempio la Millennium Challenge sta costruendo 240 nuove scuole. E’ incredibile. Dati concreti ci dicono che il Ghana ha avuto una crescita del 14% solo nell’ultimo anno. Pensiamo che la diffusione della malaria è scesa di più del 50%, forse anche più del 60%, ed è straordinario.

Ma per rispondere più nello specifico alla tua domanda: io stesso sono ‘diffidente’ riguardo gli aiuti sai? Non conosco nessuno che veda gli aiuti come la soluzione naturale a questi problemi. L’aiuto è qualcosa che dobbiamo offrire in situazioni di emergenza per traghettare chi è in difficoltà verso uno stato di auto-sufficienza e di auto-sostenibilità. L’Irlanda aveva bisogno dell’aiuto dell’Europa, la Germania a sua volta ha avuto bisogno dell’aiuto degli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale. Tutti abbiamo bisogno di aiuto. Si tratta di un investimento dopo tutto, e allora quale è il ritorno di questo investimento?

E’ evidente che il Ghana ad esempio avrà molto meno bisogno di aiuti nei prossimi cinque anni di quanto ne abbia bisogno adesso e potrebbe non averne bisogno affatto tra 10 anni. Per rispondere finalmente alla tua domanda, la ragione per cui sono così esaltato per gli aiuti è che qui riusciamo davvero a vedere una fine a questo processo. Come risultato di un aiuto intelligente e mirato la “grande macchina” degli aiuti non servirà più qui, speriamo che questo si verifichi in 10 anni. Un modo per cui questo processo potrebbe velocizzarsi sarebbe che paesi come il Ghana usassero le proprie risorse naturali per la propria gente, e la chiave di tutto questo è maggiore trasparenza e chiarezza nel settore estrattivo – qualcosa su cui ONE sta insistendo con forza con l’Unione Europea proprio adesso. Ho incontrato personalmente 8 dei leader del G20 e 5 ministri delle finanze dei paesi del G20 per parlare proprio di questo.

John Mulholland: Jeff, il clima in cui si stanno sviluppando accese discussioni riguardo agli aiuti nella parte occidentale del continente è molto difficile, con voci sempre più insistenti contrarie alle spese per gli aiuti. Cosa vorresti rispondergli?

Jeffrey Sachs: Ci sono modi giusti e modi sbagliati di gestire gli aiuti. L’aiuto funziona bene quando è una cosa pratica, quando è centrato e mirato per un obiettivo, quando diventa un investimento, quando è parte di una strategia; non raggiunge il suo scopo invece quando si tratta di denaro in una busta di un alleato, specialmente in una zona di guerra, o quando è solo una “tangente” per ottenere supporto diplomatico. Deve essere gestito seriamente, professionalizzato, basato su dei risultati da ottenere. E sono molto contento che il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale (DfID) stia seguendo questo approccio. Qual è la sostanza delle cose? Quali sono i risultati da ottenere? Cosa otterremo da questo? Il tutto all’interno di un “contratto” concreto, sostanzialmente, tra chi dona e chi raccoglie gli aiuti.

E’ così che dovrebbe essere gestito. E quando viene fatto in questo modo le malattie possono essere tenute sotto controllo, la produttività alimentare può crescere, si possono costruire delle infrastrutture, si possono educare i bambini ed i ragazzi, la crescita della popolazione può rallentare se le ragazze riescono a concludere l’istruzione superiore/secondaria. Ci sono diverse cose molto importanti che sono necessarie per aiutare regioni e Paesi che per motivi storici, geografici, geopolitici o sfortuna si trovano in situazioni in cui hanno bisogno di essere aiutati a raggiungere uno stato di crescita auto-sostenuta.

Bono: C’è una cosa che potrebbe convincere gli scettici. Perché a nessuno ovviamente piace la cultura della dipendenza. Non c’è nessuna discussione a riguardo. Noi vogliamo che finisca. Credo che ci sia qualcosa di strano sulla faccenda degli aiuti così come stanno le cose adesso. Le due parti più importanti coinvolte in questo processo – quelli che pagano le tasse e che mettono a disposizione le loro risorse e le persone a cui queste risorse servono per sopravvivere o per mantenere la propria famiglia – sono proprio quelle persone che sono meno informate su quello che accade. Questo quindi deve assolutamente cambiare.

Gli inglesi, in un periodo di dura austerità, hanno deciso tenere fede ai propri principi ed alle promesse fatte alle persone bisognose di luoghi molto lontani, ma devono sapere esattamente che obiettivi verranno raggiunti e quanto gli costerà.

Quando ci sarà una comunicazione chiara e precisa su questo processo, su questo “contratto”, penso che tutte le nebbie ed i dubbi sugli aiuti sull’assistenza allo sviluppo si diraderanno e la gente andrà avanti dando il suo consenso: “E’ davvero una cosa che vale la pena di fare ed è un grande privilegio dare meno dellì’1 per cento del reddito nazionale per trasformare delle vite umane.”

John Mulholland: Jeff, hai parlato poco fa di aiuti basati sui risultati – ma la gente spesso sfrutta questa opportunità per parlarne male e farsi pubblicità. Ti è successo di verificare questo comportamento?

Jeffrey Sachs: Penso che ci siano due cose che sono su un piano completamente diverso. Da una parte ci sono le parole, e ce ne sono tante che volano in giro. Poi c’è il fatto che la diffusione della malaria è diminuita del 40% in 10 ani. Credimi, la sola cosa che conta veramente è quest’ultima.

Ci sono state tante discussioni e si è parlato tanto di questo, spesso da critici che non si sono mai mossi dai loro uffici, non conoscono minimamente cosa succede nella realtà, proprio non riescono a vederlo.

John Mulholland: Bono, cosa diresti ai leader mondiali per rassicurarli sui finanziamenti che hanno stanziato per il Fondo Globale e che adesso sembrano in pericolo?

Bono: Il confondere e nascondere quello che sta accadendo realmente è solo nebbia per giustificare il fatto di non prendere una posizione e stare senza far niente. Abbiamo dovuto domare un fuoco di polemiche negli Stati Uniti perché sembrava che ci fosse un grande tasso di corruzione per le sovvenzioni del Fondo Globale. E non era vero. C’è stato solo qualche episodio isolato di corruzione. Il Fondo Globale è controllato in modo oggettivo ed indipendente e se c’è qualcosa che non va come dovrebbe lo pubblicano sul proprio sito, si autodenunciano.

Questi episodi vengono usati da chi critica ed è contro gli aiuti come ragioni per non finanziare i progetti di aiuto, ma in realtà il discorso è proprio il contrario. La trasparenza dovrebbe darci la sicurezza di procedere su questa strada. Pensate: ci sono 3,3 milioni di persone che ricevono i farmaci anti-retrovirali dal Fondo Globale. 1,3 milioni di donne incinte che non trasmettono il virus ai propri figli. Ci sono 5,6 milioni di orfani in un qualche tipo di programma di sostegno e di aiuto reso possibile dal Fondo Globale. 8,6 milioni di casi di tubercolosi diagnosticati e curati. E’ assolutamente incredibile.

E nonostante questo dobbiamo andare ogni anno al Congresso e combattere per ottenere questi fondi. In Germania dobbiamo lottare per il Fondo Globale. Nel Regno Unito stiamo facendo una campagna per ottenere il raddoppio degli aiuti “intelligenti” per il Fondo Globale.

Il motivo per cui David Cameron può essere così coraggioso per i poveri del mondo ed ha stanziato lo 0,7% del reddito nazionale è perché ha ricevuto un mandato. La gente nel Regno Unito è molto informata a riguardo.

Ti dirò, non è proprio il momento giusto per essere una rock star piena di soldi, o una star del cinema, una first lady…e parlare della gente povera. E’ come se la gente pensasse: “Ma smettila e tornatene a casa”. E sono contento che la gente si comporti così. Fuori dal Regno Unito non riceviamo lo stesso interesse e gli stessi risultati per questi problemi senza dover ricorrere a volti e nomi famosi e senza di essi i politici sono molto meno disponibili.

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Fonte: The Guardian / The Telegraph / u2news